Milano: nuova aggressione in carcere, feriti tre poliziotti penitenziari. Sappe: «sospendere vigilanza dinamica»

Milano, 11 dic – Ancora alta tensione in un carcere della Lombardia. A sole 24 ore dalla violenta aggressione di un detenuto del carcere di Bollate contro un Agente di Polizia Penitenziaria, è nella struttura detentiva di Opera che si è veriicata una nuova violenta aggressione contro tre poliziotti penitenziari da parte di un detenuto straniero che pretendeva di essere messo in isolamento. Tutti i poliziotti sono rimasti feriti: il più grave ha il setto nasale rotto e 25 giorni di prognosi.

Spiega Alfonso Greco, segretario regionale per la Lombardia del SAPPE: «Il detenuto uruguagio, con evidenti problemi psichiatrici, pretendeva ieri di essere messo in isolamento per stare, a suo dire, più tranquillo. Ma è del tutto evidente che il carcere non è un albergo dove si può cambiare stanza quando si vuole. Nonostante i poliziotti di servizio avessero rassicurato il detenuto su un interessamento in tal senso, il detenuto è andato in escandescenza ed ha colpito violentemente prima uno e poi altri due poliziotti penitenziari accorsi. Contiamo un collega colpito al naso con un pugno, un altro col setto nasale rotto ed un terzo con un dito contuso. L’Amministrazione Penitenziaria regionale adotti con tempestività urgenti provvedimenti, dando gli strumenti idonei per difendersi da queste folli violenze».

E’ senza appello la denuncia del SAPPE, per voce del Segretario Generale Donato Capece: «Rivolgo ai nostri Agenti feriti a Opera la solidarietà e la vicinanza del SAPPE ma chiedo cos’altro serva per rendersi conto che il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Lo diciamo da tempo, inascoltati: la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, dall’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, dalla mancanza di personale, dal mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento».

Capece denuncia la correlazione tra aumento degli eventi critici nelle carceri e presenza di detenuti stranieri: «E’ sintomatico che negli ultimi dieci anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni ’90 sono passati oggi ad essere quasi 20.000 rispetto alle oltre 58mila e 100 presenze. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine, come da tempo denuncia il SAPPE, può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l’Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi critici durante la detenzione, come nel caso accaduto a Opera ieri ed a Bollate sabato».

Il SAPPE sollecita infine un intervento urgente delle Istituzioni e del Ministro della Giustizia Andrea Orlando: «Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. Sono state tolte, ovunque, le sentinelle della Polizia Penitenziaria sulle mura di cinta delle carceri, le telecamere ed i sistemi anti intrusione ed anti evasione spesso non funzionano, le aggressioni contro i poliziotti penitenziari sono all’ordine del giorno e questo è gravissimo. I vertici del Ministero della Giustizia devono assumere urgenti e concreti provvedimenti per fronteggiare questa grave emergenza».

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