Roma, carcere di Regina Coeli: la Polizia Penitenziaria proclama lo stato di agitazione

regina-coeliRoma, 14 apr – “E’ francamente sconcertante il silenzio dell’Amministrazione penitenziaria rispetto alla denuncia della situazione che investe il Corpo di polizia penitenziaria nella Regione Lazio.
Per questo abbiamo deliberato di proclamare lo stato di agitazione del Personale ed organizzeremo a breve una manifestazione di protesta davanti al carcere di via della Lungara. Così, chi finge di non sentire, ci sentirà per forza”.

A dichiararlo è il Dott. Giovanni Passaro, segretario provinciale romano del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE (il più rappresentativo della Categoria con oltre 11mila iscritti), che ha segnalato in una nota al Provveditore regionale penitenziario Angelo Zaccagnino le ragioni della protesta.

In particolare, presso il carcere di Regina Coeli di Roma:

  • dal mese di marzo 2010 non viene corrisposta agli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria l’indennità per l’attività straordinaria svolta, in quanto il monte-ore assegnato, e quindi gli stanziamenti previsti, è già esaurito;
  • corresponsione parziale del FESI- incentivi 2009 (88%);
  • condizioni di lavoro disumane, con turni di servizio che si protraggono oltre le 12 ore;
  • turni pomeridiani prolungati fino al completamento dell’ulteriore turno notturno;
  • carichi di lavoro significativamente pesanti;
  • personale impiegato presso i reparti detentivi, esposto ad alto rischi di incolumità personale, con un rapporto di un agente/assistente a 150 detenuti;
  • circostanza permanente di dover sorvegliare e controllare, soprattutto nei turni pomeridiani e notturni, da parte di una sola unità, 200/300 detenuti, dislocati su più piani;
  • indifferenza dell’importante ruolo delle regole internazionali nella prassi e nella filosofia penitenziaria;
  • pianta organica non rispondente alle reali esigenze di sevizio, individuata secondo parametri obsoleti;
  • impossibilità dell’applicazione delle regole relative al personale;
  • particolare ubicazione dell’istituto, nel centro storico di Roma, nonché morfologia  edilizia, improntata ad un’epoca storica passata, che prevede numerosi posti di servizio;
  • appartenenti al personale penitenziario costantemente scoraggiati,  dai metodi superati e inefficaci di gestione, a sviluppare il senso di umanità e del lavoro;
  • restrizione del soggetto detenuto non compatibile con l’ordine e la sicurezza dell’istituto;
  • reiterato impiego di personale addetto agli uffici per compensare i contingenti e le scorte delle traduzioni;
  • traduzioni e piantonamenti effettuati con numero esiguo di  scorta, mettendo a repentaglio l’integrità fisica sia dei detenuti, sia del personale operante;
  • impossibilità di individualizzazione del trattamento;
  • impossibilità di osservazione dei detenuti;
  • scarna applicazione del trattamento rieducativo;

Per queste ragioni il SAPPE proclama dunque lo stato di agitazione nel carcere romano di Regina Coeli e sta organizzando una manifestazione di protesta davanti al penitenziario di via della Lungara.

“Perché anche la gente sappia” conclude Passaro “in quali precarie condizioni di lavoro quotidianamente si confrontano le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, per altro sotto organico in una struttura vecchia in cui gli effetti benefici derivanti dall’indulto sotto il profilo del sovraffollamento sono già svaniti da un pezzo.”

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.