Morte Stefano Cucchi: SAPPE, inchiesta amministrativa accerta assenze di responsabilità del personale penitenziario

polizia-penitenziaria1“La rigorosa inchiesta amministrativa disposta dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Franco Ionta sul decesso di Stefano Cucchi ha escluso responsabilità da parte del Personale di Polizia penitenziaria , in particolare di quello che opera nelle celle detentive del Palazzo di Giustizia a Roma. E’ una notizia importante, che ha confortato la nostra originaria convinzione che a Piazzale Clodio la Polizia Penitenziaria ha lavorato e lavora come sempre nel pieno rispetto delle leggi, con professionalità e senso del dovere. Ora ci aspettiamo che questa notizia di “assenza di responsabilità” da parte della Polizia penitenziaria nel decesso di Stefano Cucchi abbia la massima visibilità mediatica, specie da parte di alcuni organi di informazione che hanno “sbattuto il mostro (ovvero la Polizia Penitenziaria…) in prima pagina” per molti giorni ed hanno associato più o meno velatamente, associano al nostro lavoro i sinonimi inaccettabili di  violenza, indifferenza e cinismo.”

E’ il commento di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa Organizzazione di Categoria, alla notizia che gli esiti dell’inchiesta amministrativa disposta dal Capo del DAP Franco Ionta hanno escluso responsabilità da parte del Personale di Polizia Penitenziaria.

“Gli esiti del’inchiesta amministrativa sono stati trasmessi al Procuratore della Repubblica, sottolinea Capece che aggiunge: “Noi confidiamo che la Magistratura accerti – come sempre con serenità, equilibrio e pieno rispetto dei valori costituzionali – gli elementi di cui è in possesso. Alla luce di ciò, la notizia di oggi è certamente confortante. Ripeto ancora una volta che noi tutti abbiamo il massimo rispetto umano e cristiano per il dolore dei familiari del detenuto Stefano Cucchi, morto nel reparto detentivo dell’Ospedale Pertini di Roma, come lo abbiamo per tutti coloro che hanno perso un proprio caro detenuto. Ma non possiamo accettare una certa (tendenziosa e falsa) rappresentazione del carcere come luogo in cui quotidianamente e sistematicamente avvengono violenze in danno dei detenuti  che traspare da alcune – non tutte, per fortuna – cronache giornalistiche apparse in questi giornali. Non accettiamo che le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria che lavorano, ogni giorno, nelle strutture detentive del Paese con professionalità, zelo e abnegazione vengano rappresentate da certe corrispondenze di stampa che, più o meno velatamente, associano al nostro lavoro i sinonimi inaccettabili di  violenza, indifferenza e cinismo.  Mi aspetto quindi che sia dato alla notizia di oggi che esclude responsabilità da parte del Personale di Polizia penitenziaria nel decesso di Stefano Cucchi adeguato spazio e visibilità sui giornali e sugli organi di informazione, buona parte dei quali troppo frettolosamente hanno  criminalizzato una Istituzione sana come la nostra.”

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