Carceri, SAPPE: «Su Dl carceri troppe ipocrisie. Evitare automatismi e favorire lavoro in carcere»

polizia-penitenziariaRoma, 5 ago – «L’esame del Dl carceri dovrebbe, ad avviso del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, partire da alcuni punti fermi: favorire l’obbligatorietà del lavoro in carcere, le espulsioni dei condannati stranieri per far scontare loro la pena nei penitenziari dei Paesi di provenienza, accelerare i tempi dei processi e diminuire i tempi della custodia cautelare in carcere. Ed anche agevolare strutture sociosanitarie per permettere di scontare la pena, in luoghi differenti dai penitenziari; potenziare i posti disponibili per persone affette da disturbi psichici in comunità terapeutiche o a doppia diagnosi e il ricovero diretto, in comunità terapeutiche, per i tossicodipendenti. Va sempre garantito, però, il diritto dei cittadini onesti ad avere città più sicure, assicurando la giusta punizione per coloro che commettono reati».

A dichiararlo è Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, commentando l’esame alla Camera dei Deputati del Dl carceri.

Per Capece, se la politica volesse intervenire concretamente sui problemi penitenziari potrebbe farlo con 3 provvedimenti concreti: «Processi più rapidi, espulsione dei detenuti extracomunitari per far scontare loro la pena nel paese di provenienza e soprattutto far scontare la pena ai tossicodipendenti in una comunità di recupero – conclude –».

«E’ ovvio che se, come oggi, i detenuti stanno 20 ore in cella, questo alimenta tensioni. Dovrebbero lavorare, ma ci vuole una legge apposita e la volontà politica per farla, che nel nostro Paese non c’è. In Germania è così. Lavorano con soddisfazione perché stare fuori dalla cella dà senso di serenità ed è diverso che stare 20 ore rinchiusi senza fare nulla, alternandosi tra chi sta seduto e in piedi per mancanza di spazio. Questo acuisce la tensione, quindi aggressioni e tentati suicidi. Ma la relazione sul lavoro in carcere recentemente presentata in Parlamento dal Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Tamburino attesta ben altra realtà, con pochissimi detenuti che lavorano. E anche su questo il Capo DAP dovrebbe assumersi le proprie responsabilità, rimettendo l’incarico che ricopre nelle mani del Ministro della Giustizia».

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