Polizia Penitenziaria: manifestazione a Montecitorio su condizioni carceri

Ultima chiamata per il ministro Alfano. Roma, 21 set – “Credo di poter affermare che domani a Piazza di Montecitorio non saranno meno di quattrocento i poliziotti penitenziari, provenienti da ogni regione d’Italia, a manifestare contro un sistema penitenziario che non riesce più a garantire dignità e civiltà, trasformando la pena in supplizio e il lavoro in tortura “

Così Eugenio SARNO, Segretario Generale della UIL PA Penitenziari, annuncia i termini della manifestazione prevista per domani (10.00-13.00) davanti alla Camera dei Deputati.  Tre i Pullman in partenza da Milano, Bologna e Napoli. Tanti altri raggiungeranno Roma con autovetture private.

“Ovviamente manifestare davanti alla Camera dei Deputati  assume, per noi,  un significato particolarmente simbolico. Noi vogliamo sollecitare un dibattito parlamentare sulle condizioni del nostro sistema penitenziario,  sempre più illegale e criminogeno. Vogliamo spezzare quella cortina di silenzio che avvolge nell’oblio un vero dramma sociale. Vogliamo impedire che si disperda quel patrimonio di conoscenza e consapevolezza che tanti parlamentari hanno acquisito vistando le nostre prigioni nello scorso Ferragosto.“

Da qualche giorno è stata superata anche quota 64mila detenuti e in tutte le regioni la soglia della capienza massima regolamentare è stata sfondata, mentre notevoli problemi si registrano per le vacanze organiche della polizia penitenziaria

“L’indice medio di sovraffollamento nazionale è di circa il 49% ( 64.463 detenuti al 18 settembre contro i 43218 posti disponibili). In questa particolare classifica – sottolinea SARNO – le punte massime si registrano in Emilia Romagna ( 4630 detenuti, 92,28 % di sovraffollamento),  in Puglia (4267 det., 68,32 %) e in Triveneto ( 4387, 61,35%). Il fanalino di coda è l’Umbria con 1293 detenuti e un indice di sovraffollamento pari solo al 14,73 % . In tutto ciò occorre segnalare che ad oggi sono 3401 i posti non disponibili per motivi vari  a cui si aggiungono altri  781 non disponibili per l’inagibilità delle celle. Vale a dire che con interventi minimi, economici e veloci sono più di 4.000 i posti che si possono recuperare. Altro che carceri leggere, galleggianti o amenità del genere. Nello specificare che questi dati sono dati ufficiali del DAP,  ci pare il caso di sottolineare come alle 5000 unità vacanti negli organici della polizia penitenziaria, si contrapponga la condizione per la quale sono ben 3206 i poliziotti penitenziari  che l’Amministrazione Penitenziaria impiega al di fuori degli istituti in non meglio precisate – altre strutture – Nel frattempo in prima linea si assiste alla quotidiana contrizione dei diritti soggettivi. Saltano riposi e ferie , si raddoppiano i turni, si ricorre sistematicamente alo straordinario che non viene nemmeno pagato. Tutto ciò alimenta disagio, rabbia, frustrazione, depressione e delegittima sempre più la stessa Amministrazione. Domani distribuiremo materiale informativo perché si conoscano i veri dati“

LA UIL Penitenziari ha più volte sollecitato il Ministro Alfano a convocare un tavolo permanente sui gravi problemi, senza ottenere alcuna risposta

“Quella di domani rappresenta anche per il Ministro Alfano l’ultima chiamata, prima di arrivare ad un inevitabile irrigidimento delle posizioni. Ha più volte annunciato la volontà di ricorrere ad assunzioni straordinarie, ma non c’è traccia di sue proposte normative. Ci pare chiaro che all’interno del Governo si minimizza e si marginalizza la questione penitenziaria. Altrimenti non sappiamo spiegarci i motivi per cui non si attivano i militari in compiti di sorveglianza, non si procede a deliberare e finanziare le nuove assunzioni, non si discute il famigerato piano carceri, non si discuta di una revisione del momento sanzionatorio. O le ragioni di Tremonti e La Russa prevalgono sulle ragioni di Alfano o quest’ultimo- chiude polemicamente il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari – è disattento e distratto  , oltreché silente, su una questione che lo investe direttamente e di cui deve rendere conto al Paese intero. Noi qualche soluzione, benché non esaustiva, abbiamo provato a suggerirla; ad esempio il recupero delle unità imboscate. Ma se il Ministro continua e perpetua la sua indifferenza non può che essere considerato complice attivo e partecipe del disastro  che è sotto gli occhi di tutti“

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