Siria: armi chimiche, tutti i dubbi sulla responsabilità di Assad

AssadRoma, 9 set – Si alimentano sempre di più i dubbi sul fatto che sia stato Bashar al-Assad a utilizzare i gas mortali che lo scorso 21 agosto hanno ucciso 1.400 persone, fra cui centinaia di bambini a Damasco.

Mentre il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, cercava l’appoggio internazionale all’intervento militare alla riunione del G20 di San Pietroburgo e mentre il segretario di Stato John Kerry definiva ”innegabile” la responsabilità del regime siriano, in molti, fra gli ex membri dell’intelligence americana, si sono dichiarati scettici sull’effettiva qualità di queste prove.

Fonti citate dal Washington Post e riportate dall’agenzia cattolica AsiaNews, parlano di una telefonata intercettata dall’Unità 8200 di Israele in cui il Ministero degli Esteri siriano domanda spiegazioni all’esercito se vi era stato un attacco con armi chimiche non autorizzato. Dal tono della conversazione, era chiaro che il membro del ministero ”era fuori di sè per il panico”. Secondo la trascrizione originale dell’Unità 8200, il militare interrogato ”ha negato con forza l’uso di qualunque missile” e ha invitato i membri del Ministero a verificare di persona che tutte le armi chimiche fossero presenti. Alla fine, il militare ha concluso ”tutte le armi erano sotto controllo”.

A sostegno della tesi che non sia stato Assad a ordinare l’attacco, quanto meno direttamente, si sono schierati anche i servizi segreti tedeschi, che secondo il quotidiano Bild am Sontag avrebbero anche loro intercettato delle conversazioni via radio che confermerebbero che il presidente siriano ha sempre negato l’autorizzazione all’utilizzo delle armi chimiche, resistendo alle pressioni dei suoi vertici militari.

Un rapporto dell’intelligence egiziana – citato sempre dal Washington Post – racconta un meeting in Turchia fra funzionari dell’intelligence turca e del Qatar e i ribelli siriani: durante la riunione uno dei partecipanti avrebbe detto che gli eventi della guerra civile in Siria sarebbero ”cambiati il 21 agosto”, ovvero il giorno del presunto attacco chimico, trascinando gli Stati Uniti in una ”campagna di bombardamenti” contro il regime. Secondo gli 007 egiziani, l’attacco con il sarin a Moudhamiya, una zona sotto il controllo dei ribelli, sarebbe una falsa operazione condotta dai ribelli insieme ai servizi turchi e qatarioti.

Oggi un nuovo colpo di scena, dopo la liberazione del giornalista italiano Domenico Quirico, da cinque mesi nelle mani dei ribelli. Il suo compagno di prigionia, il belga Pierre Piccinin, ha raccontato di aver udito una conversazione e di avere ”la certezza che non è stato Assad a usare armi chimiche”, annunciando la prossima pubblicazione della notizia sulla stampa belga e sul quotidiano torinese. Quirico non ha smentito del tutto le affermazioni del collega, precisando tuttavia di aver ascoltato una ”conversazione in inglese via Skype” nella quale si ”diceva che l’operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l’Occidente a intervenire militarmente”, ma di non aver elementi per giudicare l’affidabilità di queste dichiarazioni. (ASCA)

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