Carabinieri, l’Operatore del 112: un compito importante ma spesso poco gratificato

112CarabinieriRoma, 8 dic – (di Giuseppe Lussorio Fadda) Circa dieci giorni fa, a Budoni in provincia di Nuoro è stato commesso un sequestro di persona, a scopo di estorsione, ai danni di una donna di 50 anni.
La sequestrata è stata liberata dopo alcune, intense e decisive ore, dai Carabinieri.
Ormai tutti pensano che, in Sardegna, il sequestro di persona a scopo di estorsione sia un vago ricordo, un retaggio di un passato da non ripercorrere; quest’odioso delitto, violento e con molte negative sfaccettature per le persone coinvolte, si pensava ormai debellato: quest’ultimo avvenimento, speriamo solo episodico, deve far riflettere sulla pericolosità della possibile ripresa di un reato che, sino alla fine degli anni ’90, era una vera piaga del popolo Sardo.
Lo Stato non può farsi trovare impreparato ed impotente e così è stato: la liberazione della sequestrata è stata possibile grazie a molteplici fattori tra i quali l’immediatezza della denuncia dei familiari e la conseguente rapidità con cui sono stati predisposti e diretti i controlli dei Carabinieri sul territorio.
Il compito di attuare il piano anti-sequestro e quindi di reperire il necessario personale spetta, com’è naturale che sia, alla Centrale Operativa, con diverse implicazioni a livello di Comando Provinciale o di Compagnia.
Per attivare le previste procedure operative e quindi attuare tutti i servizi, occorre una cosa che spesso manca… IL TEMPO, fattore essenziale che, nella maggior parte dei casi, permette ai sequestratori di riuscire nel loro intento di allontanarsi dall’area “calda” e far perdere le proprie tracce.
In alcuni occasioni, solo grazie alle capacità ed alla professionalità degli Operatori delle Centrali Operative, si è riusciti, nella quasi immediatezza, ad individuare i rapitori e a liberare l’ostaggio, mediate i servizi “guidati” sul territorio.
Leggendo i giornali ed ascoltando le persone “giuste”, si intuisce facilmente che gli Operatori delle Trasmissioni della Compagnia e del Comando Provinciale dei Carabinieri competenti per territorio, sono stati determinanti per la liberazione dell’ostaggio.
Purtroppo, nella quasi totalità dei casi, non viene riconosciuto il pesante lavoro e la professionalità dell’Operatore solo perché non corre rischi in prima persona sul territorio.
Per spiegare meglio come funziona una Centrale Operativa dei Carabinieri e come lavora l’Operatore di C.O., ho scritto tempo addietro un articolo: oggi, prendendo spunto da quest’ultimo sequestro di persona, lo inoltro ai lettori di GrNet.it con la speranza che i Comandanti abbiano tenuto nella giusta considerazione chi ha ben lavorato e non si siano comportati nei confronti dei militari addetti alla Centrale Operativa com’è successo a quelli citati nell’articolo.

ESSENZIALE MA INVISIBILE – L’INTERFACCIA CON LA REALTA’ …

Era una notte del giugno ‘89, il turno in Centrale Operativa era iniziato alle 21.00 e doveva proseguire fino alle 07.00 del mattino successivo, la notte si stava dimostrando abbastanza tranquilla: le solite telefonate al 112 per chiedere piccoli interventi: le liti tra condomini, la mancanza di acqua nella rete idrica, liti in famiglia ed altri eventi di “routine”; mischiate alle normali chiamate le telefonate dei balordi, sempre numerose, che null’altro hanno da fare se non chiamare il 112 per insultare l’operatore, naturalmente rimanendo non identificabili per via dell’universalità del numero di emergenza 112: da qualunque parte si chiami, con qualunque telefono, anche senza scheda telefonica, sempre, qualcuno dall’altra parte risponde.

112carabinieri1Dopo circa 5 ore di servizio, alle 02.00 circa, dopo l’ennesimo squillo del 112, visto l’orario, l’operatore ormai rassegnato, alza la cornetta aspettandosi ancora insulti ed ingiurie, ma, neanche il tempo di pensare che cosa eventualmente rispondere che dall’altra parte del filo si sente una voce femminile che con voce concitata e frenetica cerca, senza molto successo, di comunicare qualcosa che l’operatore capisce subito come grave: ‘’Hanno sequestrato una persona’’ riesce a dire la donna: le vengono chieste, cercando di usare un tono conciliante che possa calmarla, le prime necessarie informazioni, quando, chi, cosa, dove, come e perché: nello specifico, quando le viene chiesto quanto tempo è trascorso dal fatto la risposta non è tra le migliori la donna risponde “circa mezz’ora”… la deformazione professionale dell’operatore si mette automaticamente in moto, pensa che in mezz’ora, in Sardegna, si può fare molta, troppa strada.
Bisognerebbe, immediatamente, far scattare il piano predisposto anti-sequestro, per inciso un movimento di uomini e mezzi non indifferente ma con un difetto, gravissimo, l’inefficienza temporale in quanto, per mettere in atto il piano, pedina dopo pedina, si perdono decine di minuti preziosi; appena il tempo di passare la notizia al collega che si trova nella sala telescriventi, ove viene trattata tutta la messaggistica in arrivo, transito e partenza, ed il lavoro vero e proprio ha inizio: si ragiona.

posto_bloccoCCL’operatore si prende una responsabilità: prima di attuare il piano anti-sequestro, visto il tempo trascorso dal momento della fuga e fatte le dovute considerazioni in merito alla strada che si può percorrere in circa mezz’ora e dirigendo l’attenzione, come è normale che sia, verso il Nuorese, chiama direttamente la Compagnia Carabinieri della Provincia di Nuoro limitrofa al territorio del suo Comando Provinciale: gli spiega i fatti e gli dice di mandare, immediatamente, una pattuglia al bivio tra la Strada Statale e una S.P. che delimita il confine del territorio e che porta direttamente ai monti del Nuorese.
Dopo circa 20 minuti dallo scambio informativo tra le Centrali Operative, nel punto in cui l’operatore aveva mandato il servizio, una pattuglia intercetta l’autovettura dei malviventi: ne nasce un conflitto a fuoco in seguito al quale, complici l’oscurità ed i fitti boschi, i sequestratori riescono a sfuggire lasciando però nella vettura il prezioso “carico”: il sequestrato ancora legato ed incappucciato.
Mentre l’operatore della C.O. di Oristano sta ancora attuando la parte iniziale del “piano antisequestri” che, tra l’altro, consiste nel reperire in circa un’ora 150/200 militari alle 2 di notte, viene portato a conoscenza della liberazione dell’ostaggio e subito informa i propri superiori della notizia.
Praticamente tutta la scala gerarchica si porta sul posto dei fatti, tutti per partecipare al lieto evento venutosi a creare, tutti si complimentano con i militari operanti sul posto e che, giustamente, riceveranno i dovuti encomi ed elogi.
Si potrebbe correttamente pensare che, dopo i fatti sopra descritti, gli Operatori alla centrale Operativa di Oristano siano stati premiati per aver permesso, prendendo una giusta iniziativa ed un’enorme responsabilità, la liberazione dell’ostaggio: sbagliato, l’operatore viene richiamato dal Comandante di Gruppo perché durante la gestione dell’intervento ha tardato a rispondere al centralino e viene anche ripreso perché non ha dato, nei tempi prescritti, il preavviso ai comandi superiori in scala gerarchica, di quanto stesse accadendo.
E se allo stesso Operatore capitasse una nuova, simile situazione? Sarebbe naturalmente portato a non prendere iniziative, dare gli avvisi, subito, a chi prescritto e mettere in moto la macchina antisequestri che è vero, monitorizza tutte le strade della Sardegna ma è anche vero che per mettere in atto siffatto dispositivo non bastano certo 2 ore…. ed in 2 ore se ne fa di strada in Sardegna!

Ho raccontato questo fatto per sottolineare il lavoro che svolge l’Operatore della Centrale Operativa, oggi si chiamano Operatori Telematici, ma io continuerò a chiamarli Operatori delle Centrali Operative.

Storie come queste e altre di maggior e minore importanza, per chi lavora nella Centrale Operativa, sono pane quotidiano, come è pane quotidiano non avere nessuna riconoscenza da parte di chi di dovere: impegnati in prima linea senza onore e senza gloria.
Per capire, almeno in parte, l’importanza e la delicatezza del lavoro svolto dalle Centrali Operative, riporto come vengono descritte sul sito web dell’Arma dei carabinieri: “La Centrale Operativa è il centro motore del comando, lo strumento fondamentale per l’innesco, lo sviluppo ed il completamento di tutta l’attività istituzionale dell’Arma e la sede appropriatamente organizzata, ove pervengono al Comandante in continuità le notizie di interesse e da cui egli esprime – personalmente e per il tramite del personale addetto – gli ordini per la risoluzione dei problemi contingenti”.

Purtroppo nonostante l’onerosità, la delicatezza e la riservatezza dell’incarico all’Operatore della Centrale Operativa non sempre viene riconosciuto l’importanza del lavoro svolto, anzi, molti sono convinti che il lavoro si limiti a rispondere al telefono… un centralinista!

L’operatore delle C.O. oltre ad alto grado di professionalità, iniziativa, comunicatività, per poter affrontare determinate situazioni, deve avere una dote immensa che non tutti possono vantare di avere, la pazienza: gli serve per sopportare le persone che lo chiamano per insultarlo decine e decine di volte al giorno, gli serve per affrontare i cittadini che, con le richieste più varie, si rivolgono al 112 molto spesso con richieste che vengono prese in carico nonostante non sia di competenza dell’Arma dei Carabinieri… ma se il cittadino non sa riesce a risolvere la situazione ci si prende la briga di dare consigli o intervenire direttamente con gli enti preposti per risolverli.
Nelle C.O. delle piccole province come quella dove chi scrive ha lavorato, era frequente dover chiamare il Comune o altri enti pubblici per dare risposte concrete alle persone che chiamavano al 112, specialmente anziani ed in ogni caso persone che poco hanno a che fare con la nota burocrazia italiana: personalmente ho chiamato, senza essere tenuto a farlo, assistenti sociali, vigili urbani, Inps, acquedotto, enel ed altri ancora.

La maggior parte delle volte gli enti interessati erano a conoscenza delle situazioni, ma chissà perché non intervenivano se non, per caso, dopo la telefonata dei Carabinieri, la maggior parte delle volte la situazione trovava una degna soluzione, anche se per “vie traverse”.
Alle onerosità sopra descritte non corrisponde alcun emolumento economico di supporto, cosa che, negli anni, ha portato allo svilimento della specializzazione poiché molti Carabinieri, preferiscono non andare in C.O. non perché non gli piaccia il lavoro ma solo ed esclusivamente per la mancanza di indennità accessorie che altri (quasi tutti) reparti percepiscono. Specie nell’ultimo periodo, molti Operatori delle Trasmissioni “migrano”, facendo domanda di esonero, per altri reparti che permettono di accumulare indennità ed ove, magari, non vengono svolti servizi notturni o festivi. Un piccolo esempio è l’addetto Nucleo Radio-mobile che percepisce circa 200 euro in più al mese rispetto all’Operatore C.O. in quanto gli viene corrisposta, oltre alle ore notturne, l’indennità per servizio esterno (di fatto un indennità di turnazione mascherata).

La situazione attuale, oltre a non incentivare l’impiego in C.O. che non può che essere volontario, comporta una selezione degli Operatori del 100% degli aderenti alle interpellanze ovvero: chiunque voglia andare in C.O. ci andrà, alla faccia della selezione dei migliori requisiti.
Per sopperire al fattore economico, nel negoziare i contratti, il COCER non deve proporre nessuna indennità particolare per gli Operatori delle C.O. in quanto gia esiste e tanto meno lo Stato non deve fare sforzi finanziari in quanto gli Operatori sono poche centinaia in tutta Italia, basterebbe soltanto aumentare la misera indennità di rischio che gli Operatori percepiscono.

Questa indennità è prevista e disciplinata dal D.P.R. n° 146 del 5 maggio 1975 e successive circolari le quali, nel tempo, hanno solo modificato alcuni articoli del D.P.R. ma non hanno mai aumentato l’indennità economicamente, per fare un esempio, nel 1990 (se non ricordo male anche negli anni 80) l’importo giornaliero al netto delle ritenute era di lire 785 (in euro 0,40 circa ) ed oggi, dopo circa venti anni, l’indennità di rischio per turno è fissata in euro 0.41 (41 centesimi di euro!) e per “guadagnarla” bisogna sommare 2 specifiche e precise disposizioni: effettuare almeno 4 ore di servizio nell’attività rischiosa ed essere in possesso della specializzazione di “operatore telematico”.

A titolo esemplificativo, un operatore telematico che lavora tutto il mese (26 giorni), percepirà la bella somma di euro 10,66 (dieci/66).

Se dal punto di vista economico si può senza troppi sforzi dare una giusta remunerazione all’Operatore C.O. dal punto di vista del lavoro che svolge bisogna ricordare l’escalation di assegnazione di nuove apparecchiature a fronte di una stagnazione dell’organico: con l’assegnazione ed installazione del nuovo sistema CC112 il lavoro e stato ulteriormente appesantito in quanto, oltre a gestire le chiamate/interventi, un operatore si trova alle prese con chiamate radio, telefonate d’emergenza 112, interventi con assistenza auto CC sul posto, centralino interno, chiamate esterne telecom e ponte radio in ingresso ed uscita, ed il tutto può succedere in simultanea, deve, con questo nuovo sistema, che sulla carta prevede l’utilizzo di minimo 2 operatori (solo per il sistema CC112) che si suddividono i compiti, un operatore deve fare tutto.

Il nuovo sistema prevede che il primo operatore riceva la telefonata al 112 e la trascriva sul sistema “gestione chiamate” per poi inviarla alla “gestione intervento”: di fatto si invia l’intervento a se stesso per poi proseguire nella gestione dello stesso, nella speranza che, nel frattempo, non giungano nuove richieste di aiuto.
Nei turni diurni quando gli uffici sono aperti dovendo dare priorità al 112 ed alla gamma 400, di fatto vengono trascurate le altre forme di comunicazione: se durante una chiamata 112 arriva una chiamata INTERNA per chiedere un transito telefonico, se si tratta di un “collega” la cosa si risolve con un “finalmente mi rispondete!” mentre se si tratta di un ufficiale, inizia immediatamente l’indagine sul motivo della tardata risposta e l’operatore deve, spesso, scusarsi poiché stava facendo il proprio lavoro… d’altronde il Comandante ha sempre ragione!

Nelle Centrali Operative dei Comandi Provinciali i vari turni sono coperti da due operatori, uno addetto alla parte operativa e uno alla messaggistica, ben diversa la situazione al paritetico livello della Questura: il personale impiegato è di due Operatori e di un Capo Turno con la piccola differenza che le Questure non hanno il centralino interno, non hanno il servizio tele-citofonico delle Stazioni dipendenti, non hanno gli allarmi degli uffici postali di tutta la Provincia (sono competenti solo su quelli di Oristano), non hanno messaggistica, non hanno 14 stazioni dipendenti con, spesso, altrettante vetture radiocollegate, che dovrebbero essere chiamate “per controlli” ogni 20 minuti circa, in poche parole, il COT della Questura è veramente una Centrale Operativa ove l’Operatore può seguire con la dovuta attenzione ogni intervento, dove l’assistenza alle 2 o 3 pattuglie esterne è adeguata e dove ogni persona impiegata è ben consapevole delle proprie mansioni e delle proprie responsabilità.

Riguardo alle mansioni, il Capo Centrale Operativa dei Carabinieri, un Maresciallo ancorché anziano, ha, di fatto, gli stessi compiti che a livello della Questura vengono ricoperti da un dirigente (vice commissario / commissario), come prevedibile, le responsabilità di un Appuntato Operatore delle Trasmissioni vengono rette, sull’altra sponda, da un Ispettore capo turno.
Per concludere senza troppe polemiche: l’operatore di centrale Operativa dei Carabinieri non è una specializzazione ambita, non è ben pagata, lega il personale per ben 8 anni salvo de-specializzazione per malattia, i pregi, per contro, li trova solo ed esclusivamente chi è “innamorato” della specializzazione: ho visto aspiranti operatori che dopo un pomeriggio nel mio turno hanno fatto domanda di rinuncia all’interpellanza perché “improponibile perdere soldi per complicarsi la vita”; la Centrale Operativa dei Carabinieri, il motore ed organo pulsante e vivo dell’istituzione, interfaccia con il mondo esterno, è da sempre portata in palmo di mano e quale fiore all’occhiello ma maltrattata sia economicamente che normativamente: sarebbe logico e moralmente giusto dare agli operatori ciò che gli spetta e che gli operatori si aspettano, l’aumento dell’indennità di rischio è l’uovo di colombo: si percepisce solo se si lavora effettivamente in Centrale, non si percepisce quando si è in Licenza o a Riposo, è assolutamente democratica, tutto il problema è stabilire una congrua cifra per cambiare una situazione stagnante ed assolutamente frustrante.


Giuseppe Lussorio Fadda
Brigadiere dei Carabinieri in congedo
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