Migranti e sicurezza: il vizietto dei governi italiani (tutti) di scaricare i problemi sugli operatori

Roma, 21 ago – (di Giuseppe Paradiso) Non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima (purtroppo) che gli operatori italiani della Sicurezza e della Difesa si sono trovati a gestire (ed a risolvere) i problemi che la politica, per pavidità, per propaganda o per altri sordidi motivi, non vuole risolvere.

Stiamo parlando ad esempio del carabiniere o del poliziotto, costretti ad affrontare a mani nude un violento, magari armato di coltello, perchè ancora i politici non li hanno muniti di taser, salvo poi indignarsi (ma è solo una sceneggiata a scopo propagandistico) quando un giudice li mette sotto processo per aver usato la pistola. E giù paroloni, dichiarazioni che fiammeggiano sulle prime pagine dei giornali, giudici cattivi ed insensibili e via discorrendo; mentre l’operatore in questione, intanto, deve pagarsi l’avvocato e magari una sospensione dal servizio.

Per la cronaca, a marzo scorso sono stati forniti 30 taser (30!) per un periodo di prova di 3 mesi, messi a disposizione degli uomini delle volanti, i quali hanno dovuto seguire un percorso di formazione nel rispetto di un disciplinare approvato dal Ministero della Sanità. Non si sa com’è andata a finire, né si ha notizia di una legge/decreto/circolare/qualcosa emanata dal nuovo governo. Insomma, siamo ancora all’anno zero e gli operatori della sicurezza per le strade devono barcamenarsi come possono nel dilemma se portare a casa la pelle o affrontare inevitabili grane giudiziarie.

Stessa cosa, anzi molto peggio, sul fronte degli sbarchi di immigrati.

Questa volta ad essere stati presi di mira sono gli stessi operatori, in questo caso l’equipaggio della nave Diciotti della Guardia Costiera italiana, colpevole – secondo alcuni scimuniti che scrivono sui social – di aver preso a bordo 190 migranti “ad appena 17 miglia da Lampedusa” (come conferma anche il ministro Toninelli).

E giù insulti, fantastiche (e disgustose) soluzioni che vanno dalla deportazione in Siberia dell’equipaggio fino all’affondamento dell’unità navale (foto di apertura). Se cercate sui social trovere sicuramente qualcuno che vorrebbe prendere a cannonate i migranti o magari – più umanamente – gettarli in mare per farli affogare.

Sicuramente troverete in rete articoli gustosissimi, dove si apprende di convenzioni internazionali come Solas (Safety of life at sea) del 1914, la convenzione di Amburgo del 1979, o le linee guida del 2004 dell’Imo (International maritime organization). Insomma tanto materiale, tante chiacchiere, ma nessuna decisione chiara e precisa da parte del governo (a parte annunci e slogan) che indichi un responsabile (termine non in voga ultimamente) in capo al quale far convergere le conseguenze – morali, penali e politiche – degli ordini impartiti.

Così assistiamo sgomenti ad una nave militare italiana che ciondola nelle nostre acque terriroriali con un carico di disperati in coperta, che non può attraccare per giorni e che, per giunta, viene ricoperta di insulti bestiali quando obbedisce non a contrastanti disposizioni dell’autorità politica, ma alla propria coscienza di marinai. Già, la coscienza di un marinaio, di tutti i marinai del mondo, che impone di non lasciare nessuna anima in balia del mare rischiando la vita.

Ed ecco come la politica trasforma in un parafulmine l’equipaggio di una nave sulla cui testa piove il livore di persone inqualificabili che emettono giudizi feroci da una stanza buia compulsando una tastiera, mentre l’inettitudine governativa non fa nulla per difenderli.

Politici che in campagna elettorale si mostrano impavidi e decisionisti salvo poi, una volta ottenuta la poltrona, diventare conigli che si nascondono dietro chi opera in uniforme permettendo che si scarichi su di essi la bestiale ferocia di quegli elettori che loro avevano illuso.

Che Paese è quello che processa ed insulta gli esecutori di confusi (e contraddittori) ordini superiori mentre la politica infuoca gli animi con slogan ed annunci?

Per nostra fortuna, chi opera per la nostra sicurezza è dotato di un cuore pulsante, di un cervello funzionante e di una coscienza alla quale obbedire mentre la politica pavidamente fugge o si nasconde.

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