Difesa, sindacati militari minacciano di scendere in piazza: “politici asserviti a vertici militari”

ROMA – «Nella notte di ieri è venuto alla luce il testo base della IV Commissione Difesa, la norma sull’associazionismo sindacale militare c.d. Legge “CORDA” (dal nome della relatrice del M5S), abbinato ai disegni di legge TRIPODI (Forza Italia) e PAGANI (PD). Il testo di legge ha assorbito solo alcuni dei suggerimenti ricevuti durante le audizioni dai sindacati militari recependo, in particolare, la cancellazione delle R.U.B. (Rappresentanza di Unità di Base) che avrebbero mantenuto un surrogato delle rappresentanze militari attuali».

Inizia così la nota congiunta diffusa dai sindacati militari SIM Marina, SIM Aeronautica, SIM Guardia di Finanza, SIM Guardia Costiera, SIM Carabinieri, Sinafi, e Siulm.

La materia del contendere riguarda, ancora una volta, le proposte di legge che saranno portate in Parlamento che dovranno regolare “l’esistenza in vita” dei sindacati militari, nati dopo la sentenza n. 120 della Corte Costituzionale la quale, in sostanza, recependo le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo emesse il 2 ottobre 2014 (Matelly contro Francia e Association de Défense des Droits des Militaires contro Francia) ha dichiarato «l’illegittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), in quanto prevede che “I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali» invece di prevedere che «I militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali».

La Corte Costituzionale inoltre ha ritenuto che, «in attesa dell’intervento del legislatore, il vuoto normativo possa essere colmato con la disciplina dettata per i diversi organismi della Rappresentanza Militare».

Le Commissioni Difesa hanno quindi avviato una serie di “audizioni” volte a conoscere il punto di vista degli attori coinvolti ed in questo frangente si è registrata un’aperta avversione dei vertici militari che hanno auspicato una legislazione quanto più possibile conservatrice dello status quo, tesa a sottrarre al sindacato quante più materie possibili e a depotenziarne l’attività.

«Il “comitato ristretto” presieduto dall’an. CORDA – scrivono le organizzazioni sindacali militari – aveva il compito di acquisire tutti gli emendamenti necessari per predisporre un testo base che potesse ottenere la maggiore condivisione
parlamentare. La stessa relatrice aveva chiesto fiducia a queste OO.SS. garantendo che avrebbe posto in essere ogni sforzo per presentare un testo base che potesse riconoscere i diritti sindacali per il personale militare, aderente al sistema sindacale vigente per le polizie ad ordinamento civile e operatori del soccorso.».

Sindacati militari delusi dalla classe politica

«Contrariamente a quanto prospettato – continua la nota -, i contenuti del testo base che ieri è stato votato in Commissione Difesa sono inaccettabili, indegni, inadeguati, svilenti e pericolosi. Gli scriventi chiedono coraggio alle forze politiche scese in campo, che hanno dimostrato di non voler ascoltare appieno i 320 mila uomini e donne militari che attendono da decenni una norma che possa dare loro i diritti sindacali garantiti dalla Costituzione, che solo a seguito delle decisioni assunte prima dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e poi dalla Corte Costituzionale sono stati riconosciuti».

Non è un mistero che la comunicazione “non istituzionale” tra i sindacati militari ed i relatori delle proposte di legge sulla materia, preme soprattutto sull’emanazione di una legge del tutto simile a quella della Polizia di Stato (L. 121/81) giudicata “soddisfacente” e rodata nel corso degli oltre 40 anni di applicazione.

Forze politiche asservite ai vertici militari

«Le scriventi OO.SS. ritengono che il testo base proposto dimostra come le forze politiche appaiano asservite alla visione estremamente conservatrice dei vertici militari, snaturando i principi sindacali illuminati dall’art. 39 della Costituzione Italiana».

«Si è già al lavoro – fanno sapere i responsabili sindacali delle Forze Armate – per produrre in tempi rapidi gli emendamenti diretti a correggere le evidenti aberrazioni del diritto sindacale dei militari, atteso che non è accettabile l’assoggettamento di un diritto costituzionale ad autorizzazioni preventive ed al controllo delle Amministrazioni. Come non è accettabile l’assenza di autonomia organizzativa e della capacità giuridica di agire in giudizio per tutelare realmente gli interessi degli iscritti, lasciando il controllo dei diritti sindacali ai vertici militari».

Paradossalmente – è il pensiero di moltissimi militari – le proposte di legge depositate in Parlamento invece di occuparsi principalmente del campo di azione delle organizzazioni sindacali militari, sembrano concentrate a normarne l’organizzazione interna. Inoltre è del tutto evidente, viene rilevato da fonti sindacali, come le forze politiche abbiano dato ascolto alle sirene catastrofiste del vertice militare limitando in maniera considerevole le materie di competenza dei sindacati militari. Se le proposte di legge fossero approvate così come sono, ai sindacati militari sarebbe fatto divieto di occuparsi delle materie concernenti l’ordinamento, l’addestramento, le operazioni, il settore logistico-operativo,il rapporto gerarchico-funzionale e l’impiego del personale.

Inoltre, il comportamento antisindacale di un dirigente militare non passerebbe al vaglio del Giudice del Lavoro, ma sarebbe derubricato a “grave mancanza disciplinare”, cioè al giudizio dei vertici militari. Insomma, una follia che vedrebbe il datore di lavoro chiamato a giudicare se stesso per comportamento antisindacale.

«Le scriventi OO.SS. chiedono, quindi, di essere nuovamente audite urgentemente in Commissione Difesa e dal Ministro della Difesa, per poter presentare i propri emendamenti al testo base approvato in Commissione, annunciando di essere pronte, per la prima volta nella storia, a ricorrere ad azioni sindacali pubbliche per manifestare il proprio dissenso e contrastare questo progetto retrivo e pericoloso per i diritti del personale militare, al fine di informare l’opinione pubblica di ciò che sta accadendo, del fatto che la classe politica, se non dovesse ricorre ai ripari, dichiaratamente abbandonerebbe a loro stessi i propri servitori!».

Le proposte di legge sulla materia avanzate in Commissione Difesa destano parecchia preoccupazione tra il personale militare, che segue attentamente l’evolversi dell’iter legislativo e che mostra – in maniera compatta – un crescendo nervosismo e disaffezione nei confronti dei proponenti.

«Invece di mettervi a giocare con il sedere del personale militare – scrive Ramona in risposta ad un post su Facebook dell’on. Emanuela Corda (M5S) – pensate ad ascoltare i sindacati legalmente costituiti ed autorizzati perchè voi di come si vive all’interno delle caserme e di come è la vita militare non ne sapete nulla! Ci avete stancato con sta questione di volerci per forza mettere il guinzaglio! Noi vogliamo far valere i nostri diritti!» E il post di Ramona è solo uno dei tanti con toni ed argomentazioni simili.

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