Spoleto, tossicodipendente muore in carcere. SAPPE: “hanno bisogno di cure, non reclusione”

carcere-tossicodipendentiRoma, 18 set – «L’altro ieri, alle ore 13.30 circa è deceduto nell’infermeria del carcere di Spoleto, per cause naturali (ictus) un detenuto magrebino di 43 anni. Il detenuto era definitivo con fine pena 2018 ed era stato condannato a seguito di violazione della legge stupefacenti. Lo stesso era già ricoverato da diverso tempo nell’infermeria dell’istituto, era tossicodipendente ed in terapia con metadone».

A darne notizia è Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE che sottolinea come oltre 15.600 detenuti, il 24% circa di quelli presenti, ha problemi di tossicodipendenza.

«Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE è fermamente impegnato per incrementare l’utilizzo del ricorso alle misure alternative al carcere delle persone tossicodipendenti recluse», prosegue CAPECE.

Il SAPPE torna a sottolineare come »nonostante l’Italia sia un Paese il cui ordinamento è caratterizzato da una legislazione all’avanguardia per quanto riguarda la possibilità che i tossicodipendenti possano scontare la pena all’esterno, i drogati detenuti in carcere sono tantissimi. La legge prevede che i condannati a pene fino a sei anni di reclusione, quattro anni per coloro che si sono resi responsabili di reati particolarmente gravi, possano essere ammessi a scontare la pena all’esterno, presso strutture pubbliche o private, dopo aver superato positivamente o intrapreso un programma di recupero sociale. Nonostante ciò queste persone continuano a rimanere in carcere. Noi riteniamo sia invece preferibile che i detenuti tossicodipendenti, spesso condannati per spaccio di lieve entità, scontino la pena fuori dal carcere, nelle Comunità di recupero, per porre in essere ogni sforzo concreto necessario ad aiutarli ad uscire definitivamente dal tragico tunnel della droga e, quindi, a non tornare a delinquere. I detenuti tossicodipendenti sono persone che commetto reati in relazione allo stato di malattia e quindi hanno bisogno di cure piuttosto che di reclusione».

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