Svizzera, referendum: il fucile della naja resterà a casa

fucile-svizzeroIl bando bocciato con 56,3 % dei voti e da quasi tutti i cantoni. Ginevra, 13 feb (di Silvana Bassetti) – In Svizzera, il fucile d’assalto dell’esercito continuerà ad essere custodito nelle case, in soffitta, negli armadi o in sgabuzzino. Chiamati oggi alle urne, la maggioranza degli elvetici hanno infatti bocciato con il 56,3% di voti contrari il referendum che voleva porre fine alla secolare tradizione dell’esercito di milizia che affida l’arma d’ordinanza ai soldati durante gli anni degli obblighi militari. Promossa dalla sinistra e da diverse organizzazioni, l’iniziativa popolare ”Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi” aveva bisogno della doppia maggioranza dei votanti e dei cantoni per essere approvata, ma è stata respinta in ben 20 cantoni e semi-cantoni ed ha superato lo scoglio delle urne soltanto in sei: Zurigo (50,4%), Basilea (58,9), Vaud (53,7), Ginevra (61), Neuchatel (53,2) e Giura (52%). In tutti gli altri, fra cui il Ticino (63,5% di No), l’iniziativa non ha avuto scampo. Ha vinto la tradizione, ”ha prevalso la libertà del cittadino”, ha esultato il partito di destra Udc/Svp ostile al bando del fucile militare dalla case.

Il popolo svizzero si è pronunciato per ”la responsabilità individuale”, ha commentato il partito liberale-radicale, mentre il Partito socialista ha denunciato il dibattito sui valori svizzeri imposto dagli oppositori all’iniziativa che hanno scomodato il mito di Guglielmo Tell per sbarrare la strada al testo. Per i socialisti, ”il campo del No ha negato il fenomeno dei suicidi e della violenza delle armi”. In Svizzera, il servizio militare prevede una ”scuola reclute” di 18-21 settimane e svariati corsi di ripetizione annuali. Durante tutto questo periodo, il cittadino-soldato custodisce in casa l’equipaggiamento militare personale, l’arma è inclusa (ma non più le munizioni). L’iniziativa mirava a ridurre il numero di armi in circolazione nel Paese di 7,8 milioni di abitanti con l’obiettivo di ridurre suicidi, omicidi e violenze perpetrate con le armi da fuoco. Per questo chiedeva la custodia delle armi da fuoco dei soldati in locali sicuri dell’esercito, la creazione di un registro nazionale per le armi da fuoco e norme più severe per il loro possesso. Ma i dati snoccolati durante la campagna sui decessi per arma da fuoco – circa 300 all’anno – e sul numero di armi da fuoco in giro nel Paese – oltre 2 milioni – ha convinto solo il 43,7 % dell’elettorato.

Stando ai sondaggi, le donne erano in maggioranza a favore del bando delle armi militari dalla case, ma non è bastato, in un Paese dove l’esercito è sempre stato di milizia. Pur delusi dai risultati, i fautori del bando hanno ricordato che le norme attuali – ed in particolare l’obbligo di lasciare in caserma le munizioni – sono state inasprite grazie all’esistenza dell’iniziativa. Il testo era combattuto dal governo e dalla maggioranza del parlamento. Per le autorità, l’accettazione dell’iniziativa non avrebbe offerto alcuna garanzia di una riduzione effettiva degli abusi. Tradizionalmente basso, il tasso di partecipazione ha sfiorato il 50%. (ANSA)

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