Violenze nel carcere di Parma, Sappe: ministro Cancellieri tuteli onorabilità Polizia penitenziaria

carcere-parmaRoma, 8 ago – «Mi appello al Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri perché tuteli e difenda l’onorabilità del Corpo di Polizia Penitenziaria ed in particolare del Reparto in servizio nel carcere di Parma. Non è possibile assistere, leggere e ascoltare periodicamente dichiarazioni francamente inaccettabili di violenze in carcere in danno di detenuti. Il SAPPE non accetta che – senza alcuna prova – al nostro delicato e duro lavoro si associno parole come violenza, indifferenza e cinismo, persino di tortura. Noi, che rappresentiamo il primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, siamo i primi a chiedere che il carcere sia una casa di vetro, perché non abbiamo nulla da nascondere. Non l’avevamo con le presunte torture a Bernardo Provenzano, non l’abbiamo oggi con le altrettanto fantasiose violenze contro il detenuto barese Antonio Battista».

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

«Chiediamo al Ministro della Giustizia Cancellieri – prosegue Capece – di prendere immediata posizione su questo grave fatto. Lei o uno dei due Sottosegretari alla Giustizia, che peraltro ad oggi non è ben chiaro quale delega abbiano in materia di Polizia Penitenziaria. Dai vertici del DAP non ci aspettiamo nulla, ma dall’autorità politica sì. I poliziotti e le poliziotte penitenziari italiani hanno salvato negli ultimi vent’anni decine di migliaia di vite umane in carcere, intervenendo tempestivamente e salvando la vita a chi ha tentato di suicidarsi (impiccandosi alle sbarre della finestra, inalando gas da bombolette di butano che si continuano a far detenere nonostante la loro pericolosità, avvelenandosi con farmaci, droghe o detersivi, soffocandosi con un sacco infilato in testa) e impedendo che atti di autolesionismo potessero degenerare ed ulteriori avere gravi conseguenze. Altro che torture, a Parma o in qualsiasi altro carcere italiano».

«E’ importante per il Paese – conclude – conoscere il lavoro svolto dai poliziotti penitenziari, è importante che la Società riconosca e sostenga l’attività risocializzante della Polizia Penitenziaria e ne comprenda i sacrifici sostenuti per svolgere tale attività, garantendo al contempo la sicurezza all’interno e all’esterno degli Istituti. Il nostro Corpo è costituito da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante sovraffollamento credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio. Persone che lavorano ogni giorno, nel silenzio e tra mille difficoltà ma con professionalità, umanità, competenza e passione nel dramma delle sezioni detentive italiane».

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