Marassi : Arrestato un poliziotto penitenziario e rinvenuto un cellulare

marassiRoma, 1 feb – “ L’arresto , ad opera della P.S. , di un Agente scelto della polizia penitenziaria, di origini laziali,  in servizio a Genova  Marassi effettuato  nella tarda serata di ieri sera ci addolora profondamente anche alla luce dei gravi reati cui è imputato.
Pur tuttavia vogliamo esprimere l’auspicio che in sede di giudizio possa dimostrare la sua completa estraneità ai fatti contestatigli”. Questo il commento di Eugenio SARNO all’operazione di polizia che ha portato all’arresto di un agente penitenziario in servizio presso la Casa Circondariale di Genova Marassi , dove sempre nella serata di ieri in una perquisizione straordinaria all’interno delle celle è stato rinvenuto un telefono cellulare. “Personale di polizia penitenziaria – conferma SARNO – ha rinvenuto,  durante una operazione di servizio,  un telefono cellulare occultato all’interno di una cella della seconda sezione di Marassi . Non è chiaro se tra l’arresto del collega e il ritrovamento del telefonino ci sia un nesso diretto. Le circostanze e le voci paiono confermare che tra i due eventi ci sia una correlazione. In ogni modo anche questi due episodi confermano la profonda crisi che investe Genova Marassi. Una crisi che affonda la sue radici nella gestione amministrativa del carcere di Marassi  e, più in generale, nella gestione dell’intero sistema penitenziario ligure. Forse qualche  Dirigente Penitenziario ligure  e  il Dirigente  Generale del Provveditorato dovrebbero prestare  più attenzione e tempo alle difficoltà operative e ai bisogni del personale . Li invitiamo, pertanto, ad impiegare e impegnare le loro capacità alla ricerca di  soluzioni possibili per evitare la caduta verticale nel baratro dell’inefficienza. Troveranno, in tal caso, tutta la nostra disponibilità al confronto e alla costruzione.”

Eugenio SARNO polemizza con toni molto duri con la Direzione di Marassi e con il Provveditore Regionale che, da alcuni giorni,  hanno avviato un procedimento disciplinare nei confronti di un dirigente sindacale della UIL,  accusato di aver abusato della sua posizione di sindacalista per diffondere notizie di eventi registratisi all’interno del penitenziario genovese.

“La UIL Penitenziari non rinuncerà, mai,  all’impegno di informare tempestivamente di quanto accade nelle carceri, per noi è un dovere morale e civico. Mentre  i predetti funzionari hanno ritenuto  di  aver rilevato  in tale attività  una  violazione disciplinare, noi possiamo solo prendere atto  che il  Capo del DAP, recentemente, ha manifestamente ed incondizionatamente aperto  le porte delle carceri all’informazione. Quindi di quali violazioni si parla? Forse è il caso di parlare di intimidazione e soppressione della libertà di pensiero e comunicazione. Purtroppo quando ci si vuole chiudere ed isolare nei fortini del potere il rischio è di perdere di vista l’attualità, oltre che  al buon senso . Se il caso non rientra in tempi brevi,  non mancheremo di investire direttamente  lo stesso Capo del DAP perché possa, competentemente,  pronunciarsi”.

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