Siria, G20 spaccato sull’intervento. Obama: paralisi Onu, agire senza il suo consenso

Obama-SiriaRoma, 6 set – Barack Obama vorrebbe agire con l’assenso delle Nazioni Unite, ma la “paralisi” al Consiglio di Sicurezza sulla Siria dovrebbe spingere le nazioni a lanciare un’azione militare senza la sua autorizzazione. “Se siamo seri nel voler sostenere il divieto di uso di armi chimiche, allora una risposta internazionale è richiesta” anche se non arriverà “attraverso il Consiglio di Sicurezza” ha detto Obama, durante la conferenza stampa finale al G20 di San Pietroburgo.

Il vertice del G20, ha confermato tutte le divisioni della comunità internazionale sulla crisi siriana e, soprattutto, sull’intervento armato annunciato da Barack Obama: divisioni confermate anche dal faccia a faccia tra il presidente americano e il padrone di casa russo, Vladimir Putin, che alla fine una riunione bilaterale a margine dei lavori l’hanno avuta. Riunione breve, peraltro, non certo paragonabile a un summit vero e proprio come quello originariamente in agenda e poi cancellato per gli strascichi dell’Nsagate, e contraddistinta da perduranti “divergenze” sulla Siria: è stato lo stesso Putin a ribadirlo, pur definendo il colloquio con Obama, meno di mezz’ora, “amichevole e costruttivo”.

Putin ha poi avvertito che, qualora passassero davvero all’offensiva, gli Stati Uniti e i loro alleati “si porrebbero al di fuori del diritto”, in quanto non si tratterebbe di auto-difesa e d’altra parte occorrerebbe la “preventiva approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. La Russia, ha avvertito, se le cose andassero diversamente aiuterebbe Damasco, sebbene solo sul piano “umanitario”. La contrapposizione tra i due schieramenti si è consumata anche sul piano strettamente numerico. Il confronto è stato aperto dal premier turco Recep Tayyip Erdogan, secondo cui tra i partecipanti al G20 i più sarebbero favorevoli all’intervento. Putin nella conferenza stampa conclusiva ha ribattuto con cifre opposte: solo Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Francia appoggerebbero un attacco anti-siriano, insieme ai governi di Gran Bretagna, il cui Parlamento ha però bocciato l’iniziativa, e Canada, che comunque ha da tempo fatto sapere che non vi parteciperebbe direttamente.

Contrari, tra gli altri, Russia, Cina, Argentina, Brasile, India, Indonesia, Sudafrica e l’Italia, unica citata tra i Paesi occidentali, con in più il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. Immediata la contro-replica della Casa Bianca: undici Stati sui venti presenti a San Pietroburgo sarebbero pronti non solo a condannare l’attacco chimico del 21 agosto ma altresì a dare “una forte risposta internazionale” a Bashar al-Assad. La parola passa adesso al Congresso americano, che voterà sull’eventuale operazione anti-siriana la settimana prossima: ad affermarlo non è stato Obama bensì il francese Francois Hollande. L’americano ha anzi preferito sorvolare su come si comporterebbe qualora il Parlamento lo sconfessasse.

Italia, Nave Andrea Doria; ministro Mauro: utile per ogni evenienza

In merito all’invio del caccia Andrea Doria, il ministro Mauro ha ribadito che essa ”ha un compito specifico, essendo dotata di sofisticati sistemi radar per aiutare quel contingente nel caso si creino problemi per cui è necessaria una sorveglianza anche sul piano delle comunicazioni aeree”. ”A bordo – ha proseguito Mauro – ci sono anche uomini del Reggimento San Marco ed elicotteri che sono in grado, eventualmente, di trasferire una parte del contingente. Ma tutto questo è puramente prudenziale – ha assicurato il ministro della Difesa- una procedura che si innesca quando si alza il livello di allerta, che è ovviamente conseguente alla tensione che si respira nell’area”.

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