Pubblica una poesia su Facebook ma i superiori lo credono pazzo e gli tolgono l’arma, nei guai un agente di Polizia

Roma, 11 dic – “Questa mattina sul social network Facebook ho notato un post scritto dall’oggettivato il cui tenore risulta preoccupante nel contenuto per i propositi auto ed etero aggressivi in esso contenuti“.

E’ questa la segnalazione partita da un ispettore della Polizia penitenziaria, allarmato per essersi imbattuto in una poesia postata da un collega il 17 novembre scorso. Le conseguenze non si sono fatte attendere: senza essere stato sottoposto ad alcun tipo di visita medica, l’agente riceve a casa la visita dei carabinieri che gli notificano un atto di sequestro temporaneo della propria pistola d’ordinanza.

Prima di proseguire riporteremo di seguito il testo della poesia scritta da tal Gianni Pugliese, che l’agente di Polizia penitenziaria ha postato su Facebook, dal titolo “La fine non ha fine“.

Ho superato il limite, stanchezza fisica e mentale.
Ho superato il livello di guardia.
Ho finito pazienza, correttezza, educazione.
La rabbia è praticamente inevitabile.
Giorno dopo giorno,
mesi su mesi,
stronzi su stronzi,
casini su casini,
ho riempito il colmabile.
Troverò la soluzione per far esplodere tutto la mia rabbia e nervosismo,
tirerò su muraglie per salvare le persone a me care,
ma non tutte faranno in tempo a salvarsi.
Una settimana di fuoco,
una settimana di vero inferno,
una settimana decisiva.
Provocherò sicuramente cause,
con la conseguenza dell’effetto,
ma aspetto l’effetto,
mi sento incrollabile,
imponente,
intoccabile.
Distruggerò quei colpevoli,
risorgerò nel meglio,
con conoscenza,
virtù e,
accuratezza.
Così potrò infine,
scrivere la parola fine.

Ora, anche ammettendo che l’Ispettore abbia agito in buona fede, preoccupato per l’equilibrio psicologico del collega, non si capisce per quale motivo – dopo quasi un mese dal fatto – l’agente in questione non sia stato ancora sottoposto ad alcun tipo di accertamento sanitario, anche se il comandante di reparto del poliziotto, nel richiedere il ritiro dell’arma, contestualmente richiedeva una “valutazione dell’idoneità psico-fisica dell’interessato”.

L’agente, dal canto suo, racconta che “in nove anni di servizio mai un disciplinare” ma di averne subito uno, ultimamente, perchè «avevo messo un “Mi piace” ad un post della pagina Facebook STORIE DI POLIZIA PENITENZIARIA poiché – spiega – secondo l’amministrazione il “Like” equivaleva ad una condivisione del pensiero scritto in quel post e – quindi – denigravo l’amministrazione penitenziaria».

Per la sua attività “social” adesso l’agente rischia la sospensione ma intanto ha dato mandato ad un legale per assisterlo nella vicenda.

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Pubblica una poesia su Facebook ma i superiori lo credono pazzo e gli tolgono l'arma, nei guai un agente di Polizia
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