Iraq: gen. Angelelli, oggi più sicuro ma non immagino assenza della NATO dopo 2011

militari-iraqBaghdad, 26 nov – (Dall’inviata Federica Iannetti) – ”Oggi l’Iraq è un paese molto più sicuro, poichè le sue forze di sicurezza si sono evolute grazie all’addestramento e alla formazione condotti dalla Nato Training Mission, raggiungendo un alto grado di gestione del territorio, dimostrato anche nelle elezioni dello scorso marzo, svoltesi in totale sicurezza”. Dopo il 2011, ”si dovrà compiere un altro passo avanti affinchè siano le forze di polizia nazionali a gestire il controllo interno del Paese. Nonostante ciò, non riesco però a immaginare, dopo questa data, un’assenza assoluta della Nato. ”. A parlare è il Generale di Divisione Claudio Angelelli, vice-comandante della Nato Training Mission – Iraq, in un briefing con alcuni giornalisti italiani oggi a Baghdad. Dunque un paese più sicuro che ”sta conquistando una buona capacità di gestione”. Ultimo caso, in ordine di tempo, le centrali operative dei ministeri della Difesa e degli Interni, nonchè il Gabinetto del Primo ministro per le quali, appena qualche giorno fa, è stata dichiarata la totale autonomia – restando solo alcuni advisor “stranieri” come ufficiali di collegamento – raggiunta dopo attività di training Nato condotte sia in loco che attraverso addestramento del personale iracheno all’estero. Obiettivo della Nato Training Mission in Iraq – alla quale partecipano 13 nazione più l’Ucraina, e in cui l’Italia è al primo posto per contributo di uomini impegnati, primi fra tutti i Carabinieri – è proprio quello di ”fornire addestramento e assistenza alle forze di sicurezza irachene affinchè l’Iraq possa avere forze multietniche efficaci e sostenibili capaci di provvedere alla sicurezza della popolazione”, hanno ricordato i militari italiani presenti all’incontro.

A dimostrare la maggiore sicurezza ”sono anche i risultati – sottolinea Angelelli – ottenuti dalle forze irachene sul territorio. Basti pensare al numero di operazioni portate a termine: dagli arresti, al disinnesco di ordigni, alla scoperta di nascondigli e depositi di munizioni. Un’attività dunque – aggiunge – nella quale gli italiani hanno avuto un ruolo importante grazie alla formazione, che i nostri carabinieri hanno condotto non solo sul versante militare ma anche di polizia e di prevenzione. Oggi infatti le forze di sicurezza irachene sono in grado di fare attività di indagine, raccolta e analisi delle diverse situazioni, riuscendo a prevenire i rischi”. Quanto alle cifre: ”il numero di attentati è decisamente diminuito – spiega il generale Angelelli – perchè nel 2006-2007 si contavano circa 100 morti al giorno, oggi siamo scesi a 3 o 4 al massimo, non solo a Baghdad ma in tutto il territorio nazionale da Nord a Sud. Per l’immediato futuro, ovvero dopo il 31 dicembre 2011, data del ritiro delle forze Usa, ”si dovrà compiere un ulteriore passo, ovvero l’Iraq dovrà pensare a garantire la sicurezza interna con le sue forze di polizia. Al momento le forze armate irachene contano circa 260 mila uomini – spiega – mentre quelle di polizia si aggirano intorno ai 400 mila uomini. Nel tempo, queste ultime probabilmente andranno incrementate per riuscire così ad assumere il pieno controllo del territorio interno. Ci sarà dunque una ripartizione di competenze e responsabilità. E il futuro sarà dunque molto condizionato dalla capacità di risposta e dall’attenzione che il governo iracheno avrà verso le proprie forze di sicurezza”. Certo – ammette – la situazione del paese è molto complessa, e dunque lo è anche la risposta politica, ma possiamo sicuramente dire che la capacità di gestione della sicurezza sul territorio è ottima”. Ciò non toglie che la Nato non abbandonerà completamente il Paese. ”Anche dopo il 2011 continuerà ad essere presente. Perchè – conclude – penso che per una definitiva stabilità dell’Iraq serviranno ancora dai 2 ai 5 anni”. (Adnkronos)

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