Tripoli in mano agli insorti, ma Gheddafi è un fantasma

Libia-Tripoli1Roma, 22 ago – Tripoli è caduta e la sorte del regime di Muammar Gheddafi è ormai praticamente segnata: i ribelli si sono aperti la strada in ogni angolo della capitale e da ultimo, in pieno giorno, con una colonna di veicoli armati di lancia-razzi e mitragliatrici pesanti hanno attraversato la città in trionfo per attestarsi infine nella centralissima Piazza Verde , assiepata di folla in festa e il cui nome, a furor di popolo, dovrebbe presto diventare Piazza dei Martiri. Più che le residue sacche di resistenza, sulla cui presenza ha messo in guardia fin dal primo mattino il premier del Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi, Mahmoud Jibril, sull’atmosfera di euforia pesa l’aleggiare di un fantasma: nessuno sa infatti dove si trovi Gheddafi, e sulla sua sorte si accavallano le voci più disparate.

Stando a fonti diplomatiche che avevano avuto occasione d’incontrare ancora di recente il Colonnello, questi sarebbe ancora a Tripoli, e “potrebbe” nascondersi nella sua residenza-bunker di Bab al-Aziziyah, intorno alla quale non a caso si continua a combattere. I ribelli controllano ormai, a loro dire, il 90 per cento della città. Secondo il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ai lealisti non rimarrebbe invece che il 10-15 per cento della capitale. Fa poca differenza, ma in quella percentuale minima di territorio urbano è compresa proprio Bab al-Aziziyah: finchè non sarà caduto anche il complesso fortificato del Colonnello, gli scontri non potranno cessare, anche perchè in qualche modo la sua latitanza sembra infondere coraggio alle residue forze governative.

Libia-TripoliSecondo fonti insurrezionali, i fedelissimi del regime hanno schierato intorno alla residenza di Gheddafi carri armati e autoblindo, anzi, ne hanno inviati alcuni a cannoneggiare gli avversari nei dintorni. I soldati rimasti cercano dunque di resistere in ogni modo, e i carristi aprono il fuoco all’impazzata non appena sentono risuonare l’eco di spari. Pure in porto sono stati dispiegati mezzi corazzati. Anche per questo l’Unione Europea ha avvertito che per ora le sanzioni contro la Libia rimarranno in vigore, potendo comunque essere revocate rapidamente in ogni momento. La Nato dal canto suo ha fato sapere che le operazioni militari proseguiranno finchè tutti i lealisti non si saranno arresi. Appare peraltro soltanto una questione di tempo: l’emittente satellitare “al-Jazira” ha annunciato che lo stesso premier al-Baghdadi Ali al-Mahmoudi e il responsabile della radio-televisione di Stato, Abdallah Mansour, sarebbero fuggiti all’estero e, come diversi ex gerarchi prima di loro, sarebbero riparati in Tunisia, sull’isola di Gerba. E’ insomma “finita un’epoca”, “l’epoca della dittatura”, ha sottolineato tra gli altri Frattini: l’unico a non volersene fare una ragione, a parte il presidente venezuelano Hugo Chavez suo irriducibile alleato, sembra essere appunto Gheddafi. Il problema è che, come tutti tacitamente ammettono, finchè continuerà a restare alla macchia non si potrà voltare pagina completamente, e per sempre.

41 anni di Gheddafi, “cane pazzo” del medioriente

gheddafi_muammar1_NDal golpe contro re Idris al bombardamento su Tripoli ordinato da Reagan, da Lockerbie al Trattato di amicizia con l’Italia, da un potere incontestato per 41 anni alla fine dettata dalla rivolta popolare. E’ da oltre quattro decenni che la storia della Libia coincide in tutto e per tutto con quella del suo Colonnello, Muammar Gheddafi, il leader più longevo del mondo arabo; militare e rivoluzionario; visionario e saggio d’Africa; il “cane pazzo del Medio Oriente” come lo l’aveva soprannominato l’ex presidente Usa Ronald Reagan. Ecco alcuni degli eventi chiave della storia libica:

1969: il 27enne Gheddafi, insieme con altri ufficiali, guida un golpe incruento contro re Idris, giudicato troppo servile verso Usa e Francia. Il colpo di stato porta alla proclamazione della repubblica il 1 settembre dello stesso anno.

1972: le spoglie dei terroristi del Settembre Nero, che avevano compiuto un massacro della squadra israeliana alle Olimpiadi di Monaco, arrivano in Libia accolti con gli onori militari.

1977: Gheddafi istituisce la Grande Giamahiria, ovvero lo “stato delle masse”. L’anno prima, con il Libro Verde che prendeva spunto dalla cromatura della bandiera libica, aveva esposto i principi della sua “terza via” che coniugava panarabismo e socialdemocrazia.

1986: ad aprile gli Usa di Ronald Reagan attaccano Tripoli: nel massiccio bombardamento rimane ferita a morte la figlia di Gheddafi. Illeso il colonnello, avvisato dal governo italiano.

1988: il 21 dicembre esplode un aereo della Pan Am sopra la cittadina di Lockerbie: muoiono le 259 persone a bordo del veicolo e 11 abitanti della piccola cittadina scozzese. Dalle indagini emerge il coinvolgimento di due 007 libici. Dopo forti pressioni internazionali, nel 2003 Tripoli “accetterà” la sua responsabilità nella strage.

1998: il 4 luglio a Roma il comunicato congiunto Dini-Mountasser da’ il via al processo di riconciliazione fra l’Italia e la sua ex colonia, culminato con l’accordo di Amicizia e Cooperazione firmato nel 2008 a Bengasi tra Gheddafi e Berlusconi. E’ l’inizio dello sdoganamento di Tripoli.

2003: ad agosto la Libia si accorda con Usa e Gran Bretagna sul pagamento di 2,7 miliardi di dollari alle famiglie delle vittime di Lockerbie. Il 12 settembre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu revoca le sanzioni imposte a Tripoli, di fatto sancendo la fine del suo isolamento internazionale.

2004: la Libia rinuncia al suo progamma nucleare . Ridivenuto “frequentabile” a livello internazionale Gheddafi apre alle imprese anglosassoni. Da allora viene ricevuto, con la sua tenda beduina, nelle principali capitali internazionali e milita per la costituzione degli “Stati Uniti africani”.

2011: inizio della fine per Gheddafi travolto dai venti di rivolta dei paesi arabi partiti dalla Tunisia e dall’Egitto. La contestazione del 15 febbraio lo mette sul banco degli imputati. Lui reagisce con la repressione senza precedenti e, in un discorso surreale accusa i manifestanti “di essere sotto l’influsso delle droghe fornite da Al Qaeda”. Mentre a Bengasi si riunisce l’opposizione al regime, il rais annuncia di essere pronto a lottare “fino all’ultima goccia di sangue”. A giugno la Corte penale internazionale lancia un mandato di arresto per crimini contro l’umanità contro lui, suo figlio Saif e al capo dell’intelligence Abdallah Al-Senoussi. Il 20 agosto, dopo aver preso città chiave nell’ovest del paese inizia l’operazione “Sirena” mirata alla presa di Tripoli. (AGI)

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.