Difesa: lite Di Maio-Trenta, ministro in lacrime. “Mezzo miliardo per i missili te li scordi”

ROMA – Lite tra il vice-premier Luigi di Maio e il ministro della Difesa Elisabetta Trenta. E’ quanto rivela il Corriere della Sera citando alcune indiscrezioni.

Mezzo miliardo, non se ne parla nemmeno, ricordati che diventata ministro grazie ai 5 Stelle” avrebbe detto Di Maio al ministro Elisabetta Difesa che, dopo la sfuriata del suo leader, non è riuscita a trattenere le lacrime ed avrebbe lasciato prima del tempo il vertice notturno convocato martedì scorso con ministri dei 5 Stelle.

Motivo del contendere, sempre secondo indiscrezioni, sarebbe il programma dei missili Camm-Er – valutati e già scelti da Aeronautica ed Esercito – destinati a sostituire gli Aspide, in linea da oltre quarant’anni e che quindi presentano vari problemi dovuti all’obsolescenza.

Dal 2021, secondo programma, non dovrebbero essere più in servizio. Il blocco del programma – inutile dirlo – significherebbe smantellare la difesa aerea del Paese. Le batterie di Aspide infatti “coprono” l’Italia dalle minacce dal cielo, oltre a fornire protezione ai militari italiani impegnati nelle missioni internazionali. Inoltre sono sempre le batterie di Aspide che proteggono basi e aeroporti.

Dopo tale episodio entra nella vicenda il Sottosegretario Raffaele Volpi – in quota Lega – che in una nota afferma che «Il comparto industriale dell’aerospazio e difesa fattura più di 14 miliardi di euro all’anno, corrispondenti allo 0,8% del nostro Pil, tendenzialmente in crescita, ed è fonte di ricerca ed innovazione. Dà occupazione ad oltre 44mila persone, che salgono a più di 110mila se si considerano anche indotto ed altri impatti indiretti. Le aziende, inoltre, pagano tasse allo Stato per non meno di 4,5 miliardi. Perciò, trattare le spese militari come uno spreco di risorse non ha senso».

Volpi aggiunge: «tutto questo, senza considerare l’export e, dettaglio non trascurabile, la sicurezza che deriva al nostro paese dall’essere difeso e dal poter partecipare con credibilità ed autorevolezza ad alleanze con altri Stati in una fase storica caratterizzata da diffusa instabilità e pericolo di conflitti».

«Siamo orgogliosi di quanto facciamo nel mondo per la pace – sottolinea Volpi – senza ricordare che possiamo farlo anche grazie agli strumenti che la nostra industria produce per i militari schierati all’estero o nelle strade».

«Ogni ipotesi di previsione di tagli ai programmi di investimento e di ammodernamento potrebbe generare impatti sull’occupazione ed ulteriori oneri sociali a carico dei contribuenti», rileva Volpi, che conclude: «si tratterebbe di mancato reddito tanto al Nord quanto al Sud, più basso gettito fiscale e minore sicurezza per tutti».

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