Giustizia militare: costituita la Camera Penale Militare, presidente l’avvocato torinese Saveria Mobrici

ROMA – L’11 luglio 2019, si è costituita un’Associazione denominata “CAMERA PENALE MILITARE” in breve CPM, con la sede presso i locali del Tribunale Militare di Roma, fra avvocati iscritti negli Albi che esercitano attivamente il patrocinio penale militare, Riportiamo, nella forma sommaria, gli scopi che caratterizza la CPM, esattamente quella di tutelare la funzione del difensore, la dignità, l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocatura penale militare conformemente alle norme costituzionali, comunitarie ed internazionali ed alla dichiarazione universale dei diritti umani, anche con riguardo alle condizioni di genere; rafforzare i vincoli di solidarietà e di colleganza fra gli avvocati penalisti militari e promuovendo la consapevolezza della funzione difensiva, favorendo la formazione anche con gli Ordini Professionali e la specializzazione dell’avvocatura penale militare; promuovendo la ricerca lo studio, e le politiche volte alla riforma della Giustizia penale militare; sorvegliare che l’interpretazione e l’applicazione della legge penale militare di pace e di guerra sia ispirata alle garanzie costituzionali e ai diritti umani, anche nella loro esecuzione.

La Camera Penale Militare ha nominato come suo Presidente, l’avvocato Saveria Mobrici, 67 anni di Torino, alla quale rivolgiamo alcune domande.

Qual è lo spirito che anima la Camera Penale Militare e per quali scopi è nata?

Come ho già riferito in altri ambiti, la Camera Penale Militare costituisce una acquisizione recente della volontà dell’Avvocatura di partecipare al processo di crescita dei servizi alla Giustizia.
L’avvocato Mobrici, per la Camera Penale Militare, oltre ai ruoli tecnici che gli avvocati della giustizia penale militare esercitano nell’aula di udienza, desidera che si stabilizzi il ruolo di giuristi che interloquiscono con la politica, al fine di cercare le soluzioni legislative migliori.

Ho accelerato tale ingresso di interlocuzione a novembre 2019, partecipando ad un’audizione presso la Commissione Difesa della Camera, sulla questione relativa alla modifica dell’articolo 37 del Codice Penale Militare di Pace (c.p.m.p.)

La prima cosa da sottolineare che lei è una donna, Presidente di una camera Penale Militare che non esisteva?

Si, sono la prima donna, ne sono orgogliosa in quanto la nomina nasce da un direttivo, in maggioranza formato da avvocati di sesso maschile, che non ha avuto dubbi, né esitazioni, nel proporre il mio nominativo e all’unanimità eleggermi Presidente.

Da sottolineare ancora e in particolare che parliamo di ambito militare. Le provoca difficoltà inaspettate?

No, assolutamente.

Ritengo che i colleghi hanno fatto una scelta dettata da una meritocrazia, in cui il mio “fare” ed il mio impegno specifico, è stato costante, non solo nelle aule di giustizia, ma promuovendo, anzi anticipando, il concetto di specializzazione di materie; da oltre dieci anni sono stata artefice di una iniziativa consolidatasi nel tempo ossia, la formazione dei difensori nell’ambito di competenza militare. Debbo ringraziare i diversi Presidenti succedutosi al Tribunale Militare di Roma, che hanno creduto nella necessità di far uscire avvocati competenti nella materia, così come previsto dal nostro codice deontologico, aderendo attivamente a tali iniziative.

Devo ancora precisare che dalla nascita della Camera Penale Militare le Istituzioni, i vertici militari e tutto l’apparato della Giustizia Militare, ne hanno salutato l’attività con sincero entusiasmo.

Come pensa di affrontare questo impegno?

Come sempre, utilizzando una squadra dotata di grande intelligenza, efficienza, preparata e senza arrivismi, che sappia donarsi, all’avvocatura e alla società, per l’ottenimento di risultati per il bene comune.

Conta su chi e su che cosa?

Come appena detto, conto sul mio direttivo e sulla famiglia forense che vorrà aderire e su tutti gli organi giudiziari. Inoltre, colgo l’occasione per ringraziare il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, di cui faccio parte in qualità di consigliere, nonché il tutto il Consiglio, che per la prima volta ha istituito la Commissione di Diritto militare e Diritto penale militare che coordino, credendo come la natura insegna che “le acque di un ruscello arrivino al fiume e il fiume al mare”.

La Giustizia militare?

Il principio di cui all’art.52 della Costituzione recita “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” principio del quale va esaltata la collocazione nell’ambito dei rapporti politici, al dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi. Con riguardo alla definizione di reato militare, la Camera penale militare, si è già espressa e si augura che fra breve il Parlamento, conduca ad una nuova formulazione dell’art.37 del codice penale militare di pace nei termini, così come già espressi: “Costituisce reato militare ogni violazione della legge penale militare o della legge penale comune, commessa da un militare o da un appartenente alle Forze armate, ai danni di un altro militare o della pubblica amministrazione, per ragioni attinenti al servizio o alla disciplina militare“. Andando nello specifico “fra reati comuni e reati militari, la connessione di procedimenti opera sempre per il Tribunale Militare, nel caso in cui si tratti di persona in servizio militare secondo le norme del c.p.m.p.”

La Giustizia militare, si può dichiarare che funziona e sicuramente non ha problemi di prescrizione da applicare.

Alla Presidente Saveria Mobrici, anche ai componenti del Direttivo, si augura che mantenga forte i principi etici, morali e meritocratici, che sino ad oggi, ha saputo trasmettere ed in cui crede “…nell’ambito di un processo di recupero di consapevolezza si possono osservare i segni, ancora insufficienti, del nuovo atteggiamento di una avvocatura che manifesta la sua volontà di riprendersi il ruolo di centralità sociale costituzionale. Credo che l’avvocato è ancora un difensore etico…” nell’interesse di una avvocatura sempre più unita.

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