Crisi siriana, ministro Mauro: rischi per il mondo intero

Crisi-Siria2Vescovo di Aleppo: con l’intervento militare si rischia la guerra mondiale. Ministro Mauro: rischi per il mondo intero. Damasco minaccia rappresaglie contro Israele, spari contro ispettori ONU. Roma, 26 ago – La prima giornata di indagini degli ispettori delle Nazioni Unite dalle quali può dipendere un intervento militare in Siria è cominciata sotto il tiro dei cecchini. Spari di non meglio precisata provenienza hanno infatti tentato di impedire agli esperti Onu – presenti sul terreno per indagare sul presunto uso di armi chimiche – di recarsi in uno dei sobborghi della capitale colpito, secondo testimoni e medici, “dall’attacco chimico” del 21 agosto scorso che avrebbe causato la morte di centinaia di persone.

Gli esiti della delicata missione delle Nazioni Unite, per quattro lunghi mesi osteggiata dalle autorità siriane che solo ieri e dopo cinque giorni dal sospetto bombardamento hanno concesso i permessi agli esperti internazionali, sembrano essere decisivi nel dare sostegno o meno all’ipotesi di un’azione militare occidentale contro il regime degli Assad, al potere da quasi mezzo secolo. Una parte degli ispettori Onu è comunque riuscita a penetrare a Muaddamiya, depresso sobborgo stretto tra l’aeroporto militare di Damasco e l’ormai distrutta cittadina di Daraya. Delle località indicate come colpite la settimana scorsa, Muaddamiya è pero’ stata quella meno toccata dai raid mortali: in tutto, negli ospedali da campo visitati dagli esperti internazionali, si contano una settantina di uccisi, mentre nelle cittadine a est di Damasco – come Zamalka, Arbin, Ayn Tarma – sono stati seppelliti centinaia di corpi, tra cui di donne e minori, anche neonati.

La visita a Muaddamiya degli ispettori Onu, guidati dallo svedese Ake Sellstrom, era cominciata stamani con spari di arma da fuoco ai veicoli del convoglio, che fino alle porte del sobborgo è stato scortato da mezzi delle forze di sicurezza del regime. Per gli spari dei “cecchini”, il regime ha accusato “bande armate”, mentre gli attivisti dei Comitati di coordinamento locale, espressione di quel che rimane della cittadinanza locale, hanno riferito di colpi “provenienti dal posto di blocco dei servizi di sicurezza militari e dei comitati popolari”, in riferimento alle milizie del regime che controllano gli accessi al sobborgo. Un veicolo dell’Onu è stato danneggiato, ma altri mezzi si sono fatti strada. E sono stati successivamente seguiti nel cuore di Muaddamiya da ribelli armati. Come prima tappa, nell’ospedale da campo vicino alla moschea Rawda, gli osservatori hanno parlato con alcuni medici e hanno prelevato non meglio precisati “campioni”. Attivisti hanno documentato con video e foto la visita degli esperti, che è poi proseguita al luogo dove, secondo i testimoni, si è avuto l’impatto di uno dei razzi contenenti i “gas tossici”. Anche in questo caso, come ha affermato un comunicato dell’Onu, sono stati raccolti “campioni”, presumibilmente dal terreno e da edifici investiti dall’esplosione. In serata, testimoni hanno visto il convoglio degli esperti Onu rientrare al lussuoso Hotel Four Seasons e non è chiaro se domani gli osservatori tenteranno di recarsi nelle zone a est di Damasco. Qui dal 21 agosto scorso a oggi si sono avuti numerosi raid aerei con armi convenzionali e – secondo attivisti locali – sono morte più di cento persone.

La stessa Muaddamiya è stata oggi obiettivo dei raid di artiglieria del regime: i bombardamenti “punitivi” sono cominciati appena gli esperti Onu hanno lasciato la zona. Scene analoghe si sono verificate in altre regioni della Siria in guerra, dove sono proseguiti anche oggi scontri tra i diversi schieramenti. Secondo i Comitati di coordinamento locali, 104 persone sono morte solo oggi sotto i colpi di armi convenzionali, ma è un bilancio provvisorio e incompleto perchè non tiene conto dei morti tra le fila delle milizie fedeli agli Assad. Secondo la tv di Stato, terroristi hanno sparato mortai contro Bab Sharqi, quartiere della città vecchia, poco lontano da una storica chiesa armena, mentre una milizia palestinese da decenni fedele al regime siriano – il Fronte popolare Comando Generale, guidato dall’anziano Ahmad Jibril – ha minacciato di colpire in caso di azione militare occidentale contro Damasco “gli interessi regionali” dei Paesi che sosterranno l’eventuale “aggressione”.

Vescovo di Aleppo, intervento militare? Rischio guerra mondiale

“Se ci fosse un intervento militare” in Siria si rischierebbe “una guerra mondiale”. Così monsignor Antoine Audo, vescovo di Aleppo e presidente di Caritas Siria. “Speriamo che – continua a Radio Vaticana – l’intervento del Papa per favorire un vero dialogo tra le differenti parti in conflitto, per trovare una soluzione sia il primo passo per non usare armi, ma per far sì che la gente possa essere libera di muoversi, di viaggiare, di comunicare, di lavorare”. Il porporato auspica quindi “una forza internazionale che aiuti a dialogare e non a fare la guerra”.

Damasco minaccia, pronti a rappresaglia contro Israele

Intanto un esponente del regime di Damasco ha ventilato la possibilità di un attacco contro Israele nel caso di intervento militare in Siria da parte delle potenze occidentali. “La Siria ha un’arma strategica ed è in grado di rispondere” agli attacchi contro il suo territorio, ha ammonito il sottosegretario all’Informazione siriano, Khalaf Al-Muftah, in una dichiarazione rilasciata a Radio “Sawa”, l’emittente radiofonica Usa in lingua araba. “Le armi strategiche sono puntate principalmente contro lo Stato ebraico, che sarà considerato mandante di ogni eventuale aggressione e quindi sarà sotto il fuoco siriano” ha avvertito Al-Muftah. Il sottosegretario non ha quindi escluso un intervento a favore del regime siriano da parte di Iran, Iraq e del movimento sciita libanese Hezbollah, che compongono “l’asse della resistenza” nella regione.

Bonino, intervento impensabile senza copertura Onu. Considerare le reazioni di Russia e Iran

Un intervento militare in Siria senza la copertura del Consiglio di sicurezza dell’Onu non è praticabile. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri Emma Bonino a Radio Radicale, invitando a considerare quale potrebbe essere la reazione di Russia e Iran. “Dovremmo evitare di rendere mondiale un dramma che è internazionale – ha aggiunto -. E anche l’opzione 1 di un intervento limitato rischia di diventare illimitato”.

Dello stesso parere anche il generale Mauro Del Vecchio (PD): in Siria, come in tutto il Medio Oriente “la situazione è drammatica – spiega Del Vecchio -, soprattutto sotto l’aspetto dei diritti umani”. Per questo “sull’adozione del modello Kosovo sono personalmente molto perplesso, perchè credo si debba passare necessariamente attraverso un avallo del Consiglio di sicurezza. Il sostegno dell’Onu è in questi frangenti molto importante”.”In Kosovo – dice all’Adnkronos – c’era una situazione analoga, ma i risvolti internazionali erano meno delicati e complessi di quelli in Siria”. Dunque, sull’eventualità di un intervento in Siria “senza l’avallo del Consiglio Onu, basato solo sull’azione di alcuni ‘volenterosi'”, il Generale Del Vecchio aggiunge: “Sarei molto prudente, e resto convinto che si debba indurre il Consiglio di sicurezza ad affrontare con maggiore determinazione questa situazione che è diventata ormai insostenibile”.

Ministro Mauro, evitare crisi anche per la situazione in Siria. Rischi per il mondo intero

“Se solo dessimo credito per un po’ a tutto quello che abbiamo raccontato finora direi che prima di pensare di far cadere un governo del nostro Paese bisognerebbe riflettere e molto a lungo”. Lo ha detto a Rainews24 il ministro della Difesa, Mario Mauro, dopo aver esposto i rischi del conflitto siriano non solo per il medio oriente, ma “per il mondo intero”. “Mai come in questa circostanza – ha aggiunto – la maggioranza è assolutamente compatta, coesa e fortemente protesa nel difendere l’interesse nazionale e a garantire condizioni di pace e stabilità per l’intera zona euro-mediterranea. Quindi tutte le cautele del ministro Bonino sono, una per una, profondamente condivisibili”.

“Il governo italiano a partire da oggi, con apposite riunioni, entrerà nel merito di questa vicenda che ora dopo ora diventa sempre più angosciosa”, ha affermato Mauro, aggiungendo che “in queste ore è l’intera comunità internazionale, che sta consultandosi nel merito. La guerra civile siriana è pericolosissima per l’intero spazio mediorientale, per l’area euro-mediterranea, per il mondo intero, perchè sono coinvolti gli interessi di tante potenze e sullo sfondo c’è il conflitto che investe il mondo musulmano tra sunniti e sciiti. Dunque ce ne è più che a sufficienza per suggerire a tutti di cercare prioritariamente una soluzione politica”. In questo contesto, “ci vuole estrema prudenza e un’attenzione spasmodica – ha aggiunto il ministro della Difesa – a verificare tutte le informazioni che riguardano il teatro siriano, perchè indurre anche attraverso i media, come sta avvenendo in Paesi come la Gran Bretagna, a facili conclusioni, può contribuire a compromettere lo scenario di sicurezza all’interno del quale si vive nelle nostre nazioni. Quindi, prima di parlare di lancio di missili, di iniziativa militare e di cosa dovrebbe fare questo o quel Paese occorre verificare le informazioni. Bene ha fatto il governo italiano, insieme agli altri governi occidentali, a pretendere dalle autorità siriane che ci sia pieno accesso del sito dove verosimilmente c’è stato utilizzo di armi chimiche per verificare non solo la veridicità dei fatti ma anche a chi attribuirli”. “Serve tanto senso di responsabilità, tanta calma e sangue freddo – ha ribadito il ministro – per impedire che quello che è un vespaio si trasformi in un incendio capace di divorare tutto il Medio oriente”.

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