Settimana di tensione nelle carceri italiane: poliziotti penitenziari aggrediti a Rieti, Reggio Emilia ed Ivrea

carcere_sovraffollatoCapece: “Ignorato appello Capo dello Stato Napolitano su carceri terribilmente sovraffollate”. Roma, 11 lug – «Non posso ovviamente che giudicare con estrema preoccupazione le ultime aggressione ad alcuni poliziotti penitenziari, avvenute nelle ultime ore e negli ultimi giorni a Rieti, Reggio Emilia ed Ivrea. Mi sembra del tutto evidente che la tensione nelle carceri sale in maniera esponenziale: e l’afa ed il caldo acuiscono i problemi connessi alla detenzione ed alla promiscuità. Problemi rispetto ai quali i numerosi richiami del Presidente della Repubblica sulla criticità situazione penitenziaria del Paese non sembrano suscitare l’attenzione di una classe politica colpevolmente distratta. E’ importante che il Governo ed il Parlamento mettano concretamente mano alla situazione penitenziaria del Paese, ormai giunta ad un livello emergenziale. La situazione di tensione che si sta determinando in molti istituti penitenziari del Paese, fatta di aggressioni a Personale di Polizia Penitenziaria, risse e manifestazioni di protesta dei detenuti, rischia di degenerare. L’Esecutivo Berlusconi ed il Parlamento tutto non possono perdere ulteriore tempo ma devono mettere in campo interventi urgenti e non più procrastinabili».

E’ quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria.

«Il SAPPE, il Sindacato più rappresentativo del Corpo» conclude Capece «auspica una urgente svolta bipartisan di Governo e Parlamento per una nuova politica della pena, quanto più possibile organica e condivisa. Non si trascurino colpevolmente ed ulteriormente le importanti e pesanti parole dette anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulle nostre carceri “terribilmente sovraffollate” (così le ha definite il Capo dello Stato nel suo messaggio di fine anno) e ci si dia dunque da fare – concretamente e urgentemente – per una nuova politica della pena, necessaria e non più differibile, che “ripensi” organicamente il carcere e l’Istituzione penitenziaria. A nostro avviso l’unica via d’uscita da questa situazione è il ricorrere alla misure alternative alla detenzione che è dimostrato dai numeri che sono lo strumento migliore per garantire la vera sicurezza per i cittadini. Soltanto chi ha la possibilità di allontanarsi dal carcere per una seria prospettiva di lavoro all’esterno non tenta di commettere altri reati».

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