Siria: Obama valuta attacco “chirurgico”. Chiesto l’utilizzo di basi militari greche

Siria-missile-USAAttacco limitato. Non più di due giorni. Raid missilistici contro target militari. New York, 27 ago – Una serie di “attacchi chirurgici”, contro obiettivi strategici e simbolici. Una dura lezione al presidente Bashar al Assad, che ha attraversato la “linea rossa” usando armi chimiche contro le forze ribelli e contro il suo stesso popolo. Ma non un intervento che possa cambiare le sorti della guerra che da due anni e mezzo insanguina la Siria e ha finora provocato oltre 100 mila morti.

Questo, secondo le indiscrezioni che continuano a filtrare da Washington, il quadro dell’intervento che il presidente Obama e i suoi più stretti alleati si preparano a lanciare nel mattatoio siriano. Forse già da giovedì prossimo, per circa tre giorni, secondo quanto ha detto alla Nbc una fonte dell’ amministrazione Usa, che ha parlato di attacchi limitati e mirati a mandare un messaggio al regime di Damasco. Un intervento limitato nella portata e nella durata, che serva da punizione e da deterrente per il presidente al Assad, ha scritto anche il Washington Post, citando a sua volta alti funzionari dell’amministrazione, ma che invece parla di una durata di due giorni.

Anche sui possibili obiettivi continuano a filtrare indiscrezioni. Oltre alle informazioni di intelligence raccolte dagli 007 di vari Paesi, una lista dettagliata sarebbe stata fornita dall’opposizione siriana ai Paesi occidentali. I piani all’esame non considerano truppe di terra o l’imposizione di una no-fly-zone, nè tantomeno di colpire direttamente il presidente al Assad, secondo quanto ha detto una fonte dell’amministrazione all’agenzia Bloomberg. Si parla piuttosto di obiettivi di alto valore delle difese aeree, navali e di terra del regime, così come i centri di sostegno logistico e comando delle forze armate. Di fatto “target” non direttamente collegati agli arsenali chimici del regime.

Di certo il Pentagono è pronto: da mesi ha preparato per il presidente Obama, Comandante in capo, una vasta serie di opzioni per intervenire in Siria e, al tempo stesso, per cercare di rimanerne il più possibile al di fuori. E per questo si parla di raid missilistici, da condurre con i caccia dal di fuori dello spazio aereo siriano e soprattutto con le navi da guerra che incrociano nel Mediterraneo, dove gli Usa hanno portato a quattro il numero di cacciatorpediniere in grado di lanciare missili da crociera. Il 18 agosto, la portaerei USS Harry Truman si è allontanata dall’aerea, attraversando il canale di Suez, ma potrebbe essere ancora nel raggio di azione. Nel quadro delle operazioni ci sono poi anche unità britanniche, tra cui un sommergibile da attacco, e francesi, tra cui la portaerei Charles de Gaulle. I tempi, secondo il Washington Post, sembrano ancora dipendere da tre fattori: il completamento del rapporto dell’ intelligence che determini la colpevolezza del regime di Assad, le consultazioni con gli alleati e il Congresso e una giustificazione a intervenire in base alla legge internazionale, ma il cerchio sembra stringersi sempre più.

Le forze armate di Damasco (SCHEDA)

Nonostante quella della Siria rimanga sulla carta una delle forze armate più imponenti del mondo arabo il conflitto civile in corso da due anni ha seriamente ridotto le risorse disponibili in uomini e mezzi.

In teoria la Siria può contare su 178mila uomini, di cui 100mila fanno parte delle forze terrestri, 5mila della Marina e 27mila dell’Aeronautica; a questi vanno aggiunti 36mila effettivi della Difesa antiaerea. Fino al 2009 la stima era di circa 325mila uomini, ma defezioni, diserzioni e perdite sul terreno hanno probabilmente dimezzato la forza disponibile; secondo l’Istituto di Studi Strategici di Londra inoltre, intere unità sarebbero state sciolte perché considerate politicamente inaffidabili. Risulta invece più difficile stimare l’entità delle forze paramilitari fedeli al regime, impiegate in modo massiccio contro le milizie ribelli: nel 2009 erano stimate ad oltre 100mila uomini, fra polizia e milizie del partito Baath; infine, i riservisti di tutte le armi sono in totale circa 350mila.

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