Ultimatum della Turchia a Damasco dopo l’abbattimento del caccia: reagiremo ad atti ostili

PhantomF-4-turcoRoma, 26 giu – Ultimatum della Turchia a Damasco. Dopo l’abbattimento del caccia turco da parte della contraerea siriana, Ankara cambia le regole di ingaggio delle forze armate: se le truppe siriane si avvicineranno al confine, saranno considerate una minaccia militare. L’annuncio è stato dato in Parlamento dal premier Recep Tayyip Erdogan, proprio mentre a Bruxelles parlava il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, al termine della riunione dei 28 ambasciatori dei Paesi aderenti convocati sull’abbattimento del Phantom F-4.

Rasmussen ha escluso l’intervento armato, ma ha condannato con forza l’accaduto parlando di “atto assolutamente inaccettabile” ed ha espresso pieno sostegno alla Turchia. La Russia però è intervenuta ancora una volta in difesa del suo alleato. L’abbattimento del jet turco “Non è stata una provocazione”, ha commentato Mosca. Erdogan ha accusato la Siria di “atto ostile” e parlato di “attacco efferato”: il jet violò lo spazio aereo siriano, ma solo per un brevissimo periodo e “per errore”; il velivolo, che effettuava un volo di ricognizione nello spazio aereo internazionale per testare i radar turchi, non era armato; e la breve violazione dello spazio aereo siriano, riconosciuta dalla Turchia, non dava il diritto a Damasco di abbattere il caccia. “Non ricevemmo alcun avvertimento, nessuna nota da parte della Siria, agirono senza alcun allerta. Si è trattato di un atto ostile”, ha sottolineato il premier. D’ora in poi “chiunque si avvicini ai confini turchi dalla Siria sarà considerato un rischio per la sicurezza e il pericolo sarà ritenuto una minaccia e trattato come un obiettivo militare”. Ankara ha accusato la contraerea siriana di aver aperto il fuoco anche contro le squadre di soccorso alla ricerca dei due piloti dispersi; ed Erdogan ha ricordato che gli elicotteri siriani hanno violato lo spazio aereo turco almeno in cinque occasioni di recente senza avere risposta. E’ probabile in realtà che la richiesta della riunione Nato (invocata dalla Turchia in base all’articolo 4 del Trattato, quello che consente agli Stati membri di chiedere consultazioni se ritiene che la sua sicurezza sia minacciata) e la violenta “tirata” di Erdogan fossero rivolti soprattutto all’opinione pubblica turca, considerato che l’abbattimento del jet non ha scatenato alcuna azione concreta. Ma sicuramente le parole di Erdogan segnalano un inasprimento delle posizioni e potrebbero aprire la strada a un piu’ ampio coinvolgimento militare turco. (AGI)

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