Iran: Obama, un anno per l’atomica, tutte le opzioni sul tavolo

Iran-atomicaIl presidente USA: parlerò direttamente al popolo israeliano. Tel Aviv, 15 mar (di Aldo Baquis) – ”Sulla base della tecnologia acquisita finora, l’Iran necessita circa un anno o un po’ di più per produrre armi nucleari. Ma noi ovviamente non vogliamo arrivare vicini a quel punto… Il nostro obiettivo è di accertarci che l’Iran non venga a dotarsi di armi nucleari che metterebbero in pericolo Israele ed innescherebbero una corsa agli armamenti nella Regione”.

Lo ha affermato Barack Obama in una intervista concessa alla televisione commerciale israeliana Canale 2 alla vigilia di una sua missione in Israele e nei Territori palestinesi: la prima in qualità di presidente degli Stati Uniti. Obama ha ribadito a più riprese di essere in sintonia, sulle questioni militari e strategiche fondamentali, con il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Secondo il presidente, nei confronti dell’Iran esiste una finestra di opportunità che va sfruttata fino in fondo con strumenti diplomatici, assecondati da forti sanzioni. ”Ma tutte le opzioni restano sul tavolo” ha ribadito, in risposta ad una domanda circa la eventualità di un intervento militare. ”E quando dico che tutte le opzioni sono sul tavolo intendo dire: tutte le opzioni sono sul tavolo. Gli Stati Uniti dispongono infatti di capacità molto significative”.

Sulla questione delle relazioni israelo-palestinesi, Obama ha lasciato intendere che non sono in vista per il momento iniziative diplomatiche statunitensi. Il suo obiettivo immediato sarà quello di ”ascoltare” il premier Benyamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen. ”La mia opinione – ha insistito – è sempre stata che la soluzione della questione palestinese contribuirebbe alla sicurezza di Israele”. A Gerusalemme e a Ramallah il presidente dispenserà comunque alcuni consigli. A Netanyahu farà presente la necessità di rafforzare i palestinesi moderati; per Abu Mazen, il consiglio sarà di non tentare altre iniziative unilaterali alle Nazioni Unite. Tutti i principali mezzi di comunicazione israeliani avevano chiesto un’intervista ad Obama, ma il presidente ha voluto scegliere di persona un’unica intervistatrice, con cui inoltre sapeva che si sarebbe sentito a suo agio. E la giornalista, Yonit Levy, non lo ha deluso. Se fosse libero dalla ferrea etichetta diplomatica, gli ha chiesto ammiccando, cosa farebbe una volta giunto a Tel Aviv ? Dopo averle lanciato a sua volta un sorriso smagliante, Obama ha ammesso di aver fantasticato di mettersi baffi finti per poter andare in un bar, o alla spiaggia, o in un campus universitario dove avere incontri ravvicinati con le persone normali. Un suo scopo importante, ha aggiunto, sarà quello di rivolgersi direttamente al popolo israeliano ”per dirgli che in tutta la mia carriera ho sempre provato ammirazione non solo per la storia di Israele, non solo per i suoi valori fondamentali, non solo per i suoi straordinari successi economici, ma anche per il diritto fondamentale di Israele di fungere in sicurezza da patria del popolo ebraico. E’ una cosa che avverto in maniera molto profonda nel mio cuore”. La Levy ha cercato anche di indagare quale fondamento ci fosse nelle fughe di notizie relative ai suoi screzi, talora anche pesanti, con il conservatore Netanyahu. ”Quando lei legge che il presidente, in un incontro privato, ha detto questo o quello, io le consiglio davvero – ha detto Obama – di prendere quelle parole con un grano di sale”. E forse anche per fugare fra i telespettatori israeliani la sensazione residua che possa esserci una sua freddezza verso il primo ministro di Israele, per tutta la intervista lo ha evocato familiarmente con il suo diminutivo, “Bibi”. (ANSA)

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