Boiardi di Stato: cacciarli si può? No, si deve!

BoiardiRoma, 14 mag – (di Giuseppe Lenzi) Di fronte ai dolorosi suicidi di decine e decine di onesti cittadini italiani, che si tolgono la vita perché impossibilitati a far fronte a debiti –verso lo Stato- per qualche decina di migliaia di euro, l’idea che ancora vi siano “altri cittadini” che percepiscono stipendi di circa tremila euro al giorno, ripugna all’umana coscienza. Non se ne può più di tollerare, fra noi, titolari di medioevali privilegi che brillano, per censo, su tutto e tutti: i “boiardi” di Stato. Con questo pessimo ed odioso termine intendiamo riferirci, in Italia, non senza una ben fondata, giustificabile e copiosa stizza d’odio, a quegl’alti funzionari della Pubblica Amministrazione che sono “super pagati” o comunque titolari di inauditi privilegi tipici della “casta” dei furfanti. E’ quindi esplosa con fragore, specie in questi mesi in cui il governo Monti sta letteralmente massacrando l’Italia con la sua incomprensibile politica dei tagli e del rigore, un vastissimo movimento di pensiero di milioni e milioni di cittadini italiani che non comprendono, e mai potranno giustificare, gli enormi emolumenti percepiti dai cosiddetti “boiardi”.L’origine del termine è da ricercarsi nel mondo mediorientale e slavo.

Laddove così venivano ossequiosamente chiamati coloro che servivano nell’alta burocrazia feudale adoperando il loro incommensurabile potere perfino in contrasto con il regnante di turno. Nelle organizzazioni feudali russe, rumene, ucraine e bulgare questi soggetti occupavano i più alti incarichi nell’organizzazione “statale” al pari di come accade, oggi, in Italia (ma anche in altri paesi dell’Unione Europea) dove questi “aristocratici” signori ad un consolidato ed immarcescibile “potere” politico e decisionale abbinano un non più tollerabile strapotere personale ed economico che deve cessare – per evitare esasperate tensioni sociali – quanto prima possibile. Chi siano, oggi , questi deprecabili “boiardi” è presto detto: sono pubblici funzionari appartenenti a varie Amministrazioni o Enti di Stato designati a quei posti, di alta dirigenza e coordinamento, dalla cosiddetta “politica”. Essa, com’è ben comprensibile, finisce per essere “ricattata” o “ricattabile” dal potere conquistato da quei soggetti le cui decisioni possono concretamente contribuire alla durata, alla credibilità alla stabilità o meno di un governo o di una parte politica di esso. Quindi, siamo dinnanzi a pubblici funzionari, ed è da qui che occorre prendere le mosse per comprendere quanto di illegittimo vi sia negli incarichi e, più ancora, negli stratosferici emolumenti che essi percepiscono. Bene! L’art. 97 della Costituzione Italiana stabilisce che “agli impieghi nella Pubblica Amministrazione si accede mediante concorso salvo i casi previsti dalla legge”.

Quale pubblico concorso abbiano sostenuto e superato tutta quella marea nera di alti funzionari di Stato non è dato sapere. Certamente il dott. Ernesto Lupo, attuale Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione e sulla cui retribuzione massima annua (305.000 €) sono stati parametrati tutti gli altri stipendi dei pubblici funzionari, ha sostenuto nel lontano 1964 un pubblico concorso per l’accesso alla magistratura ordinaria; ma quanti delle decine e decine di “grand commis” hanno percorso quasi 50 anni nella Pubblica amministrazione per meritare, oggi, l’olimpo dei loro stratosferici e spropositati stipendi? Tutti i “boiardi” italici per il fatto di essere alla guida di Enti di Stato, e quindi parti integranti della Pubblica Amministrazione, ai sensi del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”, sono a tutti gli effetti pubblici dipendenti e come tali soggetti – al pari di tutti i cittadini – alla Costituzione ed alle Leggi dello Stato Italiano. La domanda, quindi è: possono, la Costituzione e le Leggi, consentire, anzi, tollerare, che vi siano pubblici dipendenti destinatari di emolumenti se non proprio immorali, inconcepibili specie se rapportati al grave momento storico ed economico che la nostra Nazione vive? La stessa Costituzione, nel regolare i “rapporti economici” dei consociati (di noi tutti cittadini italiani) stabilisce, all’art. 36 che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé ed alla famiglia una esistenza libera e dignitosa”.

V’è da chiedersi cos’altro occorra per statuire l’assoluta “incostituzionalità” degli emolumenti percepiti dai quei signori.Fino a poco tempo fa non era agevole stabilire un corretto ed univoco criterio per individuare la “proporzionalità” di una retribuzione rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato da un qualsiasi lavoratore. Ebbene, dopo 64 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, (1.1.1948) si è provveduto, finalmente, anche a sciogliere questo quesito. Il Parlamento Italiano, con la legge 214 del 22.12.201 ha convertito in legge il decreto-legge 6.12.2011 n.201, ed ha stabilito, all’art. 23 ter, un principio fondamentale: “Il trattamento economico complessivo del Primo Presidente della Corte di Cassazione, circa 305mila euro annui, diventa il parametro di riferimento per tutti i manager delle pubbliche amministrazioni. In nessun caso l’ammontare complessivo delle somme loro erogate da pubbliche amministrazioni potrà superare questo limite”.

Questa la Legge. Il problema che si pone ora è: quando cesseranno di essere corrisposte, ai “manager pubblici” le attuali vergognose retribuzioni? Fra le figure di “boiardi” più odiose in circolazione (mi riferisco alla loro retribuzione e non anche al pur abbondantemente sgradevole aspetto), quella che appare di gran lunga più indigeribile appartiene al Direttore dell’INPS che percepisce 1.200.000 e annue di stipendio:3833 €. al giorno (esclude le domeniche). Cinquantaquattro è il numero di incarichi societari che ha il presidente dell’Istituto della previdenza sociale tra Inps e Equitalia. Equitalia Gerit, Equitalia Etr ed Equitalia Esatri, società controllate da Equitalia, gruppo di cui l’Inps possiede il 49%. L’elenco delle sue cariche attuali, reperibile in varie Camere di Commercio, è lungo 18 (diciotto) pagine. Se lo stipendio giornaliero corrisposto al sig. Antonio Mastrapasqua fosse in linea con il severo dettato Costituzionale che sancisce la “ proporzionalità della retribuzione, alla qualità e quantità del lavoro prestato”, colui o coloro che hanno sentenziato che tant’alta deve essere quella retribuzione giornaliera, devono avere il coraggio di  esporsi e spiegare a tutti quale sia la gravosità concettuale e fisica che il Mastrapasqua quotidianamente assume nel disbrigo della sua attività Presidenziale dell’INPS, da condividere con tutti gli altri incarichi posseduti. E che dire dello stipendio di Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, che ha guadagnato 4,37 milioni, con un balzo del 40 per cento rispetto all’anno precedente? Che stia attento a non restare “fulminato”! E’ il minimo che si possa augurare al patron della elettricità italiana E del dottor “sottile”, l’ineffabile Giuliano Amato che percepisce la principesca pensione di 31.411 euro lordi al mese, 22 mila euro come ex-professore universitario e 9mila euro di vitalizio come ex-parlamentare? Quali risibili discorsi morali pretende di fare, ed a chi? nel nuovo incarico di consulente governativo per i “tagli alla spesa pubblica”.

Per non parlare dello stipendio d’oro del manager pubblico Paolo Scaroni, Presidente dell’Eni che l’anno scorso si è messo in tasca un compenso di oltre 5,8 milioni, il 30 per cento in più del 2010? Che non resti intossicato dagli idrocarburi che respira nel suo ufficio. Ma nell’Italia dello scaricabarile e dei politici pavidi non troveremo nessuno disposto ad assumersi la paternità dei provvedimenti che hanno consentito la  corresponsione di quegl’emolumenti che qualificare vergognosi è poca cosa.

Non può più esistere un Stato, che voglia qualificarsi democratico, che annoveri ancora, nel suo consesso civile, personaggi pubblici destinatari di immensi, incomprensibili, inauditi privilegi economici pagati dalla “collettività” per la quale… lavorano!!! Se è vero come è vero che lo Stato per procurarsi “beni e servizi” deve procedere a pubblici “incanti” (termine medioevale per indicare le pubbliche gare di appalto ) si indicano vere e proprie “gare” per l’appalto dei “servigi” da rendere dai presidenti ed amministratori della cosa pubblica. Si ponga a base d’asta la somma di € 305.000 (che è la retribuzione massima del Primo Presidente della Corte di Cassazione) e… vinca chi – in possesso dei prescritti requisiti- offre il miglior (più basso) prezzo. Voglio immaginare e sperare ( ma le pie illusioni sono parte integrante del mio DNA) che i cari Mastrapasqua, Amato, Scaroni, Conti etc. etc.  nel leggere i giornali quotidiani o nell’ascoltare la TV ( …ma ne hanno il tempo, con tutto il supergalattico lavoro che svolgono?) si vergognino nell’apprendere delle decine e decine di imprenditori, lavoratori, padri di famiglia che si sono uccisi perché stritolati da debiti e tasse che non hanno potuto onorare. L’ultimo dei disperati, l’imprenditore Pietro Paganelli, per una cartella di pagamento di 11.000 €, (la retribuzione di soli 4 giorni del Presidente INPS) che non poteva pagare, si è sparato ad una tempia; ed al momento di redigere queste riflessioni combatte ancora fra la vita e la morte. Prima del folle gesto ha scritto, alla moglie ed ai quatto figli, soltanto un nobile breve pensiero. Signori “boiardi” di Stato, grand commis de l’état da stipendi superiori a 305.000 euro annui, non penserete mica di far apporre sulla vostra lapide il messaggio lasciato da Pietro Paganelli:

La dignità vale più della vita

lenzi-g Brig.Gen.le r. (parac. A.M.)
Lenzi
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