Polizia penitenziaria: «carcere ai giornalisti dimostra palese ipocrisia del Parlamento»

sallusti-Roma, 22 nov – «Mi sembra evidente che le forze politiche che compongono il Parlamento dimostrino, sui temi del carcere e del pesante sovraffollamento penitenziario, una sconcertante ipocrisia. Se, da un lato, buona parte dei membri di Camera e Senato plaudono alle gravi denunce del Presidente della Repubblica che in più occasioni, parlando delle carceri, ha accennato ad una realtà che umilia l’Italia in Europa e della prepotente urgenza di trovare idonee soluzioni favorendo maggiormente il ricorso alla misure alternative alla detenzione, dall’altra parlano da un mese di mettere in carcere direttori di giornali e giornalisti per il reato di diffamazione. Davvero sconcertante».

A dichiararlo è Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto e Commissario straordinario per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, che ha partecipato a Genova alla giornata di mobilitazione delle Camere Penali sull’emergenza penitenziaria.

«Noi poliziotti penitenziari – aggiunge Martinelli – siamo quelli che vivono in prima persona i disagi del carcere perché siamo in sezione 24 ore al giorno. Il dato effettivo è che oggi abbiamo più detenuti di quando si è insediato il governo Monti, ovvero il doppio di quanto potrebbero contenere le carceri». «A Marassi ci sono ad esempio 450 posti letto regolamentari, ma sono 800 i detenuti presenti e abbiamo grossi problemi in merito alle patologie ed alle varie forme di disagio sociale, nel senso che abbiamo più del 60% in attesa di giudizio definitivo, uno detenuto su 4 che è tossicodipendente e quindi potrebbe scontare la pena in una comunità, mentre un altro 60 % è costituito da extracomunitari. E, nonostante una legge ad hoc, a Pontedecimo continua ad essere un bimbo in cella con la mamma detenuta».

Per Martinelli, se la politica volesse intervenire concretamente potrebbe farlo subito con 3 provvedimenti. «Processi più rapidi, espulsione dei detenuti extracomunitari per far scontare loro la pena nel paese di provenienza e soprattutto far scontare la pena ai tossicodipendenti in una comunità di recupero. E’ ovvio che, se come oggi i detenuti stanno 20 ore in cella, questo alimenta tensioni. Dovrebbero lavorare, ma ci vuole una legge apposita e la volontà politica per farla. In Germania è così. Lavorano con soddisfazione perché stare fuori dalla cella dà senso di serenità ed è diverso che stare 20 ore rinchiusi senza fare nulla, alternandosi tra chi sta seduto e in piedi per mancanza di spazio. Questo acuisce la tensione, quindi aggressioni e tentati suicidi».

«Dal 1 gennaio al 30 giugno 2012 – conclude Martinelli – in Liguria 21 detenuti hanno tentato il suicidio (erano stati 33 in tutto il 2011), 218 gli atti di autolesionismo – ingestione di corpi estranei, chiodi, lamette, pile; tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette – (che nel 2011 furono 317), 14 i ferimenti e 54 le colluttazioni: 6 sono state le morti per cause naturali. 3 le evasioni dopo aver fruito di permessi premi ed 1 dalla semilibertà mentre oltre 660 sono stati i detenuti della Liguria coinvolti in manifestazioni di protesta contro sovraffollamento, condizioni di vita intramurarie ed a favore dell’amnistia».

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