Difesa: “riforme o involuzioni democratiche?”

larussa9Roma, 16 set – (di Guido Bottacchiari) Siamo prossimi alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la “bollente estate politica” che rischia di portarci ad elezioni anticipate pur in presenza di gravi problemi economici , finanziari ed occupazionali , ben noti problemi di competitività economica e con la necessità di avviare un percorso di vere riforme perlomeno in campo sociale (welfare) ed in quello delle istituzioni. Il comparto Difesa insieme al resto del mondo pubblico attende di conoscere quale sarà il suo assetto futuro sulla base, si spera, di un articolato e serio dibattito parlamentare che definisca prima ancora dei “numeri” (siano essi personale, mezzi, euro) il cosiddetto “livello di ambizione” del Paese.

Noi della Rappresentanza Militare in particolare cercheremo di capire, tra le tante, come ripartirà il progetto di riforma della Rappresentanza Militare.
L’“impresa concettuale” viene ciclicamente affidata, da almeno 10 anni, al Sen. RAMPONI classe 1930 (ex Comandante della Guardia di Finanza negli anni ’90, parlamentare del PDL di lungo corso – area A.N., già Presidente della Commissione Difesa alla Camera dei Deputati).
Nell’attuale legislatura dopo un primo tentativo, risultato peraltro inutile, di far convivere il “Diavolo e l’Acqua Santa” (ipotesi di sindacato militare e/o associazionismo, istituto interno di Rappresentanza) attraverso la conciliazione dei propositi legislativi delle diverse forze politiche tentata da un comitato ristretto in 4^ Commissione Difesa al Senato della Repubblica, la maggioranza ha deciso di accelerare ed il 1° maggio u.s. il relatore di maggioranza Sen. GALIOTO (PDL) preso atto dell’impossibilità di sanare le divergenze esistenti ha proposto un proprio testo come “sintesi” (??) dei vari disegni di legge in campo.

In realtà il lavoro prodotto è, e non me ne voglia il volenteroso Senatore, un classico progetto conservatore, nella sua accezione negativa; un testo oserei dire arcaico, da cui viene fuori uno strumento rappresentativo pessimo, disfunzionale, pletorico e costoso, con maggiori deficit e limiti di quello esistente, già criticatissimo e con cui oggi ci barcameniamo nella difficile opera di tutela e rappresentanza dei militari. Peraltro la proposta legislativa in esame giunge dopo una serie di singolari iniziative legislative e pronunce istituzionali (Autorità militari e politiche del Dicastero Difesa) che destano serie preoccupazioni in quanto volte a comprimere e/o rivisitare in chiave riduttiva questioni attinenti ai diritti ed alle già precarie libertà dei militari.

Sembra infatti che un “occulto regista” stia operando affinché il diritto di associazione dei militari sia sempre o quasi (tranne quando fa comodo) messo fuori gioco, perchè la libertà costituzionale di libera espressione del pensiero del militare sia fatta valere a fasi alterne (noi del Co.Ce.R. A.M. ne sappiamo qualcosa), che il libero esercizio delle libertà politiche e di iscrizione ai partiti politici venga costantemente posto in discussione da brillanti quanto illegittime elucubrazioni, che si persegua un progressivo allontanamento del militare dal “giudice naturale” con l’ampliamento delle competenze della giurisdizione speciale militare anche per ipotesi di reato comune, che si propugni una limitazione del diritto di accesso dei militari agli atti amministrativi con una conseguente ridotta possibilità di ricorso giurisdizionale.

A tal proposito per gli scettici o per coloro che volessero approfondire i citati temi si rinvia al Codice dell’Ordinamento Militare (dlgs. n. 66/2010 articoli 1472 e 1483) per ciò che attiene alle libertà di espressione, al DDL CIRIELLI A/C n. 3163 del 2 febbraio 2010 per l’ampliamento delle competenze della magistratura militare, all’audizione avvenuta in data 04 novembre 2009 presso la 4^ Commissione Permanente (Difesa) del Senato della Repubblica, da parte del Gen. C.A. ROGGIO Direttore Generale della Direzione Generale per il personale militare per ciò che attiene al diritto di accesso agli atti ed alla limitazione del diritto di ricorso giurisdizionale, e per finire alle recenti dichiarazioni/atti del Ministro On.le LA RUSSA per ciò che riguarda il diritto associativo e sindacale, all’esercizio dei diritti politici e di iscrizione ai partiti politici, tutti atti rintracciabili nei siti del Parlamento e in genere in rete.

Sembra in atto quindi un articolato disegno di “restaurazione” secondo una visione ottocentesca del mondo militare, un “progetto isolazionista” di questo da quello civile , sicuramente fuori dal tempo e lontano dai principi della Carta Costituzionale, dalle pronunce del Parlamento Europeo e dell’OSCCE nonchè lontanissimo da quel “diritto vivente o materiale” che viene spesso richiamato per altre questioni ma mai per quelle attinenti ai militari … anzi!!

Ma tant’è. Alcuni politici la pensano diversamente e sezionando il quadro d’insieme sopra descritto tentano di ricostruire il “puzzle” del militare “uso ad obbedir (ciecamente) tacendo e tacendo morir”. Potrei dire: “non passeranno”!!.

Invece sono molto preoccupato perché vedo (ma spero di sbagliarmi) silenziosa rassegnazione in chi dovrebbe contrastare (spiriti liberali e democratici, uomini delle istituzioni civili e militari, liberi pensatori, filosofi, sociologi, giuristi, sindacalisti, media, etc.) tali propositi sia a livello parlamentare che nella società.

Tutti evidentemente presi da problemi istituzionali – politico – sociali – economici sicuramente ben più impellenti e gravi; ma quella sommariamente descritta è una ipotesi grave allo stesso modo e con una insidia maggiore: quella di sentire il fatto come questione lontana e marginale, perché appartenente ad un “universo separato”: quello militare!!.
Ricacciare però il mondo militare ed i suoi appartenenti nelle “caverne del diritto” pur vivendo nei grattacieli del 21° secolo, specie oggi che non esistono più Forze Armate di popolo ma solo professionisti, cancellare o comprimere diritti e prerogative faticosamente conquistati, far passare il concetto “di mondo militare” come “cittadella chiusa” mentre si chiede agli stessi militari di operare in giro per il mondo (ma anche nel paese) per il ripristino ed il rispetto della legge, della legalità e della convivenza civile, sembra un esercizio di “sdoppiamento comportamentale” difficile, insensato e pericoloso. Queste perplessità non vengono avvertite solo da chi come me parteggia per soluzioni  “progressiste” ma anche da organizzazioni come l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) che anche di recente (luglio 2010) ha richiamato vari paesi aderenti, tra cui l’Italia, con una risoluzione sulla situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali del personale delle forze armate, al rispetto della libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione dei militari, ed a impegnarsi per intervenire nell’ordinamento nazionale al fine di garantire un più ampio spettro di tutele e garanzie al personale delle Forze Armate, in un ottica d’implementazione degli standard necessari al conseguimento di un vero esercito europeo e transnazionale, i cui componenti possano riconoscersi in un’univocità di regole e diritti.

Peraltro, e ritorno al tema iniziale, la Rappresentanza Militare in questi primi 30 anni di vita ha prodotto risultati apprezzabili, ha partecipato fattivamente alle dinamiche sociali, criticato quando serviva, protestato quando non era più possibile interloquire. E’ stata sempre o quasi interlocutrice seria e non politicamente schierata, ha garantito equilibrio nel rappresentare le istanze dei militari seppur con evidenti e sistemici limiti di autonomia e ruolo. Due fatti ha poi sicuramente garantito: ha abituato i militari al confronto democratico delle idee e li ha avvicinati alla società civile. Qualcuno pensa che sia troppo?

Che convenga e che sia privo di rischi modificare l’istituto con pochi, piccoli e sapienti ritocchi (più delegati, più livelli di rappresentanza, assenza di autonomia dell’organismo, confusione nei ruoli, accentuazione delle differenze tra delegati e livelli rappresentativi, ampliamento delle cause di ineleggibilità etc.) sino a depotenziarlo così che funzioni ancor meno di oggi?

Ha forse disturbato la richiesta, che da alcune voci libere (tendenza in aumento) del Consiglio Centrale di Rappresentanza si leva, di voler assurgere a sindacato, “liberare” l’associazionismo o quanto meno far assumere alla Rappresentanza un “pieno e reale ruolo di parte sociale” ed una “sostanziale autonomia funzionale, organizzativa e finanziaria”?

Credo in conclusione che anche chi, diversamente da me, pensa che la nuova Rappresentanza Militare debba rimanere “Istituto dell’Ordinamento Militare” e non una libera associazione sindacale, non possa non riconoscere che le mie preoccupazioni siano serie e fondate, che le pseudo – riforme sul tema dei diritti qui appena tratteggiate e che l’attuale proposta di riforma della R.M. in discussione al Senato non possano assolutamente trovare accoglimento e condivisione.

Spero, da ultimo, che il contingente, le necessità odierne dei rappresentanti ed un pizzico di compiacente distrazione non finiscano con il pregiudicare il futuro dei tanti che ci seguiranno. In concreto su argomenti delicati come quelli dei “diritti” cerchiamo di non depauperare il lascito di libertà ricevuto da chi ci ha preceduto e per essi lottato negli anni ’70.
Chiudo infine con l’auspicio che le parole, mai così attuali, pronunciate all’Aeroporto di Galatina (LE) – nel Settembre 1975, da un grande e rimpianto Statista, l’On. Aldo MORO, possano riecheggiare nelle menti e nei cuori di tutti: << ….. ora si tratta di continuare in una società rinnovata, ma che può e deve rinnovarsi ancora. Nuovi diritti per l’uomo e per il cittadino (e ogni Soldato è cittadino) vengono scoperti e conquistati ogni giorno mentre si va realizzando sempre più l’Italia moderna e civile nel contesto di nazioni liberali e pacifiche….>>.

bottacchiariT.Col. Guido Bottacchiari
Presidente COCER A.M.
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