Wanda: una giornalista inutile sulla Garibaldi, tra “tutine verdi” e militari ridicolizzati

garibaldi-elicotteriRoma, 23 ago – (di Giuseppe Paradiso) Avete presente lo “scoop” imbarazzante del filmato andato in onda su “Mattino 5” (Mediaset) che puntava a ridicolizzare il giudice civile milanese, Raimondo Mesiano, reo di aver comminato una sanzione alla Fininvest? Bene, i lettori di oggi del Fatto Quotidiano hanno vissuto un’esperienza simile: Wanda Marra, l’inviata a Ventotene per il Fatto Quotidiano, riesce a farci capire come un’importante vocazione come quella del giornalismo può essere ridicolizzata in circa 5.000 battute, all’interno delle quali gli sfortunati lettori del quotidiano di Marco Travaglio non troveranno alcun accenno sui contenuti del summit tra Renzi, Merkel e Hollande– neanche in chiave critica – ma, in compenso, si delizieranno nel leggere un articolo dove la puntuta giornalista riesce nell’impresa di prendere in giro tutti, a cominciare dal premier (bersaglio primario), militari, organizzazione, intelligence, etc.

La nostra Wanda si aggira a bordo del Garibaldi raccontandoci degli “elicotteristi in tutina verde” (giuro, ha scritto proprio così) che probabilmente non sapranno mai che, per la giornalista, la loro tuta di volo farebbe pendant con un bel paio di scarponcini (sempre da volo) rosa shocking, giusto per dare una nota di colore a bordo della nave grigia.

Vogliamo parlare dei “Due militari in motoscafo tipo Starsky & Hutch che fanno la ronda intorno alla nave“? Massì parliamone, anche perchè presumo che neanche loro sapranno mai che la Wanda Quotidiana sta scrivendo un articolo dove li prenderà per il culo proprio mentre loro stanno assicurando a lei – e a tutti gli ospiti presenti a bordo – una cornice di sicurezza.

Bisogna rendersi conto però che la (breve) esperienza a bordo del Garibaldi per la “cronista parlamentare” (non scherzo) è stata fin da subito segnata da un’intima sofferenza. Leggiamo.

La sala stampa approntata per l’occasione è un enorme hangar nel fondo della nave, senza oblò, che in genere viene usato per tenere gli elicotteri. Un bunker.“.

Capite quanta afflizione nello scoprire che l’hangar di una nave militare è privo di oblò? Per fortuna che la rampante giornalista non ha chiesto lumi su questo scandaloso vezzo delle navi militari, cioè di non essere un facile bersaglio visivo nella notte mentre navigano in mezzo al mare. Ma, forse, visto che ha etichettato l’evento come una «crociera modello “viaggio della speranza” per i giornalisti di mezza Europa», magari avrebbe gradito uno sfavillio di luci come nel salone delle feste della Harmony of the Seas. Pensate sia finita qui? E invece no.

Leggendo l’articolo c’è una frase che lascia interdetti: “Sui muri, bandiere segnaletiche dell’aeronautica.”

Muri? Bandiere segnaletiche dell’Aeronautica? Cosa ci fanno sui “muri” (si chiamano “paratie” in realtà) delle bandiere dell’Aeronautica? Niente, perchè in realtà quelle che ha visto sono bandiere segnaletiche del codice internazionale nautico (INTERCO, dall’inglese International Code of Signals), progettato nel 1855 quando ancora in Italia l’Aeronautica – come Forza Armata autonoma – nemmeno esisteva.

Ma il viaggio della nostra arguta cronista (che non racconta niente però) prosegue all’interno della nave, raccontandoci di buffet, segnale wi-fi non perfetto, zona fumatori, imbattendosi di tanto in tanto nell’equipaggio che  “fa il possibile per tenere un andamento vagamente marziale“. Ora, io sono stato qualche volta a bordo di una nave militare, ma non ho mai visto l’equipaggio marciare al passo dell’oca, forse la Wanda sì però, e ci racconta questo gustoso particolare, mentre deve affrontare “cunicoli e scalette” per arrivare sul ponte di volo a prendere un po’ d’aria, probabilmente stizzita perchè non ha trovato una più comoda scalinata in marmo di Carrara che la sua omonima più famosa, la Osiris, scendeva (o saliva) con tanta grazia.

L’articolessa si conclude con un laconico “Sul ponte si fa sera“. Già, si fa sera, e mentre la Wanda tutta contenta scende dalla nave, stringendo al petto i suoi inutili appunti, immagino a bordo il lavoro dei marinai, che ha continuato tutta la notte per rassettare l’unità. Domani mattina, agli “elicotteristi in tutina verde”, toccherà fare una “passeggiata anti-fod” sul ponte di volo, per raccogliere qualche rifiuto gettato via con noncuranza da qualche giornalista sprovveduto, non immaginando che potrebbe rivelarsi fatale per l’equipaggio di un velivolo se venisse risucchiato dalle turbine o per il personale del ponte, qualora la potenza del getto dei turbomotori lo scagliasse come un proiettile verso di loro.

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.