Difesa: la Marina “imbarca il sindacato”. Prima battaglia: ddl sindacali da riscrivere

Il ministro Trenta firma l'autorizzazione per la Costituzione del SIM Marina. Imbarazzante il ddl Corda (M5S).

ROMA – Tanto atteso, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha firmato, la settimana scorsa, l’autorizzazione per la costituzione del SIM (Sindacato Italiano Militari) Marina militare. Nella stessa giornata nella quale veniva diffusa la notizia, a Roma si riuniva il primo gruppo di marinai “fondatori” della nascente realtà sindacale della Marina.

Dieci persone tra ufficiali, sottufficiali e graduati provenienti da varie regioni italiane, da Nord a Sud, tutti animati da spirito collaborativo e pronti a lavorare per il bene del personale. A questo proposito l’assemblea “ristretta” dei fondatori (in realtà sono già più di 50) ha sottolineato l’importanza di far arrivare a tutti i colleghi un appello alla fiducia e alla collaborazione, poichè il momento è cruciale e si ha bisogno delle energie di tutti, nessuno escluso. Eccoli: 2° Capo Maurizio Lucarelli, Capitano di Fregata Antonio Colombo, 2° Capo Massimiliano Maraglino, Sottocapo di 1ª classe scelto Antonio Cilli, Sottocapo di 1ª classe scelto Cesare Gambari, Tenente di Vascello Salvatore Pillitteri, Ammiraglio Pietro Covino, 1° Maresciallo Warner Greco, Capitano di Fregata Diego Ciolino, 1° Maresciallo Pierfrancesco Di Quattro.

Il gruppo ristretto dei fondatori del SIM Marina militare

Il gruppo si rende conto che nel recente passato il mondo sindacale “civile” non ha certo brillato per sobrietà e compostezza, risultando coinvolto in vicende poco commendevoli che lo hanno esposto alla riprovazione dei cittadini; il SIM Marina si vuole nettamente discostare da questa “visione” elitaria del sindacato, affrontando il benessere del personale con umiltà ed ascolto, promettendo di lottare a viso aperto contro storture che ancora oggi sopravvivono nel mondo militare, e lo farà (finalmente) con gli strumenti adeguati.

“Nessuno deve restarne fuori”, è il leit motiv della riunione, anche perchè l’istituto della Rappresentanza militare è – per forza di cose – destinato ad essere abolito ed è necessario che tutti i colleghi sappiano che le regole sono cambiate: non più un Rappresentanza regolata dalla gerarchia militare, ma un istituto pienamente democratico dove ogni rappresentante verrà eletto con i voti della base e le posizioni di vertice saranno stabilite dal numero di preferenze ricevute, non certo dal grado rivestito. “Per il bene comune, quindi, tutti sono chiamati a collaborare con questo nuovo strumento democratico, se veramente hanno a cuore il benessere proprio e dei propri colleghi”, rilevano i fondatori.

Tenente di Vascello Cosima (Mimma) Capone

«Finalmente una realtà non calata dall’alto che costituisce un bel cambiamento», è il parere di Cosima (Mimma) Capone, Tenente di Vascello psicologa e psicoterapeuta in servizio a La Spezia (non presente all’assemblea romana ma tra i fondatori) – «che sicuramente porterà beneficio alle giuste esigenze del personale». «Il sindacato che abbiamo in mente – ci spiega la Capone – non vuole portare scompiglio all’interno della Forza armata con sterili atteggiamenti pseudo-rivoluzionari, ma si batterà con fermezza per il personale negli ambiti del lavoro, della famiglia e delle esigenze economiche».

Sposata con una figlia di 5 anni, Mimma Capone auspica che «i professionisti in uniforme possano vivere al meglio la loro vita sia in servizio che fuori servizio, raggiungendo tali obiettivi anche attraverso uno scambio con l’ambiente civile, scevro dall’autoreferenzialità che a volte ha caretterizzato l’ambiente militare».

Primo obiettivo del SIM Marina: cambiare i disegni di legge sul sindacato militare

Se c’è una cosa (più delle altre) che unisce i diversi SIM finora costituiti (Carabinieri, Marina e Guardia di Finanza) è la volontà di modificare i disegni di legge che regoleranno l’attività sindacale, attualmente in discussione presso le Commissioni Difesa in Parlamento. Primo fra tutti quello a firma dell’on. Emanuela Corda (M5S) giudicato non solo insufficiente, ma in alcuni passaggi addirittura dannoso. Li vedremo in seguito, ma prima credo sia doverso verso i militari commentare l’intervento dell’on. Corda sui sindacati militari, espresso nell’ambito del “Villaggio Rousseau 2019” a Milano.

La prima cosa che fa storcere il naso ai militari è il fatto che l’on. Corda attribuisce a se stessa e al M5S i meriti della nascita delle organizzazioni sindacali militari. Ovviamente è falso!

Ricordiamo infatti ai più distratti, che la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il divieto per i militari di costituire organizzazioni sindacali, è scaturita da una lunga battaglia legale intrapresa in solitudine dalle associazioni militari, che hanno impiegato energie e denaro (circa 25mila euro) per finanziare i ricorsi presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e presso la nostra Giustizia Amministrativa (TAR e Consiglio di Stato). Dato che le sentenze della CEDU sono vincolanti per gli Stati membri dell’UE, la Corte Costituzionale ha dovuto ratificare tali decisioni pur inserendo importanti correttivi. Quindi diamo a Cesare (i militari) quel che è di Cesare, senza strumentalizzarne gli sforzi e i sacrifici.

Proseguendo nel video, l’on. Corda riferisce che il suo ddl ha ottenuto un “grande consenso in Parlamento”, ci piacerebbe sapere da parte di chi, visto che le dichiarazioni che provengono da più parti sono pér lo più negative, soprattutto per l’indisponibilità della stessa Emanuela Corda (contrariamente a quanto afferma nel video) ad ascoltare le giuste istanze provenienti dai sindacati militari, che in più occasioni le hanno manifestato, dimostrando un’irragionevole chiusura.

Dalla lettura del ddl Corda, inoltre, emerge come il testo sia caratterizzato da notevole dilettantismo ed assoluta mancanza di aderenza alla realtà: basta leggere, ad esempio, l’articolo 6 (Rappresentanze unitarie di base) dove si legge che «Le rappresentanze unitarie di base rappresentano unitariamente tutte le categorie di personale previste dall’ordinamento militare, compresi il personale non in servizio permanente, i volontari in ferma breve…..); qualcuno spieghi all’on. Corda che i Volontari in Ferma Breve (VFB) sono scomparsi nel 2004!

E che dire dell’articolo 12 (Assemblea di base) che recita testualmente: «Le rappresentanze unitarie di base, dandone comunicazione almeno tre giorni prima ai comandanti delle unità o dei reparti interessati, convocano almeno tre volte all’anno assemblee di base, cui sono invitati a partecipare i militari interessati. Le assemblee di base si svolgono in orario diservizio».

Ovviamente da più parti i sindacati militari appena costituiti hanno fatto presente responsabilmente all’on. Corda – che evidentemente non ha mai messo piede presso un Reparto militare – che il breve prevviso (tre giorni) ai comandanti previsto dal disegno di legge, metterebbe in seria difficoltà l’attività operatività già programmata. Peraltro ai comandanti è vietato (Articolo 2) «limitare, direttamente o indirettamente, lo svolgimento delle attività sindacali …» dovendo invece «garantire il rispetto del diritto sindacale di riunione». E’ palese che il combinato disposto dei precedenti articoli, anch’essi portati inutilmente all’attenzione della Corda, potrebbero seriamente compromettere l’operatività di un reparto.

Ma l’aspetto forse più “sottile” nel video propagandistico della Corda, è quando fa’ cenno alla circostanza che la sua proposta sarebbe sostenuta dal ministro della Difesa? Davvero? A noi non risulta, anzi, diciamo come stanno le cose.

Se c’è un esponente politico che attualmente è guardato con rispetto ed ammirazione dai militari è proprio il ministro Elisabetta Trenta, che non solo si è dimostrata sensibile alle varie istanze del personale in uniforme ma, quando è intervenuta personalmente, lo ha fatto con competenza e senso della realtà, nonostante le resistenze che sta affrontando da parte dei vertici militari che hanno mal digerito proprio il senso di responsabilità del ministro nel dare pronta attuazione alla sentenza della Consulta. Quindi nutriamo seri dubbi che un ministro di provata competenza possa concordare con il pasticcio messo su dall’on. Corda, alla quale forse sarebbe bastato dare un’occhiata alla legge 121/81 (sindacati della Polizia di Stato) ed apportare minime modifiche che la adattassero alla realtà militare.

Di seguito un (breve) estratto delle modifiche al ddl Corda proposte dai sindacati militari, che si spera vengano recepite dalla Commissione Difesa e dall’on. Emanuela Corda, che di questo passo sarà ricordata dai militari soltanto come colei che ha boicottato la nascita dei sindacati militari, utilizzati solo come strumento propagandistico.

Rappresentanze Unitarie di Base (RUB)

Nel disegno di legge Corda, sono previsti i cosiddetti RUB, una specie di rievocazione della Rappresantanza militare che produrrà guasti e non permetterà lo sviluppo regolare del sindacato. Le RUB, così definite, rischiano di frammentare l’azione sindacale rendendo meno incisivo il suo ruolo con commistioni possibili da parte di chi si oppone al sindacato. E’ invece interessante poter estendere il concetto di RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) quale forma di rappresentanza sindacale unica che si relaziona con il “Comando” di appartenenza. Sarebbe già un obbligatorio esercizio di compensazione tra possibili diverse posizioni sindacali e costituire una modalità di affermazione e crescita del sindacato nell’ottica di darne impulso nella fase di formazione. Va inoltre considerato che il numero di voti ottenuti inciderà sulla possibilità di partecipare alle procedure di negoziazione (previste dall’art 13 del ddl).

Vi è inoltre il rischio di una frammentazione fisica nel caso ad esempio delle Unità Navali o di piccoli Enti periferici. Sarebbe utile prevedere già nella Legge il numero minimo di personale per la realizzazione di una RUB (ipotizzabile in circa 300 dipendenti).

Campo d’azione del sindacato militare

Sicurezza sul lavoro

Nella proposta di Legge manca – incredibilmente – il richiamo alla materia della Sicurezza sul Lavoro (peraltro già prerogativa della Rappresentanza militare). La Legge 81/2008 (art.47) è richiamato all’art. 250 del testo Unico dell’Ordinamento Militare D.L. 90/2010. La stessa prerogativa dovrebbe essere estesa anche alle nascenti organizzazioni sindacali alla stregua di quelle civili.

Ordinamento

All’art 4 del ddl si definisce che le amministrazioni «…comunicano ai sindacati militari ogni iniziativa volta a modificare il rapporto di impiego … che direttamente o indirettamente riguardano la condizione lavorativa del personale militare».

Tra quelle che sono definite “iniziative” possono annoverarsi anche le modifiche all’ordinamento come nel caso del “riordino dei ruoli”, durante il quale già i Cocer hanno ampiamente partecipato. Di conseguenza è in contrasto l’art. 5 laddove prevede di escludere l’ordinamento tra le materia di competenza del sindacato.

Settore logistico-operativo

Il ddl Corda esclude in toto, inoltre, il settore logistico-operativo dall’azione sindacale; ciò non consentirebbe di trattare alcune fattispecie di primario interesse quale ad esempio la verifica del supporto logistico al personale, che dovrebbe essere di competenza sindacale. Basti ricordare infatti la grande polemica del Cocer Esercito nel caso del personale militare di supporto a Expo di Milano quando i soldati furono alloggiati per mesi dentro tende in una situazione logistica molto penalizzante, mentre quello della Polizia di Stato era in albergo.

Impiego del personale

Dal combinato tra l’art. 3 e l’art 5, si evince che ad eccezione dei criteri per la mobilità, l’impiego del personale è escluso dalla trattazione. In continuità con quanto inserito nella proposta di legge Atto Senato 791 sui ricongiungimenti, nel quale si dettano (finalmente) regole per i ricongiungimenti famigliari e per i trasferimenti a domanda, nelle competenze del sindacato andrebbero inclusi anche le modalità, i tempi e le condizioni a cui il singolo militare è sottoposto. Trasferire, ad esempio, un militare in tempi rapidi con ripercussioni economiche e famigliari senza una effettiva urgenza credo sia di interesse delle associazioni sindacali, senza per questo interferire con la necessità della Forza Armata.

Addestramento

Relativamente all’addestramento, che ha importanti ed immediati riflessi sull’attività operativa si concorda con l’esclusione. Occorre però specificare che nel concetto di “operatività” non possono essere ricompresi il settore della formazione e dell’istruzione professionale, il cui accrescimento, oltre ad  essere di interesse delle FF.AA., è rilevante ai fini della progressione di carriera, alla  crescita motivazionale ed all’eventuale inserimento nel mondo del lavoro. Prevedere che sia una materia tra quelle prerogativa delle RUB (art. 14 comma 3. b) ma non dei sindacati, è una limitazione che può creare disarmonie nell’ambito della stessa F.A. o Corpo armato.

Sommario
Difesa: la Marina "imbarca il sindacato". Prima battaglia: ddl sindacali da riscrivere
Article Name
Difesa: la Marina "imbarca il sindacato". Prima battaglia: ddl sindacali da riscrivere
Descrizione
Il ministro Trenta firma l'autorizzazione per la Costituzione del SIM Marina. Imbarazzante il ddl Corda (M5S).
Author
Publisher Name
GrNet.it
Publisher Logo
Flipboard

1 Commento

  1. Sergio dice

    Buongiorno, sono un ex Sott.le AM, che nell’ ann0 1975 è sceso in piazza per il Sindacato e non la Rappresentanza, anche perchè i Colleghi Francesi,Belgi e Olandesi già c’è lo avevano. Visto la precedente esperienza e la sentenza della corte, che con i se e i ma , si capiva che sicuramente c’erano dei lacciuoli. Comunque se volete, potete chiedere all’ASSODIPRO di inviarvi, se ne sono ancora in possesso, un libro di fotocopie, che racconta l’odissea e vessazioni a cui fummo sottoposti nell’anno 1975,dal caso del Serg. Sotgiu trattato peggio di un delinquente. Basti pensare alla bozza forlani, varata in fretta e ritirae per l’indignata reazione di Noi Militari.Inoltre il nostro dissenzo fu gestito con civiltà e senso di responsabilità, rispettando le leggi dello Stato repubblicano sempre nel rispetto delle norme disciplinari ,che vigevano allora,che erano eredità di Musssolini. Mi fermo qui. Autorizzo la redazione di GrNet.it a dare il mio email, a chi ne farà richiesta. Inoltre mi metto a disposizione dei neo Sindacati per eventuale collaborazione, pochè anche se in pensione ha sempre contatti con i giovani colleghi e sono Soci di una Ass.ne composta da tutti Sott.li che nel 75 scesero in piazza e di cui 15 furono congedati ed è emblematico i caso Ciancarella. Mi congratulo con il nascente SIM Marina Militare e non mollate anche se dal 1975 ad oggi la Democrazia non è entrata nelle FF.AA. e ne sappiamo Noi che formammo il Comitato democratico Sottufficiali. Buona fotruna.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.