Marina militare, esercitazione “Canale 13”: il mare nostrum è in ottime mani

ammiraglio-foffiA Malta la cerimonia Vip su nave “Cigala Fulgosi”. Roma, 22 giu  (dalla nostra inviata Stefania Taruffi) – Ieri ha avuto luogo a Malta, a bordo della nave della Marina militare “Comandante Cigala Fulgosi“, ancorata nel porto Grand Harbour, il “Distinguished Visitor e Media Day”, a conclusione delle attività addestrative della “Canale 13”, l’esercitazione multinazionale e interforze italo-maltese nelle acque e nello spazio aereo limitrofo l’isola di Malta.

Nell’ambito delle iniziative esistenti tra i Paesi del Mediterraneo, particolare rilevanza assumono le attività di cooperazione bilaterale condotte tra le Marine Militari degli stessi Paesi. Tra queste s’inquadra quella in atto da molto tempo tra le Forze Armate maltesi e quelle italiane, identificabili nell’esercitazione multinazionale e interforze denominate “Canale”.

Si tratta di una delle principali esercitazioni militari organizzate e condotte da Malta e Italia con la finalità di promuovere la cooperazione, la sicurezza e il mantenimento della pace nell’Area del Mediterraneo. La “Canale”, programmata nello spirito dell’accordo bilaterale di cooperazione e assistenza tecnico-militare in atto tra Italia e Malta, è effettuata con cadenza annuale dai due Paesi che, ad anni alterni, ne curano la pianificazione e la condotta. La gestione dell’edizione di quest’anno, la “Canale 13”, è stata affidata a Malta.

L’esercitazione è condotta da 19 anni ed è aperta ai Paesi aderenti all’Iniziativa “5+5”: Francia, Italia, Portogallo, Spagna e Malta, per la sponda mediterranea europea; Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia, per la sponda mediterranea dei paesi del Maghreb arabo. Quest’anno hanno aderito 7 paesi su 10 e l’esercitazione ha coinvolto unità navali e mezzi aerei dei paesi partecipanti.

L’addestramento è un esempio molto efficace dell’importanza di un dialogo operativo e concreto fra le Forze Navali dei paesi dell’area mediterranea, che si trovano a dover lavorare in sinergia con tutti gli altri comparti della Difesa e Sicurezza, quali i Carabinieri, la Guardia Costiera, la Guardia di Finanza, l’Aereonautica, oltre a unità e personale di Paesi del Mediterraneo. Il coinvolgimento di assetti e personale di questi comparti nell’esercitazione e l’apertura ai paesi del Maghreb arabo, rappresenta un modo per rafforzare la collaborazione tra i militari dei diversi paesi, creare sinergia, uniformare le procedure e ottimizzarle, nella ricerca della migliore soluzione sul campo, al momento di un’operazione, che in questo modo diventa “congiunta”.

cigala-fulgosi-400Pattugliatore d’altura “Comandante Cigala Fulgosi”In particolare, quest’anno la “Canale” si è svolta dal 16 al 21 giugno, pianificata e coordinata dal Comando Operativo di vertice Interforze (COI) e condotta con il supporto del Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera (COMFORPAT) di Augusta.

L’esercitazione prevede la condotta di eventi addestrativi nel settore del contrasto dei traffici illeciti con attività mirate anche al settore del controllo dei flussi migratori via mare, alle operazioni di “Maritime Law Enforcement” e “Peace Support” per finire con eventi nel campo della ricerca e soccorso nel più ampio quadro della salvaguardia della vita umana in mare.

Operazioni multinazionali (Combined) di Ricerca e Soccorso marittimo (Search and Rescue Operations – SAR), di sorveglianza degli spazi marittimi con controllo ed ispezione di mercantili sospettati di svolgere traffici illeciti, scorta a convogli e pratica di Explosive and Ordnance Disposal (EOD) navali, sono alcune delle intense attività addestrative coordinate dal Exercise Command and Control Centre (ECC), attivato anche in questa edizione allo scopo di incrementare i contenuti addestrativi ed esercitare le funzioni di Comando e Controllo degli assetti impiegati.

Nello specifico l’esercitazione, dalle caratteristiche preminentemente marittime, si sviluppa in due fasi distinte.

La prima prevede lo svolgimento di una serie d’incontri di pianificazione tra i rappresentanti delle due parti, finalizzati alla definizione degli obiettivi, dei temi di comune e condiviso interesse degli assetti partecipanti all’esercitazione nonché alla standardizzazione delle procedure e delle normative impiegate.

La seconda vede i mezzi partecipanti operare congiuntamente in mare, secondo un programma di attività che, attraverso l’utilizzo di procedure multinazionali ormai standardizzate, permette di incrementare le capacità e la flessibilità nei più ampi interventi di cooperazione.

In occasione della giornata conclusiva dell’addestramento, i massimi responsabili di quest’operazione, si sono resi disponibili alla stampa per illustrarne i punti di forza e i risultati raggiunti. La cerimonia ufficiale si è svolta su nave “Comandante Cigala Fulgosi”, al comando del Capitano di Fregata Massimiliano Lauretti. L’unità dal 2004 è stata continuativamente impiegata in molteplici attività operative, addestrative e di cooperazione. Tra tali attività sono particolarmente significative le regolari missioni di “Vigilanza Pesca” e di “Controllo Flussi Migratori” svolte nel Canale di Sicilia e, le attività di cooperazione bilaterale e multilaterale condotte con le altre Marine del Mediterraneo ed in particolare con quelle del Nord Africa.

Quello che emerge da questa giornata è l’esistenza di una spiccata coesione di Forze che va di là delle singole nazionalità. L’impressione è che attraverso l’istituzione di questa esercitazione, sia stato dato negli anni avvio e stabilità ad una profonda collaborazione fra Stati, ma soprattutto fra “addetti”, in termini di comprensione, superamento dei limiti, potenziamento dei punti di forza dei singoli paesi e dei singoli operatori che lavorano sul campo. Il tutto permeato da una grande cordialità, fraternità e umanità, necessari soprattutto nelle difficili operazioni di recupero a mare dei migranti clandestini.

In generale, quello che emerge sono proprio una grande cordialità, stima reciproca e un profondo spirito di collaborazione a partire dalle due massime autorità presenti alla cerimonia conclusiva sulla nave: per l’Italia l’Ammiraglio Filippo Maria Foffi che dal 25 gennaio 2013 è il Comandante in Capo della Squadra Navale e per Malta, il Comandante delle Forze Armate maltesi (AFM), Brigadiere Generale Martin G. Xuereb.

Con il sopraggiungere dell’estate, che comporta condizioni meteo-marine favorevoli, i flussi dei migranti che partano dell’area africana si intensificano. Abbiamo chiesto all’Ammiraglio F.M. Foffi quali siano le principali difficoltà operative nell’ambito dei soccorsi marittimi, sia in fase di recupero e salvataggio, sia nelle fasi successive di smistamento dei migranti naufraghi.

«Le difficoltà sono molteplici – spiega l’Ammiraglio -, se guardiamo l’aspetto tecnico del recupero di uomini e donne, spesso in difficili condizioni di mare, è stato raggiunto un buon coordinamento fra le marine interessate in quest’area. Quest’esercitazione consente di contare su operazioni efficaci, che consistono soprattutto nel togliere le persone dal “pericolo di vita”. Una volta accolte a bordo delle unità, esse sono trasportate a terra, dove è necessario organizzare un’opportuna accoglienza, verificando se sussiste il diritto di queste persone a raggiungere le loro destinazioni. In questo caso, la competenza non è più tecnico-militare a carico della Marina militare e della Guardia Costiera e non è di facile soluzione, come abbiamo visto».

L’Ammiraglio Foffi sottolinea inoltre la grande importanza della “Canale 13”, che significa soprattutto «la partecipazione congiunta di Paesi appartenenti alle diverse aree del Mediterraneo, che hanno imparato a lavorare “insieme”, in quanto questi sforzi, spesso ingenti, possono essere difficilmente gestiti da una sola Forza Armata. In questo caso invece, noi vediamo l’azione congiunta di diverse Forze e Paesi, cioè di un vero e proprio team, abituato a lavorare insieme giorno dopo giorno, con continuità, che va oltre le competenze di ogni singola nazione. Questo è uno dei risultati più importanti che sono stati conseguiti».

Foffi spiega inoltre le modalità con le quali si sceglie il tipo di “assetto” che deve intervenire.

«L’obiettivo è di avere una sempre maggiore sicurezza in mare, pertanto ad intervenire sul posto dove c’è bisogno, si muove la Forza che ha in quel momento un assetto impiegabile e idoneo e lo fa con la massima disponibilità e generosità per il conseguimento del risultato». E specifica il termine Sicurezza: «Sicurezza in senso ampio, significa avere una perfetta conoscenza di tutto ciò che transita sul mare, in modo da poter distinguere una piccola traccia anomala in mezzo a milioni di attività che sono conosciute e che non devono rappresentare una minaccia e un impiego di risorse inutili. E chi non si comporta bene, deve essere immediatamente identificato e deve essere noto a tutte le Marine dell’area. Invece, le operazioni di salvataggio di persone in pericolo di vita, a prescindere dalla loro provenienza, sono da considerare a parte. Si tratta di povera gente disperata, meno fortunata di noi, che non rappresenta certo una minaccia. Noi siamo organizzati per salvarli, in maniera congiunta ed efficace, quando sono in pericolo di vita e lo facciamo con il massimo coinvolgimento e la massima soddisfazione».

Che le operazioni di “Rescue”, cioè di salvataggio di vite umane in pericolo, siano la parte operativa più importante, lo dimostra anche l’impiego quest’anno, per la prima volta in ambito internazionale, dell’elicottero HH 139 A dell’Aereonautica militare, la cui tecnologia innovativa permette soccorso aereo anche in condizioni meteorologiche difficili.

Il Comandante delle Forze Armate maltesi (AFM), generale Xuereb, conferma gli ottimi rapporti di cooperazione con l’Italia e sottolinea che questi rapporti si sono rafforzati nel tempo diventando centrali. «Mi piace parlare di “mare nostrum”. Quest’area del Mediterraneo appartiene infatti alle nostre anime e noi cerchiamo di coinvolgere il numero maggiore di paesi inclusi nel “5+5”, per migliorare la qualità e i risultati dell’esercitazione di anno in anno. Negli ultimi due anni ad esempio la Libia ha partecipato all’addestramento con personale e unità».

Riguardo alle possibili minacce in quest’area molto complessa, il generale Xuereb parla piuttosto di “sfide”: «Sappiamo tutti che si tratta di un’area dove i traffici sono continui. Si tratta di uno snodo in cui transitano molti mezzi navali e c’è un’intensa attività di scambio. Pertanto esistono problematiche di vario tipo dalla “Sicurezza”, ai movimenti legati alla migrazione clandestina. Inoltre, anche se in questo non abbiamo un ruolo primario, ma solo di supporto, non bisogna sottovalutare le “sfide” legate all’ambiente, che sono molto importanti in termini di salvaguardia del mare».

Riguardo il futuro della “Canale”, per ottimizzare ancora di più la già efficace interoperabilità dei paesi e delle Forze coinvolte, lo Stato Maggiore della Difesa italiana tenderà a coinvolgere in queste occasioni, un sempre maggior numero di “attori”, governativi e non governativi e Agenzie molto importanti, come la Protezione Civile dei nostri paesi, che già interviene ed è estremamente coinvolta. Il mare nostrum insomma è in ottime mani.


Video esercitazione Canale 2013

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