Parma, detenuto al 41-bis aggredisce e ferisce vice comandante e direttore del carcere

polizia-penitenziaria2Parma, 12 apr – Un detenuto sottoposto al regime 41-bis, ristretto nell’istituto penitenziario di Parma, questa mattina ha aggredito e colpito il Vice Comandante della polizia penitenziaria e il Direttore dell’istituto. A darne notizia la Segreteria Generale della UIL PA Penitenziari.

L’episodio si è verificato nella sezione 41-bis dove O.U., di 39 anni, doveva sottoporsi all’esame del Consiglio di Disciplina per essere giudicato per le intemperanze e le violenze perpetrate il 6 aprile scorso, quando aggredì e ferì 6 agenti penitenziari e il medico del carcere parmense.

Il Vice Comandante ha dovuto ricorrere a cure ospedaliere per una ferita lacero contusa all’altezza del mento, mentre il Direttore ha riportato solo lievi contusioni causa i calci ricevuti.

Dal sindacato fanno sapere che la richiesta di immediato trasferimento del detenuto ad altra sede formulata , dopo i fatti del 6 aprile, è stata rigettata dal competente Ufficio del DAP ( Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria).

Il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari, Eugenio SARNO, non manca di esprimere la vicinanza del sindacato ai due feriti ma a tutto il personale penitenziario

“Al Vice Comandante ed al Direttore di Parma – dichiara SARNO – giungano i sensi della nostra sincera e viva solidarietà nella speranza che possano al più presto ristabilirsi. Purtroppo la quotidianità delle frontiere penitenziarie è connotata da questi episodi di violenza che vedono vittime designate il personale operante in prima linea. Sarebbe ora che al DAP, ma al Ministero della Giustizia attivassero un vero tavolo di confronto sulle tante criticità che affogano il sistema penitenziario nel mare dell’inefficienza, dell’inciviltà e dell’illegalità. La sconvolgente sequela di suicidi (18 detenuti e due agenti penitenziari dal 1 gennaio ad oggi), l’inverosimile quantità di aggressioni perpetrate in danno del personale penitenziario (74 poliziotti penitenziari, due medici, tre infermieri, due insegnanti), la moltitudine di gesti autolesionistici (circa 1200 dal 1 gennaio), il grave sovrappopolamento (68.000 detenuti a fronte di 43.000 posti disponibili) dovrebbero imporre serie ed approfondite riflessioni e la ricerca di quelle soluzioni possibili che si continua a voler ignorare”.

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