Afghanistan: negoziati di pace, Talebani pronti alla tregua

talebani-afghanistanLondra, 10 set – Novità sul fronte dei negoziati di pace in Afghanistan: i talebani sarebbero disposti ad accettare una tregua e potrebbero anche acconsentire alla presenza delle truppe Usa; gli uomini più moderati del movimento infatti non vedono prospettive di vittoria a breve termine e sono pronti dunque a firmare un accordo, ma con gli Usa e non con il governo Karzai. E’ quanto rivela un rapporto stilato sulla base dell’opinione di una serie di talebani e negoziatori, rapporto a cui la stampa britannica da’ ampio risalto. Il rapporto, realizzato dal Royal United Services Institute, sostiene – scrive il Guardian- che i talebani sono pronti a rompere con al-Qaeda e anche disponibili ad aperture sul fronte della scolarizzazione femminile.

I talebani non vogliono il negoziato con il governo Karzai, accusato di “un alto livello di corruzione” non in grado di organizzare elezioni davvero libere. Il documento, intitolato “Prospettive talebane di riconciliazione”, è il frutto di colloqui con quattro figure del movimento degli studenti coranici di cui non viene rivelato il nome. Due di loro erano ministri nel passato governo talebano e sono ancora ai vertici del movimento (uno sarebbe “molto vicino” al mullah Mohammad Omar, l’elusivo leader talebano); un terzo è descritto come un anziano comandante ex mujaheddin, e l’ultimo sarebbe un afghano con una vasta esperienza nella trattativa con i talebani. “I talebani”, si legge nelle conclusioni del documento”, sarebbero pronti a negoziare un cessate-il-fuoco nell’ambito di un accordo generale e anche come ponte tra le misure di fiducia reciproca e la questione centrale della distribuzione del potere politico” nel Paese. “Il cessate-il-fuoco richiederebbe una forte giustificazione islamica, per mettere a tacere ogni sospetto di resa”, viene spiegato. Ancora più sorprendente, prosegue il quotidiano britannico, almeno in considerazione della propaganda ufficiale talebana che da anni decanta la crociata contro l’invasore straniero, sarebbe la disponibilità ad “accettare una presenza militare statunitense di lungo termine”. Secondo uno degli intervistati, descritto come uno dei miliziani fondatori del movimento, un accordo che lasciasse le truppe Usa operanti all’esterno delle cinque principali basi militari – Kandahar, Herat, Jalalabad, Mazar-e-Sharif e Kabul- potrebbe essere accettato purchè la presenza americana non “interferisse nella sovranità e nella religione” dell’Afghanistan; “in altre parole, i talebani potrebbero accettare che gli Usa continuassero le loro operazioni anti-terrorismo contro Al Qaeda purchè le basi non venissero utilizzate per sferrare attacchi contro altri Paesi o per interferire nella politica afghana”. Non solo: il rapporto ipotizza che i talebani possano cooperare nel dare la caccia agli uomini di al-Qaeda e fa notare che la base ma anche la leadership del movimento “è profondamente rammaricata del legame passato con il gruppo jihadista”. (AGI)

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