Siria: stampa inglese, imminente decisione per attacco di GB e USA

navi-americaneMosca avverte gli USA, l’attacco avrà conseguenze gravissime. Londra, 25 ago. – Il presunto attacco con il gas del 21 agosto a Damasco, che secondo l’opposizione siriana ha causato 1.300 morti, ha accelerato il corso degli eventi: Stati Uniti e Gran Bretagna decideranno a breve come procedere al primo attacco missilistico contro il regime siriano. E’ quanto riferiscono il Daily Telegraph e il Daily Mail in edicola tra qualche ora a Londra. Secondo le due testate la scossa allo status quo (il conflitto è iniziato a marzo del 2011) sarebbe frutto della lunga telefonata odierna (40 minuti) tra Barack Obama e David Cameron in cui i due leader avrebbero deciso di prendere una decisione “entro 48 ore” ipotizzando un attacco entro al massimo “10 giorni”.

Domani inizia la missione degli sipettori Onu alla ricerca di tracce del gas nervino che secondo l’opposizione siriana Assad avrebeb usato nell’ attacco di mercoledì scorso. Ma da Washington, Londra e Parigi sono stati già messe le mani avanti: il via libera è tardivo perchè con ogni probabilità i tecnici del Palazzo di Vetro non troveranno nulla perchè è trascorso troppo tempo. Gli esperti hanno spiegato che dopo 3 gionri (72 ore) è quasi impossibile trovare tracce dei gas, e domani ne saranno trascorsi 5.

Washington e Londra hanno già nella regione forze militari potenti. Gli Usa hanno schierato nel Mediterraneo (base dell’intera VI flotta) nelle vicinanze delle acque siriane 4 cacciatorpedinieri della classe Arleigh Burke armati ognuno con 96 missili da corciera Tomahawk in grado di colpire con estrema precisione bersagli a 2.500 km di distanza, gli stessi usati per martellare la Libia di Muammr Gheddafi nel 2011. La Royal Navy ha diverse navi da guerra, incluso – secondo il Telegraph – un sottomarino a propulsione nucleare, la portaerei Hms Illustriuos, la portaelicotteri Hms Bulwark e almeno 4 fregate, Il dispositivo areo vede nelle vicinanze la base Usa di Incirilik a Smirne in Turchia, oltre a squadriglie di F-16 nella confinante Giordania e quella della Raf ad Akrotiri a Cipro.

Oggi è in programma una riunione ad Amman in Giordania dei vertici militari di 10 Paesi, a partire dal generale usa Martin Dempsey, il britannico Sir Nick Houghton, e gli omologhi di Francia (il cui governo sostiene la necessita di una risposta militare ad Assad), Canada, Italia e Germania (che non vedono di buon occhio un intervento armato) oltre che Giordania, insieme ad Arabia Saudita, Qatar e Turchia (Paesi sunniti che fanno a gara nel sostegno alla multiforme opposizione siriana). L’evento, hanno sottolineato diverse fonti, era previsto da giugno ma l’attacco del 21 agosto ha impresso una accelerazione agli eventi e quindi assume una rilevanza diversa.

Mosca avverte gli USA, l’attacco avrà conseguenze gravissime

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha avvertito il segretario di Stato americano, John Kerry, sulle “conseguenze estremamente gravi” che avrebbe un eventuale intervento militare Usa contro il regime siriano: lo ha reso noto lo stesso dicastero di Mosca sul proprio sito Internet, riferendo il contenuto di una conversazione telefonica tra i capi delle due diplomazie.

Nella telefonata, avvenuta ieri su iniziativa della parte russa, Lavrov ha fatto sapere a Kerry che Mosca è “profondamente allarmata” dalle dichiarazioni ufficiali degli Stati Uniti, pronti a “interferire”, come si sottolinea nella nota ministeriale, nel conflitto in Siria. “Serghei Lavrov”, si legge nel comunicato del dicastero, “ha portato l’attenzione sulle conseguenze estremamente gravi per l’intero Medio Oriente e per la regione del Nord-Africa di un eventuale nuovo intervento militare. Si ha l’impressione che certi circoli, inclusi quelli sempre più attivi nei loro appelli per un intervento militare scavalcando l’Onu”, è la denuncia da parte della Russia, “stiano francamente tentando di spazzare via gli sforzi comuni russo-americani degli ultimi mesi per convocare una conferenza internazionale per una risoluzione pacifica della crisi”, cioè la più volte rinviata Ginevra 2.

Mosca si è detta perplessa dai riferimenti di alcuni esponenti dell’amministrazione Usa circa le presunte prove del coinvolgimento del regime siriano nell’attacco avvenuto la scorsa settimana a Ghouta, oasi situata alla periferia est di Damasco, dove si suppone siano state usate armi chimiche. “In questo contesto”, continua il ministero degli Esteri nella nota, “la Russia ha invitato ad astenersi dalla linea della pressione militare su Damasco, a non cedere alle provocazioni e a sforzarsi di promuovere la creazione di normali condizioni, perchè la missione degli esperti Onu, che si trovano ora in quel Paese, abbia la possibilità di condurre un’inchiesta accurata, obiettiva e imparziale sul campo” circa l’uso di armi vietate. A detta della diplomazia russa, “questo diventa particolarmente rilevante alla luce delle crescenti prove che l’incidente a Ghouta sia il risultato di una messinscena dell’opposizione che non vuole riconciliarsi, con lo scopo di incolpare di tutto Damasco”. A quanto riferisce il comunicato, Kerry ha promesso di valutare attentamente le argomentazioni opposte dell’interlocutore.

Turchia pronta a partecipare ad intervento militare. “Presenti nella coalizione anche senza decisione del Consiglio di Sicurezza”

La Turchia parteciperà a un eventuale intervento militare internazionale in Siria, anche se non sarà raggiunto il consenso unanime a questo proposito in seno al Consiglio di Sicurezza. Lo ha detto il ministro turco degli Esteri, Ahmet Davutoglu, al quotidiano Milliyet. “Abbiamo sempre dato la priorità a un’azione comune della comunità internazionale, con una decisione delle Nazioni Unite – ha spiegato il ministro – ma se questa decisione non emerge dal Consiglio di Sicurezza, ci sono alternative che passeranno in cima all’agenda”. “Al momento, 36 o 37 paesi discutono di queste alternative – ha proseguito – Se nel quadro di questo processo si formerà una coalizione, la Turchia vi prenderà parte”.

Francia, l’Occidente deciderà la risposta entro la settimana

Secondo la Francia, l’Occidente deciderà “nei prossimi giorni”, più precisamente “entro la settimana”, quale risposta adottare rispetto alla crisi in Siria, alla luce del presunto attacco lealista di mercoledì scorso con missili al gas nervino sul’oasi di Ghouta, alla periferia est di Damasco, che sarebbe costato centinaia di morti: lo hanno affermato tanto il presidente Hollande quanto il ministro degli Esteri, Laurent Fabius. Anche se quest’ultimo ha riconosciuto che sarebbe “problematico” un eventuale intervento militare contro il regime di Bashar al-Assad che non fosse supportato da un mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove peraltro Russia e Cina certamente eserciterebbero ancora una volta il loro diritto di veto per bloccare ogni iniziativa. (AGI)

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