Sbarre infuocate, l’inferno in cella: agenti di polizia aggrediti in carcere

carceratoA Porto Azzurro e Vercelli. Roma, 13 ago – Estate ad alto livello di tensione nelle carceri italiane. Gli ultimi gravi episodi di aggressione in danno a poliziotti penitenziari in servizio si sono verificate ieri nelle carceri di Porto Azzurro e Vercelli. Ed il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, scende sul piede di guerra contro i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria «incapaci di tutelare i poliziotti e di adottare efficaci determinazioni per contrastare la costante tensione detentiva, arrivando persino alla vergogna di chiedere agli Agenti il pagamento delle stanze usate in Caserma per riposare».

Spiega Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: «Ieri sera nel carcere di Vercelli un detenuto marocchino si stava impiccando nella cella: prontamente un agente apriva la stessa per soccorrerlo ma l’altro detenuto ristretto nella stessa cella, sempre di nazionalità marocchina, senza alcun motivo aggrediva il nostro collega con calci e pugni. Per fortuna, il pronto intervento degli altri poliziotti ha permesso di immobilizzare l’aggressore, ma l’agente colpito, accompagnato presso l’ospedale cittadino, aveva visibili ematomi in faccia e parti del corpo».

«Nel pomeriggio – prosegue Capece – c’era stata un’altra aggressione nella Casa di Reclusione di Porto Azzurro dove un detenuto, anch’esso marocchino, lamentando un presunto mancato accredito sul proprio libretto di conto corrente, accompagnato nell’ufficio della Sorveglianza generale dava improvvisamente in escandescenza colpendo tutto e tutti e sfasciando ogni cosa trovasse: 4 agenti sono rimasti feriti e condotti in ospedale».

«Queste costanti violenze sono inaccettabili – prosegue il leader del SAPPE -. Al di là delle dichiarazioni e degli impegni a parole, la situazione penitenziaria resta critica, con 65mila detenuti presenti, dei quali 25mila in attesa di un giudizio definitivo e 24mila stranieri. E il Personale di Polizia penitenziaria paga in prima persona da un lato le tensioni che il sovraffollamento delle celle determina (aggressioni, tentati suicidi, ferimenti, atti di autolesionismo, incendi, evasioni) e dall’altro le discutibili scelte gestionali dei vertici e dei burocrati del DAP, che hanno persino imposto agli agenti di Polizia il pagamento delle stanze che occupano in Caserma, senza evidentemente neppure sapere che gli Agenti che dormono e vivono in Caserma sono i primi a mobilitarsi (anche quando sono fuori servizio) in caso di gravi eventi critici in carcere».

Capece contesta anche il progetto della vigilanza dinamica elaborato dal DAP: «E’ in realtà un bluff. Il superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e la maggiore apertura per i detenuti deve associarsi alla necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il Personale di Polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapito della sicurezza. Il progetto elaborato dal Capo DAP Tamburino e dal Vice Capo Pagano non prevede affatto lavoro per i detenuti e mantiene il reato penale della “colpa del custode”. E’ quindi un progetto basato su basi di partenza sbagliate e non è certo abdicando al ruolo proprio di sicurezza dello Stato che si rendono le carceri più vivibili (ma solo per i detenuti, è ovvio)»

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