Marina militare di Taranto: al via le privatizzazioni

guardia-costiera-spiaggeRoma, 11 gen – (di Antonello Ciavarelli e Giampaolo Vietri) Ciò che potrà accadere nel prossimo futuro sarà che gli Organismi di Protezione Sociale del personale Sottufficiali e Sottocapi, verranno affidati a ditte esterne che ne gestiranno la vita ed i rapporti sociali dei frequentatori. Come è noto gli O.P.S. si inseriscono istituzionalmente nell’attività funzionale delle FF.AA. allo scopo di favorire l’efficienza psico-fisica, l’aggregazione sociale, l’arricchimento culturale nonché rapporti di democratica interazione con la collettività esterna per il pieno sviluppo della persona umana dedicata al bene comune della difesa della Patria. Inoltre hanno lo scopo di conservare vincoli di solidarietà militare tra Ufficiali, Sottufficiali e Sottocapi.

Nonostante ciò, la Marina di Taranto, in particolare nel caso degli O.P.S. dedicati alle spiagge, rimane ancora chiusa in una anacronistica e dispendiosa divisione fra i luoghi frequentati esclusivamente dagli Ufficiali e i luoghi frequentati dal resto del personale. In questi anni notevole è stato l’impegno della rappresentanza per scardinare questa atavica cultura, che persiste nonostante le chiare direttive ministeriali. Di certo ci si è adoperati nel tempo per equilibrare la qualità dei servizi offerti dalle diverse strutture, grazie soprattutto all’impegno e la dedizione del personale militare che nel tempo è stato impegnato nella gestione degli stabilimenti stessi. Il COCER Marina, recentemente, ha avuto certezza dal Capo di Stato Maggiore circa lo stanziamento di 8 milioni di euro per le sedi di Taranto, Roma e Augusta.
Intanto cosa succede a Taranto?

Nei fatti si stanno “regalando”, a ditte private, gli stabilimenti balneari dell’isola di San Pietro e quello di San Vito dei Sottufficiali e Sottocapi. Per lo stabilimento dedicato agli Ufficiali non si è ritenuto opportuno procedere con le stesse modalità. Tutto ciò accade, senza aver minimamente coinvolto la Rappresentanza Militare deputata a trattare materie riguardanti il benessere del personale. Per quanto attiene lo specifico, verrebbero esternalizzati tutti i singoli servizi, comprese le serate danzanti, cambiando nella sostanza il sistema di gestione.
Per capire cosa potrà accadere nel futuro sarebbe opportuno mettersi, nei panni dell’imprenditore che vincerà l’appalto. Secondo quanto previsto dal bando, l’azienda avrà spese per nuove strutture per centinaia di migliaia di euro. Naturalmente ci saranno anche spese per i dipendenti, i quali saranno giustamente tutelati dai loro sindacati. Buon senso vuole che o, verrà dato l’appalto per 5-10 anni per ammortizzare le spese nel tempo, o si alzeranno i prezzi per gli abbonamenti di almeno dieci volte. I Comandanti dei dipartimenti e i direttori dei servizi di commissariato cambieranno, e la ditta privata che gestirà le spiagge rimarrà la stessa. Chi sarà il “proprietario”? Lo Stato, i militari frequentatori o nei fatti qualcun altro?
Se le cose non andranno bene, la rappresentanza a chi si rivolgerà? Che forza avrà nel far valere le sue ragioni? Chi risolverà i problemi che si presenteranno, ad esempio se il personale delle ditte sciopererà? Forse Il personale lì destinato?
Naturalmente in un contesto di tagli sugli stipendi, questi organismi diventano indispensabili per il benessere del personale, le loro famiglie e per il funzionamento dello strumento militare.
Non stona tutto ciò con il problema degli esuberi?

Perché il personale civile e militare, che non trova soddisfazioni professionali, non può essere impiegato in quei luoghi, per fare a costo zero, quello che si chiede alla ditta esterna, che introiterà tutti gli incassi? In città vi è un esempio a livello nazionale che è il castello Aragonese, dove 7 dipendenti civili e 5 sottufficiali stanno facendo splendere, con il loro quotidiano lavoro, un tesoro di inestimabile valore.
 
Perché non si può prendere esempio da gestioni virtuose come queste?

Perché non sono state coinvolte e ascoltate le associazioni d’arma e di categoria (ANMI, UNUCI, UNSI ecc.ecc.), come avviene in altre città, in considerazione che sono senza scopo di lucro?

Perché non sono stati specificati i limiti dei prezzi o il tempo dato in concessione?

Perché non è stata interpellata la rappresentanza militare se nella sostanza cambia tutto?

Perché il bando è stato presentato alla vigilia (lavorativa) delle festività natalizie e il termine è 28 giorni dopo, cioè la vigilia della partenza dell’attuale Comandante in Capo del Dipartimento Marittimo, non dando la possibilità a tutti di organizzarsi (associazioni militari comprese)?

Perché esporsi a tutti questi dubbi, ai quali ci sono risposte, nei fatti, non  convincenti per il personale?

Perché esporsi a forti critiche, anche da parte dell’opinione pubblica, visto che si tratta anche della gestione di una spiaggia sita sull’isola, alla quale accedono anche cittadini?

L’auspicio è che la direzione di Commissariato, che ha indetto il bando, comprenda il forte malcontento che si è levato dalla base nei giorni di Natale e sospenda immediatamente il bando. Si renderebbe neessario un tavolo di lavoro presso lo Stato Maggiore con le rappresentanze. Ciò al fine di sgomberare la preoccupazione che, questi tipi di atteggiamenti e modo di amministrare, possano rappresentare la punta di un iceberg di gestioni del patrimonio della difesa, all’atto pratico di tipo privatistico, facendo sentire il personale ospite in casa propria.

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