Forze Armate: la direzione del bilancio della Difesa dietro la guerra per il capo della Marina

ROMA – E’ noto oramai a tutti che è in atto uno scontro tutto interno ai partiti di maggioranza per la nomina del nuovo Capo di stato maggiore della Marina, ma forse in pochi conoscono i veri motivi del conflitto che vanno ben oltre i tatticismi di posizionamento al vertice.

Venerdì infatti, l’attuale CSMM, ammiraglio di squadra Valter Girardelli, lascerà l’incarico e, incredibilmente, all’orizzonte non si intravede il suo successore.

In ballo, infatti, non c’è solo la nomina del Capo di stato maggiore della Marina e, in prospettiva, quella della Difesa, ma anche l’occupazione di posti molto importanti come il direttore dell’Ufficio Centrale del Bilancio e degli Affari Finanziari della Difesa (BILANDIFE).

Dietro a questa ghiotta poltrona, si consuma una desolante guerra per bande, dove colui che ha più meriti viene visto come fumo negli occhi. Ecco cosa succede nel dettaglio.

Il ministro Trenta vorrebbe a capo della Marina l’ammiraglio Treu, il presidente del Consiglio Conte vorrebbe l’ammiraglio Carlo Massagli, Salvini – che inizialmente sembrerebbe facesse il tifo per Cavo Dragone – sembra abbia “virato” anche lui verso Massagli.

Ma l’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare del Presidente del Consiglio, rappresenta per gli attuali vertici dell’Esercito e dell’Aeronautica un “guastafeste” per i loro piani di occupazione della più alta carica della Difesa. L’ammiraglio Carlo Massagli infatti ha tutti i requisiti (d’età e di servizio) per poter essere nominato in futuro Capo di stato Maggiore della Difesa anche perchè, come da prassi consolidata, per il principio della rotazione tra le Forze Armate il prossimo capo della Difesa spetta proprio alla Marina, e da ciò deriva il “sabotaggio” alla sua nomina nel tentativo di interrompere la prassi. Insomma, se le altre due Forze Armate riuscissero a far pressione sulla politica affinché venga nominato un ufficiale senza requisiti per ricoprire il ruolo di Capo di stato maggiore della Difesa, allora rientrerebbero in partita sia l’Esercito che l’Aeronautica. Ma non basta.

In ballo c’è anche la poltrona di direttore dell’Ufficio Centrale del Bilancio e degli Affari Finanziari della Difesa (BILANDIFE) che, sempre per il principio della rotazione tra le Forze Armate, toccherebbe anch’essa alla Marina. Va da sè che indebolire “l’asse” della Marina permetterebbe ai due altri contendenti (Esercito ed Aeronautica) di mettere le mani non solo sulla poltrona del capo della Difesa che anche su quella del bilancio del dicastero.

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