Wikileaks fa tremare i fratelli coltelli. Rivelazioni imbarazzanti sui rapporti tra alleati

Julian-AssangeRoma, 26 nov – (di Stefano Citati) Lo spauracchio è tornato. E questa volta si occupa degli “amici”. Sotto forma di diluvio di documenti (circa 3 milioni) Wikileaks il sito che rivela i documenti più o meno segreti dell’amministrazione americana alluvionerà oggi il delicato pianeta della diplomazia dove per far crescere rapporti e stingere alleanze si indorano pillole, si promettono mondi impossibili e si minacciano feroci rappresaglie. Sotto la lente della verità bruta dei rapporti confidenziali che tali dovrebbero rimanere per le cancellerie sono finiti anni e anni di note strategiche sulle quali il governo americano ha contato per stabilire e modulare i rapporti con paesi alleati come Afghanistan, ex repubbliche sovietiche in Asia, Russia, Europa e anche Italia.

“Ci prepariamo allo scenario   peggiore”, il commento del dipartimento di Stato dopo il campanello suonato dal Pentagono sui rischi per la “sicurezza nazionale”. È certo che il Pentagono sa molto di quello che verrà fuori e mette le mani avanti e grida all’allarme – ovvero previene le brutte figure alle quali andrà incontro il potere americano con le rivelazioni sui rapporti con gli alleati: un erosione della fiducia nei confronti della superpotenza che intreccia rapporti con tutti i paesi del mondo, badando per prima cosa alla salvaguardia dei suoi interessi nazionali.

“Il Pentagono sta andando in iperventilazione”, affermavano ieri i responsabili del sito creato da Julian Assange, nella loro abile campagna per far crescere la tensione e l’attenzione con uno stillicidio di piccole fughe di notizie (da qui prende il nome la   creatura dell’hacker svedese) sul mare di documenti (sette volte tanto la precedente marea di files che, un mese fa, hanno riguardato la guerra in Iraq e Afghanistan). La regia di Assange – pur essendo lui sotto scacco dopo le accuse e la richiesta di arresto per stupro lanciata da Stoccolma – si è ulteriormente affinata e ha stabilito   che questa volta i destinatari dei documenti, messi in rete senza filtro, siano più giornali del solito: New York Times, Guardian, El Paìs, Le Monde e Der Spiegel: ovvero è stato accresciuto il numero di quotidiani europei per aumentare l’impatto appunto tra i paesi alleati degli Usa.

Per quel che riguarda il nostro paese ci si aspetta che le rivelazioni riguardino quanto gli ultimi governi siano scesi a patti con le amministrazioni statunitensi negli anni della guerra al terrorismo, assecondando i voleri militari e spionistici di Washington (extraordinary rendition, caccia ai presunti terroristi, condivisione di informazioni dei servizi segreti e di operazioni militari   non ufficiali, o le pressioni esercitate dal governo Obama per il trasferimento e la custodia degli ex prigionieri di Guantanamo: il nostro paese ne ha ricevuti negli ultimi mesi almeno quattro) e anche più semplici report delle ambasciate che raccontano degli incontri avuti con personalità e cittadini del paese ospite, strumenti di buoni rapporti e di comprensione della situazione ed evoluzione del paese.

Da oggi la bomba di carta esploderà e ci vorranno giorni per capire la portata dell’onda d’urto: il motto di Wikileaks coniato per l’occasione promette meraviglie (e incubi): “Rendiamo aperti i governi” e “i prossimi mesi vedranno il sorgere di un nuovo mondo, dove la storia sarà ridefinita”. (Il Fatto Quotidiano)

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