Russia: l’equipaggio militare lascia il mitico incrociatore Aurora

incrociatore-auroraPortò soccorsi alla popolazione di Messina, dopo terremoto 1908. Mosca, 16 ott – Si conclude oggi a San Pietroburgo una lunga e onorata carriera militare, segnata da qualche scandaletto, ma certo non priva dell’immortale fascino della Rivoluzione. L’incrociatore Aurora, simbolo della capitale degli zar e dell’Ottobre “rosso” , è stato lasciato dalla sua flotta militare di 14 marinai alle 5 del mattino ed è stato consegnato a un equipaggio civile, per essere definitivamente trasformato in una filiale del Museo Navale Militare di San Pietroburgo. Un atto conclusivo per le infervorate polemiche che hanno contraddistinto gli ultimi anni di vita militare dello storico vascello, considerato ora da parte delle Forze armate un costo eccessivo. Ma soprattutto un capitolo importante per la città dell’intelligentsia russa, che tradizionalmente tollera molto male gli affronti ai propri monumenti. In effetti, l’Aurora aveva patito recentemente qualche colpo basso, certo non all’altezza della sua storia. Uomini d’affari ubriachi si erano gettati nelle acque del fiume Neva per cercare di smaltire la sbornia, dopo un party a bordo organizzato dal miliardario russo Mikhail Prokhorov, nel 2009. Il 16 ottobre 2011 tre uomini scalarono invece l’albero maestro, issando una bandiera pirata: l’azione organizzata dall’associazione “Cibo al posto delle bombe” venne ribattezzata “la risurrezione dell’Aurora”. Certo episodi poco consoni all’incrociatore che nell’ottobre 1917 sparò il segnale per la conquista del Palazzo d’Inverno durante la Rivoluzione russa, alla quale partecipò attivamente.

Ed è davvero nobile tutta la sua biografia. L’onore militare inizia nel 1904-1905, quando prese parte alla guerra russo-giapponese e dopo la battaglia di Tsushima, fu una delle poche navi russe superstiti. La sua storia incrocia la nostra quando nel 1908 fu una delle prime navi a portare i soccorsi alla popolazione di Messina e Reggio Calabria colpite dal terremoto. E poi l’affondamento, durante l’assedio di Leningrado, nonostante gli sforzi eroici del suo equipaggio. Un passato tanto glorioso da diventare ingombrante, quanto i costi per mantenerlo in vita. Già nel dicembre 2010, il ministro della Difesa Anatoly Serdyukov firmò un documento in base al quale veniva trasformata la gloriosa nave in un vero e proprio reperto da museo, e l’equipaggio doveva essere composto da personale civile. Il tutto aveva come termine massimo lo scorso primo agosto. Ma evidentemente i coscritti non avevano fretta. E ancora nella sera del 3 settembre, un’altra battaglia: si cerca di sloggiarli, ma vengono difesi dal personale del museo. Ora, dopo aver lasciato la nave, il destino dell’equipagio militare sarà deciso al più alto livello. Al Comandante in Capo, il presidente Vladimir Putin, si sono infatti rivolti i marinai stessi, pur di tornare a bordo. (TMNews)

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