Difesa: Pechino alla rincorsa degli USA nella “guerra dei droni”

WJ-600L’industria cinese sta sviluppando rapidamente numerosi modelli. Washington, 11 lug. – Nella “guerra dei Droni” un nuovo protagonista si sta preparando per conquistare la ribalta mondiale. Neanche a dirlo, è la Cina. Pechino sta procedendo rapidamente nei programmi di sviluppo di velivoli senza pilota in grado di competere con i più sofisticati modelli americani, i Predator e i Global Hawk. Un mercato che ha visto crecere vertiginosamente la domanda dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. All’ultimo Air Show di Zhuhai, la principale esposizione dell’industria aeronautica cinese, i visitatori facevano la fila per vedere da vicino il modello di un drone a reazione con capacità offensive, il WJ-600, le cui capacità così come quelle di circa un’altra ventina di modelli simili sviluppati dai cinesi, non sono ancora state testate ufficialmente. Al momento, circa una cinquantina di Paesi hanno acquistato dei droni per le attività di sorveglianza e molti hanno avviato propri programmi di sviluppo per delle versioni da combattimento. La vendita di questo tipo di modelli è infatti al momento limitata alle vendite che avvengono tra gli Stati Uniti e un ristrettissimo numero di loro alleati, tra cui l’Italia.
 
Un settore in rapidissima ascesa
 
“E’ la direzione nella quale sta andando tutta l’industria aeronautica”, spiega Kenneth Anderson, professore di Legge alla American University, che studia gli aspetti legali dell’impiego dei droni nelle operazioni di guerra. “Tutti finiranno per usare questa tecnologia, perchè diventerà lo standard per molte applicazioni che al momento sono ancora una prerogativa degli aerei con pilota”. Gli strateghi militari guardano ai droni come ad armi relativamente a buon mercato e come strumenti da ricognizione di grande efficacia. I modelli che vengono lanciati a mano dalle truppe di terra hanno un costo nell’ordine di qualche decina di migliaia di dollari. Il modello più sofisticato, il Predator B o MQ9-Reaper, prodotto dalla General Atomics Aeronautical Sistem, costa circa 10,5 milioni di dollari. Per fare un paragone, un singolo esemplare di caccia F-22 costa circa 150 milioni di dollari. Secondo un rapporto del Teal Group di Fairfax, quello dei velivoli senza pilota è divenuto il settore più dinamico dell’industria aeronautica. Le previsioni indicano infatti che nel prossimo decennio la spesa globale per i droni raddoppierà, raggiungendo un totale di 94 miliardi di dollari.

Anche altri paesi sono impegnati nella contesa tecnologica

Negli ultimi anni, nessun Paese ha però accelerato i propri programmi di ricerca quanto la Cina. Il primo modello di drone fu presentato all’Air Show di Zhuhai cinque anni fa. Ora, tutti i maggiori fornitori dell’apparato militare cinese si sono dotati di centri di ricerca per lo sviluppo di questo tipo di velivoli. “Gli Stati Uniti esportano pochi esemplari di droni da combattimento e noi stiamo cercando di acquisire un vantaggio in quella fascia di mercato “, spiega Zhang Qiaoliang, rappresentante dell’Istituto di progettazione e ricerca aeronautica Chengdu, costruttore di tutti i più avanzati velivoli militari impiegati dalla forze armate cinesi. Infatti, se i droni per le attività di sorvegliaza sono ormai divenuti di uso comune in tutto il mondo, i droni da attacco e combattimento, sono molto più difficili da acquistare. Israele, il secondo maggiore produttore mondiale di droni dopo gli Stati Uniti, ha sviluppato dei modelli armati, senza però che al momento se ne conoscano molti dettagli. L’India ha annunciato quest’anno lo sviluppo di modelli in grado di lanciare missili e volare a 10.000 metri di altezza. Anche la Russia ha messo in mostra dei modelli da combattimento, ma non è chiaro se al momento siano pienamente operativi.

Al momento la superiorità USA è ancora incontestata

Tuttavia, nessuno di questi modelli è al momento in grado di minacciare la superiorità della tecnologia americana, combinata ai sistemi di satelliti e telecomunicazioni Usa necessari per impiegare con successo i droni in ogni angolo del globo. “Non credo che la tecnologia dei droni cinesi abbia ancora raggiunto livelli di eccellenza”, afferma Wu Zilei, della China Shipbuilding Industry Corp, ricordando quanto viene costantemente ripetuto negli ambienti dell’industria aeronautica: “i droni cinesi da ricognizione sono Ok, quelli da attacco sono ancora ben lontani da quelli Usa”. Eppure, Richard Fisher, membro dell’International Assesment and Strategy Center di Washington, mette in guardia: “I cinesi stanno recuperando rapidamente, questo è sicuro. Non dobbiamo cullarci troppo sul fatto che abbiamo dei ritardi tecnologici in alcuni settori. E’ solo una questione di tempo”. (Adnkronos)

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