Carabinieri, un incarico da recluso senza processo, poi condannato dalla giustizia amministrativa

ripetitoreRoma, 10 ott – (di Giuseppe Lussorio Fadda) Ho conosciuto l’Avvocato Giorgio CARTA circa sette anni fa, lo contattai per dargli l’incarico di difendermi in una causa amministrativa presso il Consiglio di Stato.  Ci incontrammo a Cagliari dove gli esposi il mio caso, dopo aver letto e sentito i motivi che mi avevano spinto a rivolgermi alla giustizia amministrativa per far valere i miei diritti, era rimasto sbalordito dalla sentenza del T.A.R. che, negando l’evidenza, emetteva sentenza sfavorevole. Il suo stupore derivava dal fatto che nella sentenza non si teneva conto né delle leggi dello Stato né delle memorie difensive prodotte, ad esempio, circolari dell’Arma dei Carabinieri in cui veniva disposto proprio quanto stavo chiedendo.
La causa riguardava la richiesta del pagamento di circa 11.000 (undicimila!!) ore di lavoro straordinario, effettivamente prestate.

In quella occasione Giorgio Carta mi disse che, anche in caso di ragione piena ed apparentemente insindacabile, i giudici amministrativi, nella valutazione di una causa ove un Carabiniere cita in giudizio la propria amministrazione, tendenzialmente, anche a costo di motivazioni a dir poco fantasiose nell’interpretazione delle varie norme, danno ragione alla amministrazione dell’Arma.
Anche se le sue parole non erano propriamente le più incoraggianti a procedere, trovai in lui un senso di profonda serietà e sincerità e che mi spronarono a continuare la mia, personale, battaglia, con almeno il positivo fatto di poter essere giudicati da quel famoso giudice di Berlino.

Le qualità dell’ormai mio Avvocato le ho testate sin da subito perché, con infinita pazienza mi ha minuziosamente spiegato il funzionamento del sistema e quali potevano essere le difficoltà da affrontare rivolgendosi alla giustizia amministrativa.
Già in passato ho avuto a che fare con un avvocato: quello al quale mi ero rivolto per il precedente ricorso al T.A.R., e che secondo lui si trattava di una causa vinta in partenza, solo che gli anni trascorrevano ma i risultati non arrivavano: quando mi lamentavo per le lungaggini ottenevo risposte fumose su “normali tempi lunghi” ed asserzioni sulla vincita “sicura” della causa, come aver messo soldi vincolati in banca… peccato che non fosse a conoscenza dei “pregiudizi” dei giudici amministrativi nel caso di cause contro l’Arma dei Carabinieri.

Nel 2009, come preventivato dall’Avvocato Carta, anche il Consiglio di Stato, con una sentenza molto fantasiosa, rispondeva picche alle richieste del ricorso.
Chi legge si chiederà: se due gradi di giudizio negano quanto chiesto qualche ragione, i giudici, devono pur averla; per togliere ogni dubbio è giusto che racconti la mia storia, solo il lettore potrà trarne le proprie conclusioni e se, come diceva Giorgio Carta, avevo ragione da vendere ma  per fare ciò, me ne scuso anticipatamente,  mi dovrò dilungare.
Arruolato nell’Arma nel 1977, ad appena 17 anni  di età, dopo il corso allievi fui inviato d’ufficio a fare un corso di addestramento presso la Scuola Trasmissioni Carabinieri a Roma per conseguire la specializzazione di Operatore Ponte Radio che svolge, anzi svolgeva in quanto con le nuove tecnologie gli O.P.R. sono stati rimossi, il proprio servizio presso i ponti ripetitori (chiamati anche Posti Relè) della rete autonoma dell’Arma dei Carabinieri, solitamente situati in zone montane, dentro piccole casermette isolate, forzatamente lontane dai centri abitati.

Per descrivere la situazione logistica della casermetta dove io facevo servizio sin dal 1978, faccio un parziale “copia e incolla” di quanto scritto nel ricorso al T.A.R.:
“II Ponte Radio è situato a 900 metri di altezza sul livello del mare.
La Casermetta, ubicata in vecchio stabile di piccole dimensioni è completamente isolata: nel raggio di 3-4 Km. non esistono altri fabbricati e il paese più vicino dista circa 7 Km.
Le condizioni meteorologiche sono caratterizzate da freddo umido d’inverno e caldo umido durante la stagione estiva. La morfologia del territorio espone la località ove e sito il Ponte Radio alle inclemenze delle stagioni, in particolare dei venti, non avendo nessun riparo naturale, in caso di temporali la zona e frequentemente colpita dai fulmini. Il Posto Relè non e mai stato collegato con la Telefonia Pubblica, esiste solo la linea della Rete Nazionale Autonoma dell’Arma dei Carabinieri con cui si può parlare solo con i Comandi dell’Arma e, fino al 1985, esisteva solo una linea di collegamento Punto a Punto con la Regione Carabinieri di appartenenza.”
Per poter parlare con i miei familiari dovevo chiedere il cambio e farmi cinque km a piedi, fino al primo telefono pubblico.
Le condizioni igienico-sanitarie della Casermetta sono sempre state precarie ed in particolare l’approvvigionamento idrico, per scopi alimentari e sanitari, ha da sempre costituito un serio problema in quanto lo stabile non era collegato alla rete idrica: per l’approvvigionamento dell’acqua era stato incaricato un privato il quale, settimanalmente, portava l’acqua depositandola in una cisterna in ferro. La provvista era  insufficiente e viste le condizioni del serbatoio in ferro, non potabile, l’acqua per uso alimentare veniva approvvigionata dai Militari stessi mediante bidoni da una vicina sorgente.

Per far fronte alla carenza idrica, ad uso non alimentare, furono successivamente costruite delle vasche in cemento Armato per la raccolta delle acque piovane che avveniva mediante una grondaia ed un tubo collegato al tetto dello stabile (gli antichi romani insegnano).
Nei mesi invernali, ci si svegliava con temperature dell’ambiente interno molto basse in quanto il riscaldamento dello stabile consisteva in un caminetto appena sufficiente a riscaldare il vano cucina; il militare doveva riscaldare l’acqua con la cucina a gas per le proprie esigenze igienico-personali ma solo quando l’acqua non si ghiacciava nei tubi precludendo anche questa possibilità, inoltre le fognature scaricavano in un pozzo nero, costruito negli anni 60, non del tutto sigillato, sia per questo inconveniente sia perché lo stabile era in aperta campagna, era prassi comune, avere la presenza di topi con le conseguenti frequenti derattizzazioni.
Non sussisteva, inoltre, la possibilità di conservare i cibi in quanto non esisteva un idoneo congelatore.
Sin ora ho descritto la situazione dal punto di vista igienico-sanitario: la condizione del servizio era ancora peggio.

Il Comando Generale dei Carabinieri visto l’oneroso servizio prestato dagli O.P.R., aveva disposto che gli stessi dovevano essere inviati al Ponte Radio per non più di dieci giorni consecutivi e nei Posti Relè più disagiati, come quello dove ho prestato servizio, per non più di una settimana, disponeva inoltre che anche se celibi i Carabinieri O.P.R. venissero retribuiti con l’indennità di missione ridotta di un terzo in quanto godevano di vitto e alloggio… (sic), ciò poiché in quegli anni l’indennità di missione veniva corrisposta solo ai Militari sposati. La circolare del Comando Generale che disponeva l’ avvicendamento del personale ogni 7/10 giorni non è stata quasi mai applicata; nonostante il Comando stesso dichiari di aver sottoposto ad attenta considerazione la particolare onerosità delle prestazioni rese dagli Operatori Ponti Radio.
Nel particolare, negli anni che vanno dal 1978 al 1981, i periodi di permanenza variavano dai 30 ai 60 giorni con punte di anche 90 giorni.
In quegli anni al Posto Relè dovevano essere impiegati un Militare in Servizio d’Istituto della Stazione competente per territorio e due Militari specializzati “Operatori Ponti Radio” che, a giorni alterni, svolgevano servizio per 24 ore consecutive al Ponte Radio, e ogni tre giorni montavano come militare di servizio alla caserma. Ogni settimana fruivano del riposo settimanale spettante.

Dal mese di ottobre 1981 i turni di impiego venivano svolti da due Militari, uno specializzato e l’altro in Servizio D’Istituto per la Vigilanza al Posto Relè, con permanenze di 10-20 giorni. Entrambi dovevano prestare servizio per 24 ore consecutive per tutti i giorni di permanenza con l’obbligo di non allontanarsi dalla casermetta.
La spesa viveri veniva fatta dai due Militari prima di salire al Posto Relè e ogni 4-5 giorni, previo cambio da parte della Stazione competente per territorio, il Militare addetto alla Vigilanza si recava in quel centro per l’acquisto di quanto necessario. Il Militare “Pontista” non poteva allontanarsi per nessun motivo dal Ponte Ripetitore.
I riposi settimanali si fruivano al rientro in sede.
Era preclusa anche la possibilità di leggere il giornale quotidiano e per il pane era consolidata abitudine mangiarlo duro.
Compito dell’O.P.R. era anche quello di provvedere al cane da guardia, di proprietà dell’Arma dei Carabinieri con il paradosso che per il cane, l’amministrazione provvedeva a fornire il cibo, crocchette, scatolette, pasta ecc. non rischiando mai di rimanere senza viveri mentre i Militari si dovevano arrangiare.
Nel mese di dicembre del 1984, lo scrivente ha contratto matrimonio e, dal quel periodo, fino al 1990 veniva impiegato solo in casi eccezionali come disposto dal Comando Generale dell’Arma nelle varie circolari emanate circa l’impiego degli O.P.R..

Nel 1987 il Comando Legione disponeva la riduzione, ad una settimana, del periodo di permanenza al Posto Relè, come previsto dal Comando Generale per le postazioni particolarmente disagiate con i Militari impiegati 24 ore. La Stazione competente due volte la settimana, doveva far fruire la libera uscita (dalle 1800 alle 2400) ai Militari in servizio alla Casermetta. Detto provvedimento veniva disposto allo scopo di attenuare la situazione di disagio dei Militari impiegati al Posto Relè .
Nel 1990 sempre il Comando Regione riteneva indispensabile adeguare i criteri d’impiego per la vigilanza al Posto Relè, vista la ridotta disponibilita di Operatori e l’esigenza di limitare per quanto possibile il disagio degli stessi, disponeva che i Militari Pontisti venissero avvicendati dopo una permanenza massima di 10 giorni e solo per le ore previste da contratto di lavoro, quelle eccedenti dovevano essere compensate con l’indennità di lavoro straordinario.
L’anzidetto avvicendamento non veniva quasi mai rispettato: fino al 1994 i periodi di permanenza variavano dai 10 ai 30 giorni ed oltre e nella circostanza non venivano fruiti i riposi settimanali e festivi infrasettimanali che venivano recuperati al rientro nella sede dove ero effettivo.
Il sottoscritto, in quegli anni, recuperava da un minimo di 3 ad un massimo di 13 (tredici !) riposi settimanali e festivi infrasettimanali: lo scrivente è stato costretto a prestare servizi particolarmente disagiati e onerosi, è stato costretto a fruire, da sposato con coniuge che lavora e due figli minorenni a carico, di cui uno con ridotte capacità di deambulazione, i riposi spettanti settimanalmente dopo quasi due mesi di permanenza al Posto Relè.
Come detto prima Il Comando Generale dell’Arma ha sempre tenuto conto del grave disagio e l’onere del servizio prestato dall’ O.P.R., e aveva disposto che i Militari che contraevano matrimonio, dovevano essere impiegati in via del tutto eccezionale, eccezione che poi e diventata regola in quanto sono stato impiegato più da ammogliato che da celibe.

Adesso veniamo al motivo del contenzioso con l’amministrazione dell’Arma.

Il compito dell’operatore Ponte radio consisteva nello svolgere quotidianamente i vari controlli e la pulizia di tutti gli apparati, ripristino avarie, la compilazione delle schede con le relative misure, il controllo e la manutenzione dei Gruppi Elettrogeni, in particolare in caso di condizioni meteorologiche avverse bisognava staccare l’energia elettrica per salvaguardare gli apparati ed alimentarli con i gruppi elettrogeni, il che costringeva l’operatore a un continuo e assiduo controllo. Ulteriore compito dell’O.P.R. era anche la vigilanza giornaliera di tutto il perimetro della caserma nel timore di eventuali attentati, a prescindere dalle condizioni atmosferiche.
Se non bastano i compiti svolti, detti sopra, doveva anche recarsi,  a giorni alterni, previa sostituzione, in un altro ponte radio dell’Arma, distante circa 4 km, posto all’interno di una struttura della Rai per controllare le apparecchiature. Sottolineo che tutti i posti relé erano classificati obiettivi altamente sensibili, vista la loro importanza nel sistema di trasmissioni dati della rete autonoma dell’Arma e dal 1990 circa anche delle Prefetture e Questure nonché della Guardia di Finanza.
Chiedo scusa se mi sono dilungato nel descrivere come e dove veniva svolto il servizio ma serve per far capire meglio le ragioni che i giudici non hanno voluto ascoltare, In base a tutto ciò nel 1984 ho chiesto al mio servizio amministrativo che le ore eccedenti al servizio prestato al Ponte Radio mi venissero retribuite come lavoro straordinario. Il Comando Legione rispose che le 24 ore di servizio dovevano essere retribuite solo con le famose 3.300 lire che percepiva il militare di servizio alla caserma parificando il lavoro svolto dall’O.P.R. al militare di servizio alla caserma, cosiddetto piantone, solo che il piantone prestava il servizio h24 solo per un giorno e non per 20 o 30 giorni consecutivi come il sottoscritto, non svolgeva i miei stessi compiti, non era specializzato e inoltre non aveva bisogno del N.O.S. (Nulla Osta di segretezza) per svolgere quel servizio.
Nel 1986 con la legge 668, per il militare di servizio alla caserma le ore eccedenti venivano retribuite con il 10% dell’emolumento del lavoro straordinario completo, inoltre con il decreto interministeriale venivano tassativamente individuate le categorie destinatarie di tale indennità, nelle figure degli: Ufficiali di Picchetto, Sottufficiali d’ispezione o di giornata e Militari di servizio alla caserma. In questo decreto, che fissa tassativamente le categorie a cui deve essere corrisposto il 10% del lavoro straordinario, non e stato inserita la categoria del Carabiniere Operatore Ponte Radio.
Visto quanto disposto dalla legge, chiedevo al Comando Regione che le ore eccedenti svolte in servizio al Posto Relè mi venissero pagate con lo straordinario. Il Comando Regione chiese lumi al Comando Generale dell’Arma, il quale dispose che l’emolumento dello straordinario mi venisse corrisposto al 100% per cento, in quanto la legge 668, che prevede il pagamento dello straordinario al 10% , non prevede la figura dell’Operatore Ponte Radio.
L’amministrazione preparò gli specchi arretrati ed inviò il tutto alla Prefettura competente per il pagamento dell’indennità. Ricordo, per dare un’idea al lettore, che le ore di straordinario effettuate erano circa 11.000 (undicimila). La Prefettura di Oristano vista la somma da pagare chiese il parere al Ministero degli Interni, il quale dopo un consulto con l’ufficio legislazione del Comando Generale dell’Arma, mi rispondeva che quelle 11.000 ore di straordinario devono essere retribuite con il 10% in quanto il lavoro svolto dall’O.P.R. e simile a quello del Piantone. Sottolineo che non e stata l’Arma a disporre il pagamento del 10%, ma il Ministero degli Interni.
Nel 1992 presento ricorso al T.A.R. e dopo quasi 12 anni il tribunale amministrativo, con una sentenza scritta con i piedi, da ragione al Ministero degli Interni disponendo che lo straordinario mi venisse remunerato solo con il 10%, in quanto il servizio svolto dall’operatore Ponte Radio, anche se il legislatore non l’aveva inserito nella legge che tassativamente individuava le categorie a cui doveva essere corrisposta tale indennità, era secondo il parere di questi signori giudici, assimilabile a quello del militare di servizio alla caserma.

Ho detto che la sentenza era scritta con i piedi: aggiungo che forse i giudici al momento della stesura erano in bagno.
Senza entrare nel merito, per far capire meglio i paradossi di questa sentenza, questi signori giudici hanno fatto diventare retroattiva fin dal 1981 una legge che è stata emanata nel 1986, la 668 che prevedeva il pagamento del 10% dello straordinari. Altro paradosso e che il Ministero degli Interni, cioè l’ente che mi ha negato il pagamento della somma, dopo che la mia amministrazione aveva dato il parere favorevole, durante il dibattimento di fronte a questi giudici amministrativi, dichiarava che detto ente, per il pagamento dell’indennità dello straordinario era un semplice cassiere e se la mia amministrazione inviava loro il mandato di pagamento loro erano obbligati a pagare (sindrome del cane che si morde la coda). Come detto la mia amministrazione ha dato mandato, ma il Ministero degli Interni ha di fatto negato il pagamento. I giudici visto quanto esposto dall’avvocato ministeriale, ha ritenuto opportuno che il ministero degli interni venisse estromesso dalla causa in quanto semplice cassiere e quindi con nessuna voce in capitolo per negare quanto richiesto.
Chiedo ulteriormente scusa al lettore purtroppo mi devo dilungare perché, il bello deve ancora venire.
Nel 2004 presente ricorso al Consiglio di Stato. Nel 2009 lo stesso consiglio, con una sentenza di una paginetta (almeno il tar aveva motivato la sentenza con più di tre pagine), ritiene il ricorso infondato. Anche questa sentenza era piena di paradossi, infatti nelle motivazioni scrive che l’attività in questione è prevalentemente di sorveglianza, mentre del tutto secondari e saltuari sono gli interventi tecnici e che il servizio prestato presso un posto fisso relé, in qualità di operatore ponte radio, è legittimamente indennizzato nella duplice forma dell’indennità di servizio notturno e festivo di cui alla legge n. 668/1986. In poche parole ha detto che il servizio di sorveglianza e di pura attesa e anche se lo fai per 20 giorni di fila non ti spetta lo straordinario completo ma solo il 10%. Vorrei sapere se chi svolge il servizio di sorveglianza ai ministeri a Roma oppure gli stessi Carabinieri che sorvegliano la sede del Consiglio di Stato, vengono retribuiti per le ore eccedenti con il 10% dell’indennità prevista.
Altra assurdità: i giudici dei due gradi di giudizio non hanno voluto tener conto che i Carabinieri specializzati “Operatori Ponti Radio”, impiegati al ponte radio terminale presso la sede del Comando Generale dell’Arma in viale Romania a Roma ed in alcune sedi di Comandi di Divisione o Legione sono stati sempre regolarmente retribuiti con l’indennità completa dello straordinario per tutte le ore eccedenti il normale orario di lavoro, fin dall’entrata in vigore della legge 121 del 1981. E veramente paradossale, che lo stesso servizio, se svolto comodamente in una sede come quella del Comando Generale e solo per poche ore, dia diritto allo straordinario, mentre, laddove, esso comporti l’obbligo di permanere per giorni, ininterrottamente, in una sede disagiata e isolata, svolgendo le medesime mansioni, ma con maggiore onerosità e disagio, non venga riconosciuto se non nella misura del 10 per cento.

Circa la retroattività della legge 668 del 1986, la sentenza dice che per il periodo anteriore all’entrata in vigore deve, comunque, escludersi che il servizio in questione abbia le necessarie caratteristiche di assiduità e continuatività , e quindi non mi spetta nessun compenso per il lavoro straordinario, né l’indennità intera, né al 10%.
Ulteriore paradosso, per questi giudici: è IRRILEVANTE il fatto che dal 1990 l’Arma dei Carabinieri, dopo la direttiva dell’ufficio amministrazione mi retribuiva l’indennità intera delle ore di straordinario, e la Prefettura, cioè il Ministero degli Interni non mi abbia mai negato tale diritto. Mentre per gli anni precedenti abbia posto il suo vincolo.
Lascio a chi legge ogni ulteriore commento; voglio soltanto sottolineare come già detto, che dal 1990 le ore di straordinario mi sono state retribuite per intero e tale disposizione e stata data dall’Amministrazione Centrale cioè il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e non un semplice contabile del Comando Legione, Provinciale o di Compagnia.
Qualche lettore obietterà sul fatto di non essermi o esserci lamentati con i superiori di tutti questi fatti: sbagliato!! Per dare solo un’idea racconto qualche aneddoto: su richiesta dei Militari O.P.R. alcuni Comandati di Legione sono venuti a visitare il Posto Relè, uno addirittura dopo aver visto il posto, l’aveva definita  un ‘’tugurio’’.
Dopo le visite tutti i vari Comandati disponevano di applicare i regolamenti previsti, ma dopo un po’ di tempo le cose riprendevano a funzionare male, come al solito. Alcuni comandanti diretti poco si preoccupavano del disagio: un Comandante di Compagnia durante una visita di ispezione, ai Militari che si lamentavano che la caserma era piena di topi, veniva consigliato di procurarsi un gatto, e alla risposta dei Militari, che non era possibile portare un gatto perché non compatibile con il cane, invece di chiedere una immediata derattizzazione, nel memoriale di servizio alla caserma, oltre al giorno e l’ora dell’ispezione scriveva ‘’Chiedere la derattizzazione dei locali, provvisoriamente cercare un gatto che vada d’accordo con il cane’’.

Un Comandante di Gruppo, in sede di visita, mi rimproverava perchè avevo la barba lunga, alla mia giustificazione che eravamo 3 giorni senza acqua, invece di dare disposizioni per rifornire immediatamente la riserva idrica, mi invitava a comprarmi un rasoio elettrico, alla mia testarda risposta che il rasoio elettrico mi irritava la pelle, mi consigliava marca e tipo di un rasoio elettrico che non procurava irritazioni. Lo stesso ufficiale minacciò di sanzionarmi disciplinarmente perché, dopo essermi rivolto via radio, (non si aveva possibilità di comunicare via filo) al Comandante della Stazione e successivamente a quello di Compagnia, per darmi la possibilità di fare la spesa, (eravamo due giorni senza pane, e materiale di prima necessità), mi rispondevano che non avevano Militari per darmi il cambio. Preso dalla rabbia, chiamai Il Comando Regione e riferii quanto stava accadendo al Colonnello Comandante che, da brava persona cui era, non fece altro che chiedermi la lista della spesa, che poi arrivò tramite il Comandante Provinciale: nella lista della spesa c’era anche la carta igienica, tempo dopo si raccontava di un Carabiniere pazzo che aveva chiamato il Comandante di Corpo per farsi comprare la carta igienica.

Nei primi anni novanta, all’ufficiale che comandava il provinciale ove ero effettivo feci presente che, essendo ammogliato volevo essere inviato al Ponte radio solo in casi eccezionali, come previsto, mi rispose che i Militari O.P.R. erano pochi e che dovevo per forza continuare a fare i turni, alla mia contestazione che non me ne fregava niente se il Comando Generale non aveva specializzato altri Militari e che io avevo come tutti il diritto di stare con la mia famiglia e vivere una vita normale, mi rispondeva che io ero un militare e se lui mi dava quell’ordine io lo dovevo eseguire.

Per ultimo la ciliegina sulla torta, durante le ricerche per rintracciare la documentazione per il ricorso al Consiglio di Stato ho trovato una Circolare del Comando Generale in cui si disponeva che il militare O.P.R. che contraeva matrimonio doveva essere preposto per l’esonero dalla specializzazione, ma se lo desiderava poteva essere impiegato nella specializzazione solo se presentava domanda scritta. Il sottoscritto dopo essersi sposato nel 1984 non ha mai presentato domanda per continuare a essere impiegato come O.P.R., eppure sono stato impiegato fino al 1999, anno in cui il ponte radio e stato chiuso. Per dovere di cronaca la circolare citata e classificata con la lettera ‘’R’’ riservata come tutta la documentazione riguardante il Posto Relè, e quindi non era accessibile da chi scrive.

Undicimila ore di straordinario significano che ho lavorato gratis per circa 6 anni, senza contare i giorni che sono rimasto chiuso, anzi recluso, dall’anno  1978 al 1981, anno di entrata in vigore della legge sullo straordinario: in sintesi l’Arma dei Carabinieri ha risparmiato economicamente una cifra sicuramente superiore ai soldi che chiedevo. perché con un solo militare risparmiava il costo di altre tre Carabinieri necessari per coprire un turno di 24 ore.
Un Generale dell’Arma, a cui sono legato da profonda amicizia, durante una cena con i miei familiari, ha detto ai miei figli: se oggi io Generale dell’Arma ordino ad un Carabiniere di andare a fare lo stesso servizio che ha fatto vostro padre, mi prende per pazzo e mi manda a quel posto.

Nel 2005 sono stato riformato dal servizio con una 6° categoria, per quattro infermità riconosciute da causa di servizio, e due ancora in fase di valutazione. Nel foglio matricolare ho preteso ed ottenuto (almeno quello) che nella dicitura della motivazione del riconoscimento per la causa di servizio non si usasse la solita frase standard “contrasse tale infermità in conseguenza dei servizi prestati nell’Arma’’ ma “Contrasse l’infermità in conseguenza dei servizio prestato nell’Arma come Operatore Ponte Radio, in zona estremamente disagiate e isolate, con turni continuativi per settimane ’’.

Ho iniziato citando l’Avvocato Giorgio Carta, al quale debbo dire grazie per la serietà e la passione che ha messo nel difendere i miei diritti, ma garantisco che la stessa passione e la stessa serietà la mette per difendere i diritti di tutti i Militari.
Con lui continuo una battaglia per avere un minimo di riconoscimento per il lavoro che ho svolto nell’Arma dei Carabinieri e per le ingiustizie che ho dovuto sopportare, non per colpa dell’Arma come istituzione, la quale ha dato le varie disposizioni affinché gli O.P.R. non venissero trattati come hanno fatto con il sottoscritto, ma per l’ottusità e l’arroganza di alcuni Ufficiali che non hanno tenuto conto di quanto scritto dal Comando Generale, e che nei loro comandi sono o erano convinti di essere dei padri-padroni e che potessero permettersi di ignorare le regole scritte dal Comando superiore.
Per colpa di questi signori l’Arma mi ha negato di vivere una vita normale, costretto a vivere molti anni della mia vita, rinchiuso in una casermetta di 50 metri quadri con i disagi che ho descritto, condannandomi ad anni di reclusione senza aver commesso nessun reato, anzi per aver fatto in modo eccellente, come certificato nelle mie Note Caratteristiche, il compito che mi era stato assegnato.

Giuseppe Lussorio Fadda
Brigadiere dei carabinieri in pensione
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