Carceri: SAPPE, aggressione a poliziotto nel penitenziario di Pisa

carcere-pisaRoma, 1 nov – «Ieri un detenuto ha aggredito improvvisamente un agente della polizia penitenziaria, che ha riportato varie contusioni con una prognosi di 7 giorni».

E’ la denuncia di Donato Capece, segretario generale del SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che spiega: «Il detenuto, in carcere per i reati di lesioni aggravate, rapina e truffa e con fine pena agosto 2014, voleva entrare in una sezione detentiva che non era la sua ed al giusto diniego del poliziotto l’ha colpito con violenza».

«Da mesi il SAPPE – prosegue la nota -, sta denunciando con una serie di comunicazioni alla direzione del carcere di Pisa e al Provveditore regionale, il grave stato di degrado in cui versa il penitenziario, che non consente più ai poliziotti penitenziari di poter effettuare la propria attività lavorativa in condizioni serene». Ma «le preoccupazioni del SAPPE sono sempre state ignorate e respinte – sottolinea Capece – nonostante i livelli di sicurezza si sia ridotto in maniera paurosa».

«A questo punto – prosegue il segretario generale del SAPPE – per riportare la legalità nel carcere pisano ormai allo sbando, è necessario l’intervento urgente dell’Amministrazione regionale e nazionale con uomini e mezzi che riportino la situazione sotto controllo», perchè «il clima è molto preoccupante e drammatico».

«E’ inaccettabile che tutti giorni dell’anno in uno o più Istituti Penitenziari italiani si debba fare la conta dei feriti tra le fila della Polizia Penitenziaria per sedare situazioni analoghe come risse, rivolte, evasioni, tentativi di evasioni, aggressioni. La Polizia Penitenziaria non è carne da macello. Non è più possibile tollerare violenze come quelle di Pisa. Il Corpo della Polizia Penitenziaria – conclude Capece – non può e non deve essere la cavia di una Amministrazione costantemente assente: non è assolutamente ammissibile. E’ ora che le coscienze di chi ha l’autorità e l’obbligo istituzionale prima ancora che morale si sveglino: non vogliamo più essere considerati “carne da macello” ma, ribadiamo, esseri umani al servizio dei cittadini onesti e dello Stato, Chi difende i difensori?»

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