Spagna: approvata la legge sul libero diritto di associazione per i militari

Carmen-ChacnRoma, 27 lug – «Oggi i militari sono più cittadini», sottolinea Carmen Chacón, il ministro della Difesa spagnolo, commentando l’approvazione da parte del Congresso della legge “dei diritti e doveri dei membri delle forze armate” che permetterà ai militari il diritto di associarsi liberamente. Si “salda un debito” con le Forze Armate e si compie un “impeccabile” percorso in più di 30 anni di democrazia ha tenuto a precisare il ministro della Difesa. La nuova legge, che interesserà i circa 130.000 militari professionisti, contempla, come già detto, il diritto di associarsi liberamente, la regolamentazione del Consiglio del Personale come organo di relazione delle associazioni professionali con il Ministro della Difesa, e la creazione dell’Osservatorio della Vita Militare.

E’ stato inoltre esortato il governo ad aggiornare il Codice penale militare e riformare la Legge della Carriera Militare, entro sei mesi, “in particolare in materia di promozione e cambiamento di ruolo, il sistema di promozione, di anzianità, passaggio alla riserva e il riconoscimento della formazione accademica acquisita, così come il congedo del personale disabile, considerando gli effetti economici conseguenti.” Questo è stato uno dei temi più controversi del dibattito parlamentare sul disegno di legge dei diritti e doveri.

Alla sessione plenaria hanno assistito, dalla tribuna degli invitati, i vertici militari, guidati dal Capo di Stato Maggiore della Difesa (JEMAD), generale José Julio Rodríguez, così come i rappresentanti delle associazioni militari.

Qualche ombra

Tutti i gruppi hanno espresso la loro soddisfazione per la legge, ma il più critico è stato il portavoce del UpyD (Unione Progresso e Democrazia), Rosa Díez, che ha lamentato che la nuova norma mantiene un “odore stagnante” e vieta l’appartenenza dei militari ai partiti politici.

Da parte sua, Llamazares, a nome della UI (Sinistra Unita), ha espresso “soddisfazione” per la nuova legge, che rappresenta un progresso dei diritti come la libertà di parola, di religione e la privacy, ma contiene “ombre” in altri aspetti come il diritto di assemblea e “pregiudizi” sulla disciplina e la neutralità politica delle forze armate.

Per José Ramón Beloki, del PNV (Partito Nazionalista Basco), a partire da adesso saranno gli stessi soldati che dovranno rendere la loro vita una carriera degna con diritti e doveri.

Jordi Xuclà, del CiU (Convergenza e Unione), il quale ha sostenuto la necessità che i militari siano ammessi a partecipare ai partiti politici, ha detto che la legge rafforza il sistema democratico e supera un debito pendente con i militari.

Il portavoce del PP (Partito Popolare), Beatriz Rodríguez-Salmon, ha sostenuto la legge, ma ha avvertito che oggi, nella sua applicazione, restano delle questioni pendenti e “tocca ascoltare i militari,” cosa che non è stata fatta con la legge sulla carriera militare, come ha precisato.

Jesús Cuadrado, del PSOE (Partito Socialista Spagnolo) ha evidenziato il consenso raggiunto e ha sottolineato che i militari conteranno a partire da ora sul diritto di difendere i loro interessi lavorativi e professionali.

In Italia

Da noi invece, da moltissimi anni, i militari sono trattati alla stregua di minus habens, indegni – secondo la politica – di godere di quei diritti basilari concessi a tutti i cittadini.

Ai nostri militari è attualmente vietato sia il diritto di libera associazione (soggetto invece alla preventiva approvazione del ministero della Difesa che non lo concede praticamente mai) che quello di fondare associazioni di categoria di tipo sindacale.

Sul piano dei diritti fa impressione apprendere che «un governo di sinistra riformista (e non conservatore) trasforma, per i militari, le promesse elettorali in realtà» – è il commento di Michele Fornicola del Cocer dei Carabinieri.

In Italia inoltre, con l’approvazione del nuovo Codice dell’Ordinamento militare, il governo di centro-destra ha tentato di ridurre in maniera significativa i già pochi diritti previsti dalla precedente legislazione (L. 382/78), ottenendo la pressochè totale riprovazione dei membri delle nostre Forze armate, sempre più partecipi della vita sociale del Paese e sempre meno rispettati dalla compagine governativa di La Russa & Co.

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