Allarme rosso in Israele: l’Iran ha l’uranio per 4 bombe

Iran-atomicaSalgono i toni, il vicepremier chiede più determinazione all’occidente.  Tel Aviv, 2 feb – (di Alessandro Logroscino) La confraternita globale degli 007 dispone oggi di ”prove inconfutabili” dell’intenzione dell’Iran di procedere spedito verso un arsenale nucleare fatto in casa. Non solo: sa anche che Teheran è già riuscita ad accumulare materiale fissile sufficiente a produrre, di qui a non molto, fino a quattro bombe atomiche. L’allarme rosso arriva dal capo dell’intelligence militare israeliana, generale Avi Kochavi, e riflette un’escalation di toni e ammonimenti – nei confronti del nemico pubblico numero uno iraniano – che lo Stato ebraico alimenta ormai con cadenza quotidiana.

La tribuna, da alcuni giorni, è quella della Conferenza annuale internazionale di Herzliya (nord di Tel Aviv) sui temi della sicurezza, dove Kochavi ha unito stamattina la sua voce al coro di denunce di uomini politici e analisti (israeliani, ma anche americani) sul “pericolo Iran”. In un quadro nel quale l’inquietudine s’incrocia con il richiamo a scenari concreti – per quanto ancora ipotetici – di opzioni militari ravvicinate. Fra i paladini della prova di forza è spuntato a Herzliya anche James Woolsey, ex direttore della Cia e vecchio nostalgico della guerra fredda, pronto a giurare sull’inevitabilità della partecipazione Usa a un apocalittico bombardamento sull’Iran che presto o tardi dovrà prendere di mira – a suo dire – intere guarnigioni della Guardia Rivoluzionaria cara agli ayatollah. Kochavi si è attenuto invece a una relazione più tecnica, indicando, fuor di retorica, ”fatti provati”. ”L’Iran – ha tagliato corto – sta vigorosamente perseguendo l’obiettivo di un potenziale militare nucleare e la comunità dei servizi d’intelligence concorda ormai con Israele su questo punto”. Inoltre – stando alle stime in suo possesso – Teheran dispone già oggi di tonnellate di materiale fissile, inclusi ”100 chili di uranio arricchito al 20%” sufficienti sulla carta a imbottire quattro bombe H. Bombe che, secondo il capo di stato maggiore della difesa, generale Benny Gantz, potrebbero cominciare a essere sfornate ”entro un anno”.

Ad aggiungere minaccia alla minaccia, Kochavi ha evocato lo spettro dei ”200.000 missili” in possesso oggi dei nemici dello Stato ebraico (dall’Iran alla Siria, dai palestinesi di Hamas alle milizie sciite di Hezbollah, accusate d’aver trasformato in deposito di ordigni ”una casa ogni 10 nel sud del Libano”): tutti capaci di centrare città israeliane. Un contesto che, a giudizio di un altro oratore di Herzliya, il vicepremier ed ex capo di stato maggiore Moshè Yaalon, dovrebbe indurre l’Occidente a fare la faccia feroce. Secondo Yaalon, l’Iran sta cercando di realizzare missili a lunga gittata in grado di colpire perfino gli Usa e non può non rappresentare dunque ”un incubo per tutto il mondo libero”. Ma la Repubblica Islamica può ancora essere messa all’angolo a patto di renderla consapevole del fatto che ”qualsiasi installazione militare iraniana” non è al riparo di un’eventuale azione bellica. ”L’Occidente ha la capacità di attaccare, ma fino a quando non si mostrerà determinato a farlo (in caso di necessità) gli iraniani continueranno con i loro trucchi”, ha incalzato Yaalon, avvertendo che ”al momento Teheran non vede questa determinazione: sia su un’opzione militare, sia nell’attuazione delle sanzioni”. Perchè le cose cambino, ha ammesso, ”si deve d’altronde convincere anche Cina, Russia e Turchia” a non aggirare l’embargo. E si deve provare a farlo adesso. La cancelliera Angela Merkel lo considera fra le priorità di una visita a Pechino, al via in queste ore. Ma l’impresa pare ardua. E nella percezione israeliana somiglia molto a un’ultima chance. (ANSA)

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