Libia: console italiano a Bengasi, contro gli americani un assalto militare

ambasciatore-bengasi“La violenza non sembra essere stata innescata dal nuovo film su Maometto”. Bengasi, 12 set – Una aggressione a sorpresa e di stampo militare, non una manifestazione di protesta contro il nuovo film su Maometto degenerata in violenza. Il console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, che ieri si trovava a poca distanza da quello che descrive come un ”ufficio distaccato” dell’ambasciata americana, non ancora un consolato, spiega così i tragici avvenimenti di ieri.

Parlando al telefono con l’Adnkronos, De Sanctis ricorda che nel 2006, quando il consolato a Bengasi venne assalito durante le violente proteste contro le vignette su Maometto pubblicate su un quotidiano danese, e lui lavorava all’ambasciata a Tripoli dove fu immediatamente istituita una cellula per seguire la crisi, la manifestazione era stata notificata prima dagli organizzatori alla sede diplomatica. Come accade di solito in questi casi in Libia, sottolinea. ”Si è trattato di una azione più militare, un attacco iniziato senza che fosse preceduto da alterchi o slogan di protesta. Il luogo inoltre non è uno di quelli in cui si organizzano di solito le manifestazioni, è fuori città”, spiega il diplomatico italiano precisando che la maggior parte degli abitanti di Bengasi non sembrano infastiditi dal fim su Maometto.

”Ieri mi trovavo per caso vicino all’ufficio americano e ho sentito tutto, il fumo le esplosioni”, ricorda De Sanctis, precisando che l’ambasciatore era a Bengasi, come accadeva peridicamente (durante la rivoluzione era stato il rappresentante speciale di Washington presso il Cnt), ieri per raccogliere gli umori della città alla vigilia della nomina del premier. ”Tutto sembra essere iniziato come un assalto armato, con una grossa esplosione, poi gli assalitori sono riusciti a scatenare un incendio all’interno” dell’ufficio, aggiunge, ricordando anche che l’edificio è rimasto aperto dopo l’intervento non immediato delle forze libiche: nella notte si vedevano girare per la città persone che erano riuscite a entrare portando via i mobili. Alla succursale americana di Bengasi è assegnato a rotazione di qualche mese un solo funzionario inviato da Tripoli. L’atmosfera in città non appare come tesa, anche se negli ultimi mesi sono arrivati a Bengasi gruppetti di estremisti che provocano, come quando il mese scorso sono alcuni di loro sono entrati nella sede di una ong danese accusando i due libici che ci lavoravano di proselitismo cristiano. (Adnkronos)

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.