Psicologia: soldati europei ed americani che non rispettano i morti si sentono cacciatori

soldati-crudeltaLondra, 23 mag. – I soldati che dissacrano i morti vedono se stessi come un gruppo di cacciatori. Una percezione che riguarda quei soldati che mutilano e offendono i cadaveri dei nemici come trofei. E’ il risultato di una ricerca dell’Economic and Social Research Council (ESRC) disponibile sul sito della fondazione britannica, che rivela che questo tipo di comportamento dipende dallo status mentale dei soldati che pensano al nemico “razzisticamente” come inferiore e utilizzano il linguaggio e le immagini della caccia per descrivere le proprie azioni.

“Le radici di questo comportamento delle truppe moderne – ha spiegato Simon Harrison che ha effettuato lo studio – non è rilevabile tra i disturbi psicologici ma è la conseguenza di una tradizionale storia di razzismo piegata all’uso militare che, da sempre, adotta metafore della caccia per la guerra: i nemici sono uomini ritenuti inferiori e cacciati e appellati come animali. Un problema che riguarda in particolare i soldati nordamericani ed europei che, come hanno dimostrato le degenerazioni da guerra degli ultimi decenni, tendono a comportarsi in maniera più spietata e maniacale con i nemici culturalmente e socialmente ritenuti distanti”. La ricerca porta ad esempio le torture effettuate dai Marines contro i talebani in Afghanistan, torture non rilevate in conflitti più “vicini” culturalmente come quello nella ex-Jugoslavia. “Si tratta di una forma di violenza marcatamente razzista e le mutilazioni si verificano quando i nemici sono rappresentati come prede, con parti del cadavere rimosse come trofei – ha concluso l’esperto – comportamenti causati dall’adozione della metafora della caccia per la guerra”. (AGI)

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.