Carceri: SAPPE, 20mila detenuti con patologie psichiatriche

carcere_0Allarme dopo l’incendio appiccato a Genova da un recluso con problemi psichici. Roma. 5 ago – “Su quasi 70mila persone recluse nelle carceri italiane, sono 20mila l’anno, secondo calcoli per difetto, i casi di patologie psichiatriche: psicosi, depressione, disturbi bipolari e di ansia severi sono la norma nel 40% dei casi, a cui vanno aggiunti i disturbi di personalità borderline e antisociale”.

Lo ricorda Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), all’indomani dell’incendio appiccato nel carcere di Genova Marassi da un detenuto con problemi psichici, che ha provocato l’intossicazione di 10 agenti penitenziari.

“Anche questo grave fatto che vede coinvolto un detenuto affetto da problemi psichici – commenta Martinelli in una nota – deve fare seriamente riflettere. Troppo semplice dire chiudiamo gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, come ha fatto il precedente Parlamento. E poi?”, si chiede il sindacalista. “Quel che serve per questi detenuti sono strutture di reclusione con una progettualità tale da garantire l’assistenza ai malati e la sicurezza degli operatori. Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari hanno risentito nel tempo dei molti tagli ai loro bilanci. Ma colpevole è anche una diffusa e radicata indifferenza della politica verso questa grave specificità penitenziaria, confermata dall’incapacità di superare davvero gli Opg, come peraltro conferma il rinvio al 1 aprile 2014 rispetto alla data fissata per legge del 31 marzo 2013”.

“Se i politici, a tutti i livelli, invece delle solite passerelle a cui si accompagnavano puntualmente anatemi e demagogie quanto estemporanee soluzioni – prosegue – si fossero fatti carico del loro ruolo istituzionale, avrebbero per tempo messo le strutture psichiatriche nelle condizioni di poter svolgere al meglio il loro lavoro, poichè le condizioni disumane in cui versano gli Opg sono il frutto di una voluta indifferenza della società civile, dei politici, ma soprattutto dei vertici dell’Amministrazione penitenziaria”.

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