Marinaie costrette a subire palpeggiamenti, capitano a processo

marinaieAvvocato: “Sarà resa giustizia”. Roma, 8 mag.  – Marinaie costrette a subire baci, carezze e palpeggiamenti da parte del proprio comandante. Per questo è stato mandato a processo, davanti ai giudici della V sezione penale del tribunale di Roma, G.D.S.,
56 anni. Secondo l’accusa l’ufficiale, quando era a capo di una sezione dell’ufficio affari generali e relazioni esterne dello Stato maggiore della Marina, abusando della sua autorità, avrebbe rivolto le sue attenzioni verso tre marinaie. Il reato contestato a D.S., dal pm Pietro Pollidori, è quello di violenza sessuale, secondo il terzo comma dell’articolo 609 bis del codice penale. Il magistrato, quale rappresentante dell’ufficio di pubblica accusa, ha chiesto e ottenuto dal gip Renato Laviola il giudizio immediato. I fatti, in base a quanto si legge nel decreto, si sarebbero svolti tra il novembre del 2008 ed il dicembre del 2009. In una denuncia, presentata al comando dei carabinieri per la Marina della stazione Maridist della Capitale, una delle ragazze spiega che dopo aver preso servizio alle dirette dipendenze del capitano di corvetta D.S., questo “sin dall’inizio ha cominciato a rivolgere delle attenzioni particolari nei miei confronti partendo da schiaffetti ai glutei, espressioni volgari e allusive cercando di apparire simpatico e importante ai miei occhi”. Più avanti si sottolinea: “La situazione ha cominciato a peggiorare quando ho preso la patente militare diventando così anche sua autista. Nelle occasioni in cui ci trovavamo in macchina da soli, durante i tragitti dall’ufficio a varie destinazioni, il comandante D.S. era solito avvicinarsi con carezze e baci sul collo. Tali comportamenti sono continuati giungendo a palpeggiamenti sul seno e sui glutei sia in automobile che nel suo ufficio”. L’avvocato Domenico Naccari, che assiste le marinaie sono state riconosciute come parte civile nel processo, ha spiegato: “Siamo convinti che sarà resa giustizia affinchè episodi del genere non si ripetano più”. Il penalista ha poi aggiunto: “L’abuso in ambienti di lavoro e all’interno di una struttura militare offende e colpisce non solo le parti in causa, ma le stesse istituzioni”. (Apcom) ico_commenti Commenta
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