Tragedia dell’immigrazione nel 2015. Arrivata ad Augusta (SR) la nave con le salme. «Restituito alle vittime il diritto alla memoria»

recupero-relitto-2015Augusta (SR), 30 giu – (di Giuseppe Paradiso) Stamattina, con l’ormeggio nel porto di Augusta della “Ievoli Ivory“, si è conclusa la lunga fase di recupero delle vittime del naufragio avvenuto il 18 aprile 2015, dove trovarono la morte circa 700 migranti – tra uomini, donne e bambini – che affondarono a causa del ribaltamento dell’imbarcazione eritrea che li stava trasportando verso le coste italiane.

Il numero delle vittime la fece annoverare tra le più gravi tragedie marittime nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo. Solo 28 furono i superstiti che poterono raccontare l’orrore.

I dettagli dell’operazione di recupero sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa organizzata dalla Marina militare, dove i protagonisti hanno tenuto a sottolineare le imponenti dimensioni della macchina organizzativa, voluta e diretta dal Governo, e la perfetta sinergia tra i vari organi dello Stato che hanno collaborato fattivamente con i privati per raggiungere il (non facile) obiettivo di dare finalmente alle vittime una degna sepoltura e restituire ai propri cari il diritto alla memoria.

Hanno preso parte alla conferenza stampa il contrammiraglio Nicola De Felice (Direttore del Centro Innovazione della Difesa e Presidente del Comitato Interforze dei Centri di Eccellenza nazionali della NATO), Armando Gradone (Prefetto di Siracusa), il contrammiraglio Ovino (Capo ufficio legislativo della Marina), il contrammiraglio Paolo Pezzutti (al quale è stato affidato il comando delle operazioni in mare), Egidio Ibba (ingegnere meccanico della Impresub e responsabile dell’operazione di recupero del relitto), Cristina Cattaneo (anatomopatologa della Labanof – Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense), Giuseppe Romano (Direttore Centrale dei Vigili del Fuoco per l’emergenza e il soccorso tecnico) e il dott. Brugaletta (Direttore generale della ASP di Siracusa).

Il Prefetto Gradone, nel commentare l’intera operazione, ha parlato di «un’iniziativa eccezionale che fa onore all’Italia, non soltanto dal punto di vista umanitario, ma anche dal punto di vista scientifico. Determinante per la riuscita dell’iniziativa – ha spiegato Gradone – è stato l’apporto corale di tutte le istituzioni italiane coinvolte».

169 sono state le vittime recuperate finora, già identificate e sepolte nei cimiteri di tutta la Sicilia. Domani mattina però comincerà la parte più triste dell’operazione, che consisterà nell’estrazione dal peschereccio delle rimanenti salme che rimasero intrappolate sottocoperta, il cui numero – secondo le testimonianze dei superstiti – dovrebbe aggirarsi intorno alle 500. Per identificarli, la dottoressa Cattaneo coordinerà un team scientifico medico-legale proveniente dalle università di Palermo (che ha messo a disposizione anche una TAC), Catania e Messina, al quale presto si aggiungeranno altre componenti provenienti da molte altre università italiane. Il team si occuperà, mediante l’uso di avanzate tecniche di identificazione dei cadaveri, di confrontare i dati raccolti sulle salme con quelle dei parenti.

«Dal 1949 – ricorda la Cattaneo – la Convenzione di Ginevra ci obbliga ad identificare i morti, non soltanto quelli in guerra». L’importanza dell’identificazione in questo caso non è soltanto legata all’ottemperanza di trattati internazionali ma, come illustra la Catteneo, «ha ripercussioni di tipo “amministrativo”: gli orfani delle vittime, che sono rimasti nei paesi di origine, non possono attivare la procedura di ricongiungimento con i parenti del continente europeo perchè manca il certificato di morte».

Nel corso dell’identificazione dei poveri resti, il relitto sarà collocato all’interno di una tensostruttura refrigerata, parte integrante di una “cittadella” allestita ad hocdove lavoreranno quotidianamente oltre 150 persone tra Forze dell’ordine, militari, Croce Rossa, Vigili del Fuoco e personale sanitario.

«I costi stimati dell’operazione di recupero sono di 9,5 milioni di euro – ha riferito il contrammiraglio della Marina militare Pietro Covino-. Nella prima fase, relativa all’ispezione del relitto, sono stati spesi un milione e 400 mila euro, nella seconda, legata alla progettazione del recupero, il finanziamento è stato di 1 milione e 600 mila euro, nell’ultima fase che comprende la mobilitazione dei mezzi, il costo è stato di 6 milioni e mezzo di euro».

Di seguito il video integrale della conferenza stampa con tutte le immagini dell’operazione e le dichiarazioni dei responsabili istituzionali.


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