Antonio Di Pietro, ti ricordi di quando portavi una divisa?

dipietroRoma, 7 gen – (di Giorgio Carta) Caro Antonio Di Pietro, ho fatto a lungo (e pubblicamente) il tifo per te, pur non essendo mai stato iscritto all’Italia dei Valori. Da semplice cittadino, ma soprattutto da attivista dei diritti di militari e poliziotti, ti ho lodato e ti considero ancora il “meno peggiore” tra i politici italiani.

Non riesco, però, a nascondere le mie perplessità per la tua recente scelta politica di consorziarti con Rifondazione comunista e con i Comunisti italiani, seppure sotto l’insegna politica di Antonio Ingroia.

Quando ci incontrammo, per ipotizzare un’eventuale collaborazione in direzione di una maggior tutela dei cittadini in uniforme, mi ricordasti che, oltre che la divisa da poliziotto, avevi vestito pure quella di aviere. Io rilevai che, non solo il tuo passato, ma soprattutto il tuo presente battagliero ed orgoglioso ti facevano il paladino ideale dei militari e dei poliziotti italiani. Ti spiegai pure come il tuo partito, che pure era stato il più attivo nel difendere i più fedeli servitori dello Stato nelle iniziative da me sollecitate, avrebbe potuto fare ancora di più e meglio, dotandosi di un compartimento ad hoc. Ci lasciammo, quindi, col proposito di risentirci dopo le elezioni (a sottolineare il fatto che non ero venuto a pietire scranni in Parlamento) per strutturare l’Italia dei valori in modo da intercettare l’istanza di giustizia e di considerazione sociale di 500.000 uomini e donne in uniforme, da sempre considerati cittadini di serie B.

Poi è venuto il diluvio: prima Report (che a mio parere non aveva comunque scalfito la tua immagine, specie se raffrontata a quella, deteriore, dei concorrenti politici), poi le numerose defezioni di tanti esponenti dell’IDV, timorosi di subire l’effetto del linciaggio mediatico cui sei stato oggettivamente e sciaguratamente sottoposto. Ora, hai fatto la scelta (secondo me, suicida) di allearti con partiti politici notoriamente ostili nei confronti delle forze dell’ordine e dei militari. Parliamo di partiti che hanno portato al Parlamento europeo Vittorio Agnoletto ed in quello italiano Heidi Giuliani e Francesco Caruso, che considerano Carlo Giuliani un eroe e gli hanno dedicato un’aula del Senato. Pare che Antonio Ingroia intenda oggi candidare la sorella di Stefano Cucchi, ma sinceramente non ne colgo le motivazioni. Forse per dire che le forze di polizia sono cattive e vanno ulteriormente annichilita? Credi che l’Italia abbia bisogno di questo? Massimo rispetto per il dolore personale di Ilaria Cucchi, ma politicamente e mediaticamente il messaggio è deprimente.

Tanto premesso, cosa c’entri tu con queste persone? Tu che, in fondo, non sei mai stato di sinistra, come puoi cooperare con coloro che programmaticamente celebrano la violenza contro le forze dell’ordine e la disobbedienza civile? Come si può difendere a spada tratta i magistrati (spesso meritevoli, ma non sempre e comunque), ma poi dimenticarsi delle forze dell’ordine che ne eseguono i provvedimenti, con ben maggiore rischio personale, con conseguente geometrico maggior numero di vittime del dovere e percependo uno stipendio ben inferiore dei primi?

Pensaci, Antonio Di Pietro. Tu non sei come loro ed io non posso più sostenerti se questa è la tua nuova visione politica. Comprendo benissimo la difficoltà del momento politico, ma rinnegare se stessi non è mai un’opzione che paga.

Con rinnovata (ma non incondizionata) stima, Giorgio Carta (link al profilo facebook)

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.