Emergenza carceri, SAPPE al ministro Severino: “minimale” impatto delle riforme del governo Monti

carcere-affollatoRoma, 27 feb – «Il sovraffollamento è davvero la grave ombra che grava sulle carceri italiane, come ha detto oggi la Ministro della Giustizia Paola Severino a Palermo, ma altrettanto vero è che le soluzioni della Guardasigilli e del Governo tecnico per contrastare la grave emergenza penitenziaria sono risultate inefficaci; sono ormai più di tre anni – era il 13 gennaio 2010 – da quando il fu Governo Berlusconi decretò ufficialmente lo stato di emergenza nazionale conseguente all’eccessivo affollamento degli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale e la situazione. Anche il cambio di Esecutivo e la guida di Mario Monti non hanno cambiato lo stato delle cose. Anzi, sono peggiorate: dai 64.791 detenuti che c’erano nelle 206 carceri del Paese il 31 dicembre 2009 siamo arrivati a contare 65.905 presenze il 31 gennaio 2013, rispetto ad una capienza regolamentare di poco superiore a 43mila posti letto. Abbiamo più del 39% dei detenuti in attesa di un giudizio, 24mila stranieri in cella, un detenuto su 3 tossicodipendente, il lavoro penitenziario che è un miraggio perché lavorano pochissimi detenuti e 6.000 poliziotti in meno negli organici. E stare chiusi in cella 20/22 ore al giorno, senza far nulla, nell’ozio e nell’apatia, alimenta una tensione detentiva nelle sovraffollate celle italiane fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni che genera condizioni di lavoro dure, difficili e stressanti per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Che impatto hanno avuto le riforme della Severino? Anche la scelta dei “tecnici” per la guida dell’Amministrazione Penitenziaria – il Capo ed il vice Capo Giovanni Tamburino e Luigi Pagano – è risultata fallimentare ed incapace di risolvere i problemi».

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, commentando le dichiarazioni rilasciate oggi a Palermo dalla Ministro della Giustizia.

«Le carceri restano invivibili – prosegue Capece – per chi è detenuto e per chi ci lavora. E la vigilanza dinamica dei penitenziari voluta da Giovanni Tamburino, Capo dell’Amministrazione Penitenziaria, per alleggerire l’emergenza carceraria è una chimera. Pensare a un regime penitenziario aperto; a sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria, relegata ad un servizio di vigilanza dinamica che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapito della sicurezza e mantenendo il reato penale della “colpa del custode”; ebbene, tutto questo è fumo negli occhi. Quel che serve sono vere riforme strutturali sull’esecuzione della pena, che mi auguro il nuovo Parlamento ed il nuovo Esecutivo vorranno fare con urgenza: riforme che non vennero fatte con l’indulto del 2006, che si rilevò un provvedimento tampone inefficace a risolvere i problemi».

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